BOSCO MARENGO – Cascina Saetta, il primo bene confiscato alle mafie in provincia di Alessandria è pronto a sperimentare l’acquaponica. A frazione Donna, a Bosco Marengo, sorgeranno  degli impianti che permettono di allevare pesci, filtrare dagli scarti l’acqua delle vasche e utilizzarla poi per coltivare ortaggi. Una tipologia di allevamento mista ad agricoltura sostenibile, ha spiegato Carlo Piccini, referente provinciale di Libera, già sperimentata in altre parti del mondo e che la Fao ha in particolare sostenuto a Gaza, finanziando un centinaio di questi impianti “a bassissimo consumo ma a grande produttività”.Vedremo se funzionerà anche alle nostre latitudini” ha aggiunto il referente di Libera. Quello avviato dall’Associazione Parcival grazie al sostegno della Fondazione Social è infatti “un progetto pilota” ma l’obiettivo è di far partire anche corsi di formazione professionale, magari rivolti a disoccupati o persone affette da disabilità interessati a sperimentare  questo settore, e creare così possibili sbocchi lavorativi. Le attrezzature verranno intanto installate a primavera e poi si avvierà il primo ciclo produttivo.”Per valutare un eventuale sviluppo anche commerciale dovremo aspettare circa 20 mesi – ha aggiunto Piccini – Queste sono nuove tecnologie ancora da testare, ma come Libera siamo convinti che l’evoluzione tecnologica e l’impegno sociale siano il futuro“. Con questo progetto, il cammino di Libera per restituire alla collettività un bene della mafia vede quindi  finalmente il traguardo. Quella che oggi è una cascina intitolata alla memoria di Antonino Saetta, il giudice che iniziò la sua carriera come pretore ad Acqui e venne poi ucciso dalla mafia insieme al figlio nel 1988, fino al 2005 era il covo di un boss del clan gelese che gestiva il traffico di droga e prostitute a Genova ma che a Bosco Marengo nascondeva “armi e latitanti” ha ricordato Piccini. Una volta sequestrato il bene è rimasto poi nella disponibilità del Demanio e solo nel 2010 è passato al Comune di Bosco Marengo. Gli anni trascorsi hanno però indebolito la struttura originaria che, alla fine, è stata abbattuta. “Proprio per questo motivo non eravamo riusciti a concretizzare il progetto della Cooperativa Senape di trasformare Cascina Saetta in un allevamento di quaglie“. Nel novembre del 2014 è poi arrivata la tanto attesa delega all’associazione Parcival e sono iniziati i lavori per ripulire l’area dalle macerie, realizzare una tensostruttura e nuovi servizi igienici. “Anche se la casa originale non c’è più, Cascina Saetta ha un forte valore simbolico e grandi potenzialità di sviluppo” ha aggiunto Piccini che insieme all’associazione Libera accompagna periodicamente scolaresche e gruppi scout a frazione Donna per raccontare la storia di questo bene e soprattutto come la criminalità organizzata si muova anche nel Nord Italia e nella nostra provincia.

Una visita che verrà ripetuta anche il prossimo 7 marzo in occasione dell’Open Day sui beni confiscati alla criminalità organizzato nell’ambito delle iniziative nazionali per i 20 anni dall’approvazione della legge n. 109. Uno dei “Cento passi” che anche Libera Alessandria sta muovendo in vista della “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie” del 21 marzo. Un ricco calendario di eventi che mercoledì 17 febbraio porterà i referenti provinciali di Libera a confrontarsi con gli studenti del Liceo Saluzzo-Plana di Alessandria sul tema “Mafie al Nord, dall’infiltrazione al radicamento” e poi il 25 febbraio a partecipare alla tavola rotonda, in collaborazione il Presidio ”Anna Pace” di Libera Alessandria, “Crisi, usura ed azzardo patologico. Istituzioni e associazioni insieme per una risposta efficace” in programma dalle 14.30 nella sede della Camera di Commercio di Alessandria, in via Vochieri. Per il calendario completo degli appuntamenti potete cliccare QUI. 

Tatiana Gagliano