Nella foto in copertina il Dirigente della Squadra Mobile Marco Poggi e il portavoce della Questura Antonio Natale

ALESSANDRIA –  Le reclutavano nei villaggi della Nigeria e per vincolarle al loro volere le sottoponevano a riti “voodoo”. Le credenze religiose, insieme alle percosse e alla minaccia di ritorsioni anche nei confronti dei famigliari rimasti in Nigeria, tenevano legate le giovani ragazze ai loro sfruttatori che le costringevano a prostituirsi per ripagare il debito contratto per arrivare in Italia. Cifre che partivano dai 25 mila euro, cui venivano aggiunti i costi per vitto, alloggio, vestiti. Un debito di fatto inestinguibile. Continua dopo il banner

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Lucky Ogunsuyi di 35 anni e la compagna Happy Osemweingie di 27, chiedevano 750 euro a settimana ad almeno quattro ragazze. Le giovani, tra i 20 e 25 anni, erano così obbligate a vendere il loro corpo sulle strade di Alessandria, Torino e Novara. Con la complicità di altri connazionali, la coppia di nigeriani aveva dato vita a un vero e proprio business che fruttava decina di migliaia di euro sulla pelle di giovani donne, in alcuni casi arrivate in Italia con la speranza di crearsi un futuro diverso e aiutare la famiglia.

In base a quanto accertato dagli uomini della Squadra Mobile di Alessandria, diretti da Marco Poggi, da Alessandria la coppia di nigeriani contribuiva a gestire e alimentare il traffico di prostitute. Le giovani venivano prelevate appena sbarcate in Italia dalle coste dalla Libia e poi “smistante” nelle strade delle maggiori città del Piemonte.

La triste realtà delle ragazze è emersa nei mesi scorsi grazie alla segnalazione dell’associazione “Piam onlus” di Asti. Alcune operatrici che si occupano di integrazione di migranti erano riuscite a convincere una ragazza ricoverata in ospedale a confidarsi. A loro la giovane aveva raccontato chi era quell’uomo che andava a trovarla, ogni volta causandole una forte agitazione. Non un parente o un amico ma Lucky Ogunsuyi, il suo sfruttatore, che a ogni visita ricordava alla ragazza il debito ancora da saldare. Terrorizzata da quell’uomo, e anche dal vincolo creato dal rito, la giovane davanti alla Polizia si era trincerata in un silenzio colmo di paura. Gli agenti della Squadra Mobile, però, non hanno desistito.

Grazie al coraggioso racconto di un’altra giovane, nell’ultimo periodo costretta a prostituirsi a Novara, la Polizia ha ricostruito la drammatica vita di quelle ragazze, portate vie dai loro villaggi e tenute per giorni senza cibo in un campo sulle coste della Libia in attesa dell’imbarcazione per arrivare in Italia.

Ad Alessandria la Squadra Mobile ha così iniziato a monitorare ogni movimento della coppia di sfruttatori. Lui, con un permesso di soggiorno per motivi umanitari in corso di rinnovo, reclutava le ragazze e teneva anche i rapporti con i complici in Nigeria. La compagna, con una richiesta di asilo in fase di valutazione, insegnava invece “il mestiere” alle ragazze. Dal loro alloggio in centro ad Alessandria, entrambi controllavano ogni minuto della vita delle giovani, presentandosi in strada e tempestandole di minacciose telefonate. Negli ultimi giorni, però, i due devono aver iniziato a sentire addosso gli occhi della Polizia. Temendo una fuga, la Squadra Mobile sabato ha così fatto scattare il blitz e sottoposto la coppia a fermo  per sfruttamento della prostituzione e Lucky Ogunsuyi anche per il reclutamento delle ragazze.