Autore Redazione
venerdì
11 Aprile 2014
00:00
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Cronaca - Alessandria

Processo Fabbio Vandone e Ravazzano: la battaglia tra accusa e difesa ora si sposta sui numeri

Processo Fabbio Vandone e Ravazzano: la battaglia tra accusa e difesa ora si sposta sui numeri

Sarà battaglia sui numeri nella prossima udienza del processo penale a carico di Piercarlo Fabbio, Luciano Vandone e Carlo Alberto Ravazzano per falso, truffa e abuso d’ufficio. A sedersi di fronte al Collegio, l’8 maggio, saranno infatti i periti di accusa e difesa. Un nuovo esame in contraddittorio per fare chiarezza sulla discrepanza di cifre, emersa dopo la testimonianza del perito della difesa Vandone. Alberto Matteazzi, carriera da revisore dei conti in una ventina di Comuni dell’area vicentina, giovedì ha messo in discussione sia l’obiettivo programmatico per il rispetto del patto di stabilità 2010, sia le risultanze finali della perizia dei consulenti dell’accusa, il dottore Carmine Di Russo e la dottoressa Elena Brunetto. Contestata la ricostruzione di una parte delle entrate e delle spese del rendiconto 2010 di Palazzo Rosso, secondo il Pubblico Ministero, Riccardo Ghio, modificato proprio per rientrare nel patto, il perito della difesa ha ridotto di circa 13 milioni di euro la distanza dall’obiettivo 2010 dell’Ente. Rispetto ai -23 milioni calcolati dai consulenti del Pm, il perito della difesa è infatti sceso fino a -9,7 milioni. Uno scostamento, hanno puntualizzato i difensori, oltretutto emerso rispetto a un obiettivo assunto dall’accusa “in maniera acritica“. Il primo “dubbio” sollevato giovedì da Matteazzi ha infatti riguardato la cifra limite di -377.000 euro per rimanere all’interno del patto. Un numero, ha chiosato il perito, ricavato senza aver prima verificato i documenti contabili di Palazzo Rosso relativi al triennio 2003/2005. Proprio da alcune poste di quei bilanci partiva infatti il complicato calcolo per ottenere la ‘cifra obiettivo’ del patto. Se davvero “slittamenti” e “scorrimenti” di spese erano “una prassi consolidata” all’interno del Comune, ha spiegato il perito, allora anche i bilanci 2003/2005 avrebbero potuto aver bisogno di “rettifiche” e “correzioni“. Diversi valori all’interno di quei documenti contabili, applicata la formula del patto, avrebbero infatti potuto fissare un diverso obiettivo, ha chiosato Matteazzi. Rimasti a Palazzo Rosso i bilanci 2003/2005, il perito della difesa ha quindi deciso di analizzare le singole poste oggetto dell’esame dei consulenti dell’accusa. Seguito lo stesso iter, Matteazzi, voce dopo voce, ha ad esempio rimpolpato quasi tutti gli 8 milioni di euro di entrate, ‘sgonfiate’ invece dai periti del Pm. Tra queste poste, gli oltre 2 milioni di euro sulla gestione del Conservatorio. Una somma in passato oggetto anche di una querelle tra Palazzo Rosso e Palazzo Ghilini e secondo l’accusa una “duplicazione” di una partita già accertata in un bilancio precedente. Una sforbiciata che non ha trovato d’accordo il perito della difesa, convinto che sia invece fatta “confusione” sulle causali di due distinte poste, in un caso rimborso rate mutui, nell’altro spese per la manutenzione del Conservatorio. Discrepanze tra le due perizie sono inoltre emerse nell’analisi dei circa 2,6 milioni di euro di entrate riferite a multe comminate, anni prima del 2010, dalla Polizia Municipale di Alessandria. Somme secondo l’accusa iscritte a bilancio senza alcun titolo giustificativo e invece legittime per il consulente della difesa. A dimostrarlo, ha spiegato Matteazzi, una comunicazione inviata dall’allora Dirigente della Polizia Municipale, Pier Giuseppe Rossi e la determina di affidamento dell’incarico per la riscossione di una parte delle sanzioni a uno studio legale di Chiavari. Conclusioni differenti tra accusa e difesa sono poi emerse anche in merito alle spese del consuntivo 2010 di Palazzo Rosso, tra cui anche i trasferimenti per il Cissaca. Somme, secondo il perito della difesa, per cui mancherebbe la”certezza del quantum dell’impegno“. L’aver stipulato una convenzione con altri 20 Comuni, in cui proprio Alessandria “faceva la parte del leone” come sottolineato dal Pm, secondo il perito della difesa non basterebbe a determinare l’entità dei trasferimenti annuali a carico dell’amministrazione. Anche se l’impegno c’era, ha chiosato il perito, non aver liquidato “nulla” al consorzio dei servizi sociali nel 2010 avrebbe reso “indeterminato” il contributo a carico del Comune. Nette divergenze nell’interpretazione delle poste, quindi, che come sottolineato dai difensori dell’ex assessore Luciano Vandone, gli avvocati Marco Conti e Marco Paneri, hanno portato a scostamenti “decisivi” rispetto alla distanza dall’obiettivo del patto di stabilità e di cui il Collegio, hanno chiosato, “deve necessariamente tenere conto”. Da qui, quindi, la decisione dei giudici di mettere faccia a faccia i periti durante la prossima udienza di maggio.

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