ALESSANDRIA – Il camper della Polizia di Stato contro la violenza di genere torna ad Alessandria. La postazione mobile giovedì 15 febbraio, a partire dalle 8 del mattino, sarà in piazza Garibaldi per fornire informazioni e accogliere in un ambiente protetto tutti coloro che vorranno denunciare episodi di violenza. Dopo la tappa in Piazzetta della Lega in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il personale della Squadra Mobile, della Divisione Anticrimine e dell’Ufficio denunce della Questura di Alessandria anche in piazza Garibaldi sarà affiancato dalle operatrici del centro antiviolenza “Me.dea” e del Cissaca, il Consorzio dei Servizi Sociali dell’Alessandrino. Continua dopo il banner

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Il camper contro la violenza di genere da luglio del 2016 ha toccato 22 province italiane e ha permesso di contattare oltre 18.600 persone, in maggioranza donne, diffondendo informazioni sugli strumenti di tutela e d’intervento su situazioni di violenza e stalking che diversamente sarebbero potute rimanere ingabbiate nel dolore domestico.

In media, ogni tre giorni e mezzo una donna viene uccisa da un compagno, un ex o un famigliare. Ogni giorno, poi, registrano 23 atti persecutori, 28 maltrattamenti, 16 episodi di percosse, 9 di violenze sessuali sempre a danno di donne.

La rilevata flessione negli ultimi anni dei delitti tipici (dai femminicidi, alle violenze sessuali, dai maltrattamenti in famiglia agli atti persecutori) non ferma l’impegno di prevenzione: non solo perché il numero assoluto delle vittime continua ad essere preoccupante, ma perché l’esperienza di polizia e delle associazioni da tanti anni impegnate su questi temi mostra l’esistenza di un “sommerso” che troppo spesso non si traduce in denuncia. Un quotidiano fatto di attenzioni morbose, di comportamenti aggressivi e intimidatori che vengono letti come espressione di un amore appassionato e di una gelosia innocua, anche da madri, sorelle e amiche, ma che è spesso il triste copione di un crescendo di violenza che si alimenta con l’isolamento.

Oltre alla tutela offerta dalla legge, che va dagli strumenti dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, dell’ammonimento del Questore nei casi di violenza domestica, al divieto di avvicinamento fino ai domiciliari e al carcere per i casi più gravi, la battaglia più importante si gioca sul campo della prevenzione in cui la Polizia di Stato è impegnata, non solo nel contribuire attraverso l’informazione al superamento di una mentalità di sopraffazione, ma a fare da sentinella per intercettare prima possibile comportamenti violenti e intimidatori.

In questa prospettiva si muove l’adozione del protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Agite) da parte di tutte le Questure d’Italia. Protocollo innovativo che consente agli equipaggi di Polizia, chiamati dalle sale operative ad intervenire su casi di violenza domestica, di verificare tempestivamente l’esistenza di altri episodi nello stesso ambito familiare. Tutto questo attraverso una procedura che prevede l’attivazione di modalità di intervento uniformi c.d. processing cards, sia per gli operatori di volante che per quelli del Numero Unico Europeo di soccorso 112, la successiva compilazione di una check-list, e una descrizione dell’avvenimento da riportare nelle banche dati delle forze dell’ordine per l’immediata, futura, consultazione.   La stesura delle check-list, finalizzate a cristallizzare l’avvenimento, anche in assenza di formali denunce, spesso impedite dalla paura di ancor più gravi ritorsioni, consente di tracciare situazioni di disagio con l’obiettivo di tenerle costantemente sotto controllo e procedere all’arresto nei casi di violenza reiterate.