Federica Grosso
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PROVINCIA – Uno “zainetto” con dei cerotti speciali (vedi foto in basso) per contrastare la diffusione del mesotelioma creando campi elettrici a bassa intensità e frequenza che favoriscono l’azione della chemioterapia. Nei giorni scorsi la responsabile della struttura Mesotelioma dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria Federica Grosso ha presentato alla World Conference on Lung Cancer di Barcellona uno studio su questo metodo per combattere il mal d’amianto.

Secondo Stellar, questo il nome dello studio, la probabilità di risposta è stata del 40% e il beneficio clinico del 97%. La durata media della risposta è stata di circa 6 mesi. La tossicità è stata correlata soprattutto alla chemioterapia e non a questo dispositivo. A maggio la Food and Drug Administration ha approvato questo metodo come dispositivo per uso umanitario. In questo modo si potrà commercializzare senza richiedere ulteriori prove della sua efficacia.

Negli Stati Uniti questo dispositivo già potrà essere prescritto dai radioterapisti per il trattamento dei mesoteliomi con malattia avanzata non operabile. La prossima settimana Federica Grosso presenterà al congresso mondiale di radioterapia Astro i meccanismi d’azione e i risultati dello studio Stellar. Inoltre, martedì la dottoressa Grosso ha illustrato a Casale Monferrato in occasione della European Mineralogical Union School lo stato di avanzamento dei progetti che la struttura sta realizzando.

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Foto di Novocure

Da anni ad Alessandria e Casale da anni c’è un gruppo di persone dedicate che seguono le numerose fasi terapeutiche, coordinandosi tra loro, per fare sì che i pazienti possano trovare la migliore cura mantenendo la migliore qualità di vita.

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Se a livello nazionale il mesotelioma può definirsi un tumore raro, con una incidenza inferiore a 6 casi ogni 100.000 persone l’anno, purtroppo in provincia di Alessandria la situazione è diametralmente diversa: ogni 12 mesi vengono diagnosticati tra i 50 e i 70 nuovi casi, dei quali il 50% presenta un’esposizione ambientale all’amianto.

L’Azienda Ospedaliera di Alessandria, in collaborazione con gli specialisti dell’Ospedale S. Spirito di Casale, ha maturato una competenza estremamente qualificata e che si colloca all’interno della Infrastruttura della Ricerca Formazione e Innovazione diretta da Antonio Maconi, al centro del progetto di riconoscimento di Irccs sulle patologie ambientali che l’Azienda sta realizzando in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale.

Il dolore, la fatica a respirare, il fiato corto, la perdita di peso, generano uno stato di ansia oltre ad una situazione di profondo disagio psicologico ha sottolineato la stessa dottoressa Federica Grosso “Grazie alla stretta collaborazione con i medici palliativisti interveniamo immediatamente per il controllo dei sintomi attraverso le cure; inoltre grazie alla collaborazione con l’Università di Torino cerchiamo di fornire un intervento tempestivo anche attraverso il supporto psicologico, per dare aiuto al paziente e al suo nucleo famigliare”.

La diagnosi della malattia avviene sempre tramite la biopsia, condotta in corso di pleuroscopia medica o videotoracoscopia chirurgica rispettivamente da Pneumologi e Chirurghi Toracici. Un corretto inquadramento patologico è cruciale per impostare al meglio il percorso del paziente, la diagnosi richiede patologi esperti e si basa a volte sul supporto della biologia molecolare. La diagnosi radiologica viene fatta tramite la Tac di stadiazione, che deve essere eseguita da radiologi esperti che possano valutare l’estensione e quindi lo stadio della malattia e misurarla nei punti giusti, in modo da avere una “fotografia” prima dell’avvio del trattamento. Quando la malattia è limitata e si prevede un intervento, viene effettuata anche una Pet per escludere la presenza di malattia fuori dal torace. I pazienti, poi, vengono inviati ai nostri ambulatori, dove come già detto viene offerta la proposta di supporto psicologico e la visita del palliativista; noi oncologi invece verifichiamo l’impostazione delle terapie più adeguate. È molto importante, in questa patologia soprattutto, che l’assistenza e la ricerca, siano strettamente connesse: oltre il 30% dei nostri pazienti riesce ad entrare in protocolli clinici con farmaci sperimentali. L’obiettivo principale è di rallentare la progressione della malattia o di ridurla mantenendo una buona qualità della vita. Purtroppo solo in pochissimi casi, quasi aneddotici, si riesce a curarla in modo definitivo, ma ci sono molti casi in cui la malattia regredisce e rimane sotto controllo per periodi prolungati. È fondamentale avere nel gruppo un radiologo esperto che applica dei criteri di misurazione specifici per il mesotelioma in maniera affidabile e riproducibile. In alcuni casi in cui la malattia infiltra la parete toracica ed è molto dolorosa e difficile da controllare con i farmaci del dolore si può ricorrere a tecniche locoregionali come la radioterapia o le radiofrequenze mirate a contenere i sintomi”.

I professionisti coinvolti nella cura del paziente sono numerosi e alcuni accompagnano il paziente in ogni fase della malattia: lo pneumologo, il patologo, l’oncologo, il palliativista, lo psicologo, il radioterapista, il chirurgo toracico, il radiologo, il medico di medicina nucleare, l’infermiere, ma anche il datamanager che segue i pazienti in studio.