Autore Redazione
mercoledì
15 Gennaio 2014
00:00
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Politica

Presidio permanente di Castelnuovo denuncia: ‘la bassa Valle Scrivia come Rosarno’

Presidio permanente di Castelnuovo denuncia: ‘la bassa Valle Scrivia come Rosarno’

E’ “tutt’altro che risolta” la vicenda degli ex braccianti dell’azienda agricola Bruno e Mauro Lazzaro di Castelnuovo. A pochi giorni dalla notizia dei sei tirocini professionalizzanti attivati in tre cooperative dell’alessandrino, il ‘Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia’ , realtà autorganizzata costituita da ex braccianti della ditta Lazzaro e persone solidali alla vicenda dei lavoratori marocchini, martedì mattina si è ritrovato di fronte alla Prefettura di Alessandria per snocciolare tutte le questioni ancora aperte, a partire dalle 16 persone ancora oggi in cerca di uno sbocco occupazionale. Senza lavoro da 19 mesi “per aver avuto il coraggio di ribellarsi a condizioni di lavoro ai limiti dello schiavismo” hanno spiegato Antonio Olivieri e Daniela Cauli, molte di queste persone non riescono più a far fronte agli affitti e due loro, una lavoratrice e una famiglia con un bambino di pochi mesi, rischiano di essere sfrattati a fine gennaio. Gli ex braccianti restano inoltre in attesa degli arretrati dovuti dalla ditta Lazzaro e “con vertenze di lavoro partite in grave ritardo” e viste anche “le difficoltà già esistenti per recuperare i 27.000 euro riconosciuti da una causa di lavoro vinta nel 2013”, i tempi, hanno spiegato, si prospettano ancora lunghi. Tutto questo, hanno aggiunto, mentre nei terreni della Lazzaro “continua il raccolto e la vendita di prodotti agricoli” grazie ad alcuni lavoratori indiani di una cooperativa bresciana. All’indirizzo dell’azienda Lazzaro si sarebbe infatti costituita una nuova società, la Castelfresco srl, il cui cda sarebbe presieduto da Paolo Viarenghi “il dirigente dell’associazione agricola Cia che rappresentava la Lazzaro durante gli incontri in Prefettura dell’estate 2012” hanno sottolineato. Dietro alla singola vicenda della Lazzaro, ha aggiunto il ‘Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia’ rimarrebbe inoltre “un quadro preoccupante e fosco” che “troppi non avrebbero voglia di affrontare”. “Riteniamo che ci sia un silenzio pesante  – ha denunciato il Presidio – Non bastano alcuni assunzioni e qualche pratica assistenzialista per risolvere questa vicenda e Istituzioni, politica e sindacati non possono far finta di nulla”. Allo sportello legale del ‘Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia’ continuerebbero ad affluire lavoratori da tutto il tortonese e dalla bassa valle Scrivia per denunciare le stesse condizioni di lavoro degli ex braccianti della Lazzaro e il Presidio starebbe già lavorando a “un libro bianco” sulla situazione bracciantile della zona. “C’è un nodo politico che nessuno vuole affrontare, perché se è vero che vanno avanti le vertenze lavorative, le indagini penali sono state trasferite dalla Procura di Torino ad Alessandria, è innegabile che questa vicenda va al di là del singolo caso della Lazzaro. Questo è un problema che investe tutto il mondo agricolo e, come a Rosarno, Saluzzo e Nardò riguarda l’intera filiera agricola e anche, e soprattutto, la grande distribuzione e il suo rapporto con i produttori”. Una lunga catena in cui l’ultimo anello, il più debole, sarebbe proprio quello dei lavoratori, “e soprattutto i migranti, quelli ‘in nero’ e i clandestini” ha quindi concluso il Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia’

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