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CASALE MONFERRATO – Afeva, Cgil, Cisl e Uil hanno sollecitato un incontro per risolvere il problema della carenza d’organico all’Ufim. Come sottolineato dall’Associazione famigliari e vittime dell’amianto e dalle tre sigle sindacali, l’Unità funzionale interaziendale mesotelioma diretta dalla dott.ssa Federica Grosso è diventata un centro di riferimento per la cura e lo studio della malattia.

Le difficoltà riscontrate nel sostituire l’oncologa dell’Ufim, in maternità, hanno però mandato in affanno la struttura. Due bandi, infatti, sono andati a vuoto e nel frattempo l’Ufim è stata costretta a rifiutare nuovi pazienti di altre province. Da gennaio ad agosto di quest’anno 225 pazienti sono stati presi in carico dall’Unità mesotelioma e la maggior parte sono oggetto di studi, tra cui 5 protocolli sperimentali “che peraltro comportano riconoscimenti economici all’Azienda Ospedaliera” hanno ricordato Afeva, Cgil, Cisl e Uil.

Nello stesso periodo, hanno aggiunto, sono stati diagnosticati 60 nuovi casi, sono state effettuate 44 consulenze e 1720 visite, di cui 1.120 ad Alessandria e 600 a Casale.

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Nella lettera inviata alla Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera e dell’Asl di Alessandria, all’Assessorato Regionale alla Sanità, al Presidente Comitato Strategico Centro Regionale Amianto, ai vertici dell’Ufim e al Coordinatore Scientifico Progetto Ricerca Mesotelioma, l’Afeva insieme a Cgil, Cisl e Uil  sottolinea quindi l’urgenza di “interventi coordinati delle strutture sanitarie a cui si rifà l’Ufim – Asl Al e l’Azienda Ospedaliera di Alessandria, per supplire alle crescenti e dannose difficoltà dovute alla carenza di personale, fino alla attesa sostituzione e comunque fino alla stabilizzazione e pieno riconoscimento di tipo strutturale dell’Ufim”. In questo senso, a luglio, era stato assunto “unitariamente l’impegno dal Comitato strategico del Centro Regionale Amianto” che ora l’Associazione famigliari e vittime dell’amianto e i sindacati auspicano “si concretizzi con provvedimenti definitivi e nel più breve periodo da parte delle competenti autorità sanitarie”.