Rocchino Muliere Pernigotti

NOVI LIGURE – Ha già superato le 2000 firme la petizione lanciata su change.org per salvare la Pernigotti di Novi Ligure. Lanciata con l’hashtag #savepernigotti è indirizzata al Vicepresidente del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio e mira a non perdere “un marchio storico che come altri non dobbiamo perdere“.

La petizione è partita mercoledì sera e in poche ore ha già raccolto l’adesione di molti cittadini e si aggiunge alla ampia schiera di chi è al fianco dei dipendenti novesi.

Prosegue infatti il sostegno politico in difesa dello stabilimento novese, a partire dal sindaco, Rocchino Muliere, ritratto con un gianduiotto Pernigotti in primo piano per arrivare a quasi tutti gli schieramenti politici. Riccardo Molinari, Capogruppo della Lega alla Camera, ha spiegato che i lavoratori non verranno lasciati soli. Il Movimento 5 stelle ha dichiarato che non farà “nessuno sconto” sulla vicenda, “un danno incommensurabile per il territorio alessandrino“. “La scelta di chiudere lo stabilimento produttivo di Novi Ligure – ha spiegato l’europarlamentare Tiziana Beghin è la decisione economica di una società privata che il Governo non può impedire, ma le colpe vanno rintracciate tra chi, negli ultimi anni, ha permesso la svendita di innumerevoli imprese storiche italiane, consegnandole nelle mani di chi pensa solo al profitto, senza rispetto per tradizioni centenarie e per i posti di lavoro. Nonostante le rassicurazioni della proprietà turca, che ha annunciato di voler mantenere la produzione in Italia, noi preferiamo usare la massima cautela e seguiremo con grande attenzione l’evolversi della situazione perché, come annunciato dal ministro Di Maio, se un’azienda ha ricevuto contributi pubblici deve restituirli in caso di delocalizzazione. Per questo ho inviato una interrogazione urgente alla Commissione Europea, chiedendo se Pernigotti abbia ricevuto fondi europei da quando è stata acquisita dalla nuova proprietà turca. Ma non solo. Negli ultimi dieci anni la Turchia ha ricevuto più di 10 miliardi di euro di fondi europei: per questo ho chiesto se il gruppo turco che ha acquistato Pernigotti abbia beneficiato di questi fondi in Turchia agevolando così la possibile delocalizzazione. Non sappiamo ancora se questo sia il caso, ma se così fosse chiederemo alla proprietà turca di restituire all’Italia e all’Europa i contributi ricevuti. E non faremo sconti.”

Il Presidente della Provincia, Gianfranco Baldi, auspica invece “un intervento unitario per scongiurare la chiusura dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure”. “La Provincia di Alessandria è vicina ai lavoratori della Pernigotti e faremo quanto in nostro potere affinché l’azienda rivaluti la chiusura. In questo senso il 15 novembre, in occasione della prima adunanza del nuovo Consiglio Provinciale, sarà presentato un ordine del giorno a sostegno dei lavoratori. Siamo disponbili a costituire un tavolo di confronto con tutte le istituzioni, la proprietà, le maestranze e le sgile sindacali, allo scopo di trovare una soluzione che sia meno impattante possibile sulle famiglie novesi. Auspico anche che vengano assunte iniziative finalizzate alla preservazione del marchio, che è un eccellenza del made in Italy”.

Il consigliere regionale Domenico Ravetti del Partito Democratico ha definito la possibile chiusura della Pernigotti di Novi Ligure “un dramma per i lavoratori e per le loro famiglie e una pesante perdita di un altro marchio rilevante, una delle più importanti e storiche realtà nel settore dolciario del nostro Paese. Per questo ho presentato un documento che sarà discusso e votato in Consiglio Regionale martedì 13; questo atto formale è finalizzato a dare ancora più forza alla Giunta Regionale nel confronto attivato attorno al Tavolo di crisi già convocato presso il competente Ministero. Occorre intervenire per scongiurare la chiusura dello stabilimento e per salvaguardare il più possibile i livelli occupazionali.”

Ferma posizione anche dal consigliere di Forza Italia, Luca Rossi: “La delocalizzazione dell’azienda Pernigotti di Novi non è una storia di ordinaria crisi aziendale; è l’ennesimo esempio di imprenditori stranieri che arrivano in Italia con grandi promesse e poi, acquisito il marchio, salutano il Paese. Lancio un appello affinché la Regione Piemonte convochi i vertici aziendali per tentare di convincerla a non lasciare l’Italia e l’Alessandrino”. Rossi presenterà “una interrogazione urgente per sollecitare la Giunta regionale ad intervenire coinvolgendo anche il ministro del Lavoro che con il decreto Dignitá aveva promesso che non avremmo più visto scippi come quello che sta vivendo la città di Novi con la Pernigotti. Ci sono 200milioni di euro, residui del fallimento del centrosinistra che ha giocato a farsi una banca con i soldi dei contribuenti. Ne metta sul piatto una parte per venire incontro alle esigenze della azienda con misure ad hoc”.