TORTONA – L’improvvisazione ha delle regole precise. Non puoi raccontare una storia che non ti è capitata …o che non ti è entrata dentro

Con questo manifesto poetico Paolo Rossi ha introdotto, sabato 2 febbraio, nel tutto esaurito Teatro Civico di Tortona, “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles. Da Molière a George Best . Quarta stagione completa”, da lui scritto e diretto.

E’ un viaggio onirico, ovvero “la messa in prova” di un sogno fatto in una notte passata a teatro, questo quarto capitolo intorno al pianeta Molière, che prosegue, ma solo idealmente, senza alcun nesso di trama, i precedenti dell’autore-protagonista. Il filo in comune è lo sguardo al passato per vedere il futuro, ma anche l’immaginazione del passato per ricordare il futuro, perché di caos si tratta. Paolo Rossi da subito domina la scena, rompe la quarta parete (con tanto di rumore di vetro infranto) e stabilisce un contatto, quello che serve per comunicare. L’intento dichiarato è l’improvvisazione, un’entropia regolata da un sovrano, appunto lui stesso, il re anarchico che allena alle regole del caos una compagnia sorta dall’inconscio. La meta è Versailles, il centro del potere dove troneggiano i mediocri, ma anche la sede del teatro per eccellenza, da occupare con l’anarchia degli artisti guidati dal loro re. Il viaggio inizia con l’apparizione della nonna morta (una Marianna Folli dalle movenze sgangherate, efficacissima nel giustificare l’improbabile), cui seguono i provini degli aspiranti attori.

L’andamento è multiforme: si passa da citazioni di monologhi dello stesso Paolo Rossi, a “Gli Ipocriti” di Molière in ciociaro (di Caterina Gabanella), al numero pseudo-funambolico che rivela il talento mimico e stralunato di Marco Ripoldi, al fallimentare Don Giovanni napoletano di Renato Avallone. Al centro, a regolare l’irregolabile, sempre Rossi, demiurgo di uno spettacolo in fieri che attinge alla tradizione della commedia dell’arte con i suoi canovacci e i suoi lazzi di repertorio, per ispirarsi infine al genio fantasioso di un calciatore entrato nel mito: George Best. Tra sogno e caos anche la morte, nella forma biancovestita della Llorona (nella tradizione latino americana spettro di donna che piange i figli morti annegati), si unisce alla compagnia. Parla romanesco, questa Llorona, e canta, con la voce splendida di Chiara Tomei, proprio la canzone che porta il suo nome e che fa rabbrividire e danzare.

E’ un varietà, una commedia all’improvviso e una summa di riflessioni sulla realtà, sul sogno e sull’arte, “Il re anarchico”. Si basa su una logica che appare a sorpresa quando lo spettatore ride, ormai preso da meccanismi comici irresistibili, e sulla bravura straordinaria di un cast di ottimi attori e musicisti che attorniano un Paolo Rossi regale. Sulla scena Marco Ripoldi, Renato Avallone, Marianna Folli, Chiara Tomei, Francesca Astrei, Caterina Gabanella, con le musiche dal vivo di Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari.

Dulcis in fundo, il dopo teatro con i protagonisti, a disposizione dei tantissimi spettatori e pronti a svelare che sì, proprio di improvvisazione (difficile e possibile solo con una disciplina ferrea) si tratta. Più che un successo, al Teatro Civico di Tortona, che aggiunge un altro tutto esaurito ad una stagione che non sta sbagliando un colpo.