Quella costante carenza di personale che colpisce gli Ospedali: il caso simbolo della Medicina di Novi
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ALESSANDRIA – La Sanità Pubblica è in affanno. Non è una novità e tantomeno non siamo noi i primi a dirlo. Carenza atavica di personale, strutture fatiscenti o comunque non al passo con i tempi, liste d’attesa per un esame infinite. Gli ospedali italiani fanno fatica a soddisfare la richiesta costante e pressante di una popolazione sempre più longeva ma che proprio per questo necessita di maggiori cure, esami e attenzioni mediche. A questo discorso non sfugge nemmeno il sistema sanità della provincia di Alessandria.

La situazione simbolo, come denunciato in svariate occasione anche dai sindacati, arriva dall’Ospedale di Novi Ligure. “Abbiamo recentemente denunciato la criticità della Medicina del San Giacomo“, ha commentato Alessandro Delfino, Segretario Generale Cisl Alessandria-Asti. Il reparto del nosocomio novese conta 36 posti letto con appena tre infermieri per turno. Il rapporto ottimale dovrebbe essere di otto infermi per un operatore, mentre al San Giacomo è di 12 a uno. Questo, alla lunga, rischia di inficiare la qualità del servizio offerto, con operatori sempre più stanchi e impossibilitati a soddisfare nel migliore dei modi i bisogni di tutti.

Gli eroi di ieri, oggi sono allo stremo. Se è un dato reale l’imminente assunzione di 38 infermieri (su intera ASL, ndr), è altrettanto reale che, ad oggi, a concorso espletato, non vi è ancora una graduatoria del personale OSS, per cui è impossibile assumere. La carenza di questa figura è cronica, non è ipotizzabile proseguire con le attuali risorse“, sottolinea ancora la Cisl FP. Ma di questi 38, sottolineano ancora le parti sociali, difficilmente qualcuno arriverà nel reparto di Medicina. Che al San Giacomo non è l’unico reparto in difficoltà. Anche il Dea (pronto soccorso) “non naviga in buone acque, per non parlare delle sale operatorie dove la carenza di personale è ormai la normalità“. A questo si aggiungono quelle che sono “le dimissioni di un elevato numero di infermieri, destinazione Torino e/o Asti, la mobilità passiva verso altre regioni di personale sanitario ed anche tutto il personale sospeso per non aver completato il ciclo vaccinale anti SARS COV-2“.

A oggi, spiegano ancora i sindacati, non ci sono ancora stati gli inserimento di nuove risorse all’interno delle strutture dell’Azienda. “Tutto questo a 18 giorni dalla partenza delle ferie estive” che di fatto potrebbe creare ulteriori carenze nel personale. “Il Management aziendale ha dato rassicurazioni in tal senso, ci chiediamo a quale prezzo? Allo stato attuale le degenze ed i servizi hanno le dotazioni di personale ridotte numericamente; tutto il personale sanitario è reduce da due lunghi anni di lotta alla pandemia, con richieste costanti di prestazioni aggiuntive e straordinario“. Ma la situazione degli altri presidi è pressoché speculare. “La preoccupazione cresce se si immaginano le possibili soluzioni, immissione di nuova risorsa e in assenza di questo, ulteriore riduzione dei servizi. A tal proposito si rammenta che il Presidio ospedaliero di Casale Monferrato ha già “subito” la chiusura della degenza di Psichiatria (da inizio pandemia) e da marzo 2022 anche del reparto di ORL“.