Carabinieri Gdf Operazione Monopoli II

NOVI LIGURE – Aveva già gli occhi degli inquirenti puntati addosso. Dopo l’arresto del marito, Domenico Dattola, Carmen Domenica Scaffini, 41 anni, ha deciso di “sfidare” Procura e forze di polizia per portare avanti “gli affari di famiglia” a Novi Ligure. Preso il posto del marito, in carcere da inizio dicembre, la donna si era attivata per cercare “compiacenti prestanome” per rilevare altri ristoranti, dopo il sequestro preventivo del “Bunet” e del “Bandiera”, quest’ultimo poi chiuso a fine dicembre proprio perché rimasto in mano alla moglie di Dattola.

La donna, però, ha anche organizzato una spedizione punitiva nei confronti di un ragazzo per recuperare i crediti dello spaccio di droga. Anche Carmen Domenica Scaffini è così finita dietro le sbarre nell’ambito di un nuovo tassello dell’operazione “Monopoli” dei Carabinieri della Compagnia di Novi Ligure, guidati dal Capitano Marzia La Piana e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Alessandria, comandati dal Colonnello Sergio Napoletano.

Insieme alla donna, accusata anche di detenzione di 750 grammi di marijuana ai fini di spaccio, è finito in manette Salvatore Romano, 43 anni, il “braccio” della moglie di Dattola nell’attività di estorsione. Sarà invece costretto a presentarsi tutti i giorni dai Carabinieri di Ovada un ovadese di 21 anni che aveva partecipato, con un ruolo però “marginale“, alle attività  dei due arrestati finalizzate all’estorsione.

Con le ultime ordinanze di custodia cautelare in carcere si chiude il fascicolo dell’operazione “Monopoli” ma non gli accertamenti. L’operazione, hanno spiegato il Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Alessandria, Enrico Cieri, e il Colonnello Michele Angelo Lorusso, Comandante provinciale dei Carabinieri, è “strategica” per comprendere l’effettivo ruolo di Dattola e della sua famiglia e accendere “un faro” sulle attività illecite nel novese. Le “modalità” usate dall’uomo e dai suoi famigliari per portare avanti “gli affari di famiglia” agli occhi di Procura, Carabinieri e Guardia di Finanza stanno “al confine” tra la criminalità ordinaria e quella organizzata e possono forse aiutare a comprendere come si muove il crimine in un territorio al “confine” tra il porto Genova e il resto della provincia di Alessandria.