ALESSANDRIA –  Unire la filiera dei rifiuti alessandrina attraverso una fusione per incorporazione tra Amag Ambiente e Aral durante una procedura di concordato in continuità. Questo il piano per il salvataggio della partecipata addetta allo smaltimento della spazzatura, annunciato dall’assessore Paolo Borasio nell’ultima Commissione Sicurezza e Ambiente.

Nel corso della discussione le opposizioni hanno espresso la loro perplessità sulla fattibilità di questa ipotesi, che prevede il congelamento per i prossimi tre anni dei più di 4 milioni di crediti vantati dalle aziende Solero Scarl, Koster e EuroImpresa, disposte ad aspettare fino al 2021 prima di essere pagate. I toni si sono alzati sulle responsabilità politiche del passato ma, da tutti i fronti, è comunque emersa la fiducia nell’operato dell’assessore all’Ambiente per cercare di far uscire Aral dalla crisi e preservare i posti di lavoro.

Ad assistere alla seduta gli stessi dipendenti di Aral, le rsu dei sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Ringrazio pubblicamente i lavoratori” ha sottolineato nel suo intervento lo stesso assessore Borasiocapaci di tirare avanti anche senza stipendio e in condizioni difficili”.

Il membro della giunta Cuttica è entrato poi nel dettaglio sul cosiddetto “piano B”, frutto dell’accordo tra l’amministrazione e i tre creditori, Koster, Solero Scarl e EuroImpresa: “Ammetto che all’inizio ero molto diffidente, il loro approccio iniziale non mi era piaciuto. Ma ho comunque voluto tentare. Stiamo parlando di un’ipotesi di continuità aziendale ma mi faceva specie che Amag inizialmente non avrebbe fatto parte della partita. Con l’amministrazione precedente abbiamo condiviso l’obiettivo di unire la filiera rifiuti”.

I tre creditori” ha continuato Borasio “hanno deciso di scommettere su Aral e sulla sua ripresa, accettando quindi di essere pagati tra tre anni. Avvieremo un piano di concordato e già la domanda dello stesso congela subito tutti i pignoramenti. In questo modo Aral avrà i primi fondi per ripartire e fare utili attraverso un porta a porta spinto. In parallelo avrà luogo, come già detto, la fusione per incorporazione con Amag Ambiente. In questo modo la nuova società avrà un bacino di potenziali entrate molto grande. I più di 4 milioni di crediti poi verrebbero pagati dalla vendita del 49% dell’azienda a un forte partner industriale. Come fare con i Comuni di Solero e Quargnento che hanno pignorato? Saranno stabiliti dei contributi erogati da Aral nei loro confronti, senza violare la par condicio verso tutti i creditori. Questo è ovviamente un passaggio delicato ma i tecnici sostengono che sia fattibile. Insomma, riscontriamo una unità di intenti di tutti i soggetti”.

Ci sembra una procedura anomala” ha sottolineato il consigliere del Partito Democratico Enrico Mazzoniquella che l’assessore Borasio ci sta presentando con la stessa sicurezza dell’ipotesi di affitto di ramo d’azienda sul quale il consiglio comunale espresse d’urgenza il suo parere invitando Amag a farsi avanti, una ipotesi alla fine accantonata. Noi avevamo già detto che l’affitto non era percorribile e abbiamo perso un altro mese e mezzo. In ogni caso siamo contenti che l’amministrazione abbia seguito il nostro consiglio di parlare con i creditori, di andare “a vedere le carte”, dopo che gli stessi creditori erano stati insultati in questa aula anche con parole molto dure”.

Ricordo che Amag aveva comunque valutato positivamente l’ipotesi di affitto ma poi ha ritenuto più conveniente accettare questa seconda proposta, ritenuta più consona e economicamente più vantaggiosa” la replica di Borasio.

Occorrerebbe più collaborazione da parte di tutti noi nel supportare il lavoro della maggioranza” ha poi suggerito Vincenzo Demarte, del gruppo Dema “anche l’opposizione dovrebbe farlo, senza accanirsi contro la maggioranza. Ricordo che questa situazione è figlia di responsabilità politiche attribuibili a tutte le forze politiche delle ultime amministrazioni”.

Concordo con Demarte” ha aggiunto Francesco Gentiluomo, del Movimento 5 Stelle “parlo ovviamente di responsabilità politiche ovviamente, risalenti fino a 10 anni fa”.

Non si è fatta attendere l’accorata e stizzita replica di Giorgio Abonante, del Partito Democratico, deciso a distinguere l’operato dell’amministrazione Rossa. “In questa aula del consiglio comunale votammo la ricapitalizzazione di Aral nel 2014 e ci fu chi non disse sì. Parlano gli atti, non si può stravolgere la realtà in questo modo. Ricordo poi che a un anno dall’inchiesta della Procura di Brescia, che ovviamente rispettiamo, non c’è ancora un rinvio a giudizio. Vedremo come andrà a finire. In ogni caso l’attuale amministratore di Aral ha detto che quello che viene contestato non ha comunque comportato alcun danno ambientale. Si chiede al Pd di collaborare? Noi per primi ci siamo astenuti la volta scorsa, non abbiamo votato contro a prescindere. Abbiamo fiducia nell’assessore Borasio ma ciò non toglie che quell’atto non fosse a nostro giudizio corretto. Ricordo che in quest’aula il presidente del Consiglio definì i creditori degli sciacalli. Noi invece siamo stati costruttivi, invocando un dialogo tra loro e l’amministrazione e così è stato”.

Dalla maggioranza parole di assoluto sostegno verso l’amministrazione da parte dei capigruppo di Lega e Forza Italia Pavanello e Sciaudone: “Lasciamo perdere quello che è stato” ha detto l’esponente azzurro “siamo tutti qui per salvare i lavoratori, grazie ai colleghi dell’opposizione per la loro collaborazione.”

“Si tratta di un piano ardito ma che mi trova d’accordo nel suo senso generale” ha aggiunto Pavanello, questa volta molto più accomodante rispetto all’ultima commissione sul tema “anche se non sarà facile tenere tutto in equilibrio. L’importante è comunque tenere alta l’attenzione verso i lavoratori. In passato ogni amministrazione che ha avuto a che fare con Aral è stata in un certo senso tradita dai suoi vertici, sarebbero stati utili maggiori controlli, ognuno si prenda le proprie responsabilità”.

L’appuntamento ora è rimandato a una prossima commissione, alla presenza di tutti gli attori in gioco, da Amag ai creditori, e al successivo consiglio comunale, quando sarà votato l’atto di indirizzo con la nuova proposta.