Autore Redazione
mercoledì
22 Marzo 2017
20:09
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Cronaca

Attacco terroristico nel cuore di Londra: il racconto del nostro inviato

Un'auto ha prima investito diversi passanti sul Westminster Bridge e si è poi lanciata contro il cancello del Parlamento. Un uomo ha accoltellato un poliziotto ed è stato poi colpito a sua volta. Bilancio parziale di quattro morti.
Attacco terroristico nel cuore di Londra: il racconto del nostro inviato

LONDRA – Esattamente un anno dopo l’attacco all’aereoporto di Zaventem, Bruxelles, il terrore colpisce di nuovo l’Europa. Ancora non è chiara la matrice dell’attentato, ma a Londra torna la paura.

In una giornata piovosa, tipicamente inglese, proprio mentre un insolito sole si stava aprendo sul Parlamento, attorno alle 2.40, un’auto sfreccia lungo il Westminster Bridge, il ponte che collega il sud di Londra con Westminster, il Big Ben, e Downing Street sede del governo: insomma il cuore pulsante della capitale britannica.

L’auto esce dalla carreggiata e comincia a investire diversi pedoni. Poi, giunta in prossimità del Big Ben, vira a sinistra e si schianta contro il cancello che delinea il Parlamento. Inizialmente si pensava a due attacchi differenti, ma solo due ore più tardi si è ricostruita la reale dinamica dell’incidente, che non termina qui.

Un uomo, infatti, scende dall’auto e, brandendo un coltello, aggredisce un poliziotto e viene poi raggiunto da tre colpi di alcuni militari arrivati in soccorso. Pochi minuti, ma è quanto basta per scatenare la paura.

I Parlamentari, presenti in aula per le normali sedute, vengono subito raggiunti da decine di uomini delle forze speciali che mettono in sicurezza l’intera zona e scortano via il Primo Ministro Theresa May.

È fuori però che la tragedia continua. Come le prime immagini di Sky News e BBC rivelano, decine di corpi giacciono lungo il marciapiede del Westminster Bridge. Sono le persone travolte dall’auto. Partono i primi soccorsi, portati dai passanti. Poi arrivano decine di ambulanze, le forze speciali e le auto della Polizia Metropolitana. L’area che va da Whitehall fino a Victoria Station ed Embankment viene recintata e ogni passaggio è proibito se non per le persone autorizzate.

L’apparato di sicurezza svolge un lavoro velocissimo ed efficiente: sono ancora vive le profonde ferite lasciate dagli attentati del 2005 e dall’uccisione del poliziotto Lee Rigby nel 2013.

Mentre il mondo guarda attonito, arrivano le prime notizie sulle vittime: una donna è morta, così come il poliziotto accoltellato, uno dei due assalitori e una quarta persona. Ma il bilancio rischia di peggiorare. Tre giovani studenti francesi sono tra i feriti, mentre alcune fonti dell’ospedale di Westminster parlano di persone con “catastrophic injures“, ovvero danni molto gravi. Secondo il the Guardian, invece, uno dei due assalitori sarebbe stato bloccato e medicato dai paramedici sul posto.

Nel momento in cui scriviamo, le notizie vanno e vengono. Quel che è sicuro è che Scotland Yard sta trattando l’episodio come un attacco terroristico, cercando di far luce sulle due persone fino ad ora sospettate. Secondo la BBC, il modus operandi è tipico dei Jihadisti britannici, più propensi ad usare il coltello che le armi da fuoco.

In ogni caso, seguiranno aggiornamenti.

Londra continua a vivere

Ma com’è Londra, dopo questo truce attacco? È difficile spiegarlo. Sulla metro e per le strade sembra vincere un senso di freddezza incomprensibile agli occhi di un Italiano. Si parla poco, come al solito. C’è chi legge il giornale, chi un libro, chi fa il sudoku o gioca al cellulare. Ognuno che va per la sua strada, a finire le proprie faccende. Sembra quasi che Londra sia altrove. Fino a Trafalgar.

È proprio nella storica piazza dedicata all’ammiraglio Nelson che si comincia a scorgere il dramma e la paura. I poliziotti hanno chiuso il traffico alle auto, ma non ai pedoni. Pochi però hanno voglia di andare verso il Parlamento. La larga strada è dominata da un vuoto impensabile, abituata com’è al via vai di auto, mezzi pubblici e turisti.

Alle porte del Parlamento, tutto è sbarrato, più in là non si può andare. Chi sta ai cordoni sono per lo più giornalisti e qualche curioso. Le notizie si rimbalzano di minuto in minuto, ma vige un silenzio assordante. I poliziotti danno informazioni molto gentilmente, tutto sembra essere sotto controllo. Ormai il sole è pronto a tramontare e le nuvole mattutine sono scomparse. Da lontano si vede il luogo dell’attentato. Gli autobus a due piani fermi in mezzo alla strada, le macchine coi lampeggianti, auto blu che sfrecciano a sirene spiegate, la ruota panoramica immobile.

Negli occhi di chi guarda c’è un misto di paura e curiosità. Molti sembrano non crederci: non è possibile che proprio lì, a 100 metri da dove siamo, dove migliaia di turisti vanno tutti i giorni, si sia consumato l’ennesimo attentato. Ma così è stato.

Londra, però, che ha visto di peggio proprio nel 2005, quando quattro attentatori colpirono la città portando via la vita a 52 persone, non ha voluto fermarsi. Quasi a rispondere: non abbiamo paura. E così le vie del centro sono rimaste piene, le linee della metro, affollatissime, han continuato a garantire regolare servizio, i negozi sono rimasti aperti. E forse dietro quella freddezza ai limiti del cinismo, a quegli sguardi assorti nei proprio pensieri, c’è proprio quella voglia: non farsi intimorire, continuare a vivere!

 

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