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RADIO GOLD – Oggi il cibo sta diventando un argomento sempre più centrale tra programmi televisivi, social, ma anche disturbi e approcci sbagliati. Su questo tema si sofferma la riflessione della psicologa Sara Cappelletti nella sua consueta rubrica.

È indubbio che nella nostra società il cibo abbia molti significati, che vanno al di là del semplice atto nutritivo. Riveste infatti significati culturali, sociali, psicologici.
Nei cibi si conserva una parte della cultura di un popolo o di una regione.
Il cibo è un momento di aggregazione, a tavola si svolgono le riunioni di famiglia, gli incontri con amici. Al cibo sono legati momenti di festa, momenti dedicati al dialogo, momenti in cui si dedica attenzione a chi si ama.
Il cibo simboleggia ospitalità ed accoglienza. Anche la sessualità può legarsi al cibo. il cibo poi è fortemente collegato all’affettività. Alle emozioni. Queste non ci stupisce se pensiamo al primo incontro che ognuno sperimenta col cibo, con il latte. Questo incontro è un incontro d’amore, perché soddisfa contemporaneamente il bisogno fisiologico di nutrimento, ma anche il desiderio del bambino di essere amato e desiderato.
Il cibo quindi fin dai primi approcci veicola messaggi affettivi. Anche successivamente nella vita il cibo aggiunge ai nutrienti veri e propri, altri ingredienti di qualità e importanza notevole, che passano attraverso il modo in cui il cibo viene pensato, gli ingredienti utilizzati, l’attenzione e il tempo per cucinare.
Così può capitare che si aumenti (o diminuisca) la quantità di cibo giornaliera quando abbiamo bisogno di conforto. Quando qualcosa non va. Quando alcune emozioni sono intense, difficili da accettare o da sopportare.
Seppure inconsapevolmente, scegliamo cosa mangiare non solo seguendo la soddisfazione del palato ma a seconda del significato del singolo alimento.
Anche il modo in cui il cibo ci è stato somministrato da piccoli (per risolvere capricci, nei momenti di stanchezza o di noia, come premio o punizione….o comunque in situazioni che nulla hanno a che vedere con la reale fame fisiologica) e la qualità delle emozioni sottostanti possono essere importanti.
Si possono avere situazioni in cui mangiare diventa l’unica risposta indiscriminata a difficoltà affettive ed emotive. Il cibo può compensare molte mancanze, e la rabbia, la tristezza, la tensione, la noia ed altre emozioni possono essere confuse con la fame.
Quando gli aspetti emotivi legati al cibo rendono impossibile mantenere una alimentazione equilibrata, ed un peso salutare, occorre un intervento professionale che possa aiutare la persona
La psicoterapia per i disturbi dell’alimentazione e del peso è indubbiamente il trattamento principale e dal quale è difficile prescindere.
La terapia cognitivo comportamentale ha mostrato tassi di efficacia elevatissimi e si è affermata nella comunità scientifica come la strategia di prima scelta nella cura di questi disturbi.

Sara Cappelletti
Psicologa e Psicoterapeuta
Orientamento cognitivo comportamentale
Socia AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso)
Via Messina 23 Alessandria
Tel. 338 9892040
[email protected]
www.psicologia-alessandria.it

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