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ALESSANDRIA – Continua a far discutere la scritta comparsa questa notte davanti alla sede alessandrina di Fratelli d’Italia. L’ex consigliere comunale de “La Destra” Aldo Rovito ha commentato la vicenda evocando, a suo dire, una responsabilità indiretta dell’ex sindaco Rita Rossa. 

“Evidentemente” ha sottolineato Rovito qualche aspirante “eroe” ha pensato bene di rispondere all’appello lanciato qualche giorno fa dalla ex-sindaca e, memore forse del motto “uccidere un fascista non è reato”, col favore della notte, e con ardimentoso sprezzo del pericolo, ha tracciato questa delirante scritta su un marciapiede. Forse la si potrebbe chiudere qui con una risata magari, se non fosse che in troppi ricordiamo quei bui anni ’70, nei quali per la codardia, la connivenza, se non addirittura l’istigazione del potere politico (democristiano) di allora, centinaia e centinaia di episodi di violenza politica si moltiplicarono in ogni parte d’Italia, senza che i responsabili venissero mai neanche cercati (e parlo per esperienza personale). Ma non voglio ripercorrere qui la cronaca di quegli anni che pensavamo tutti poter ricordare solo per esprimere ogni anno il cordoglio per le vittime innocenti. Mi dispiace che il richiamo della foresta in Alessandria sia giunto da persona che ha ricoperto l’importante incarico di sindaco della città, di rappresentante di tutta la comunità alessandrina, dalla quale ci si aspetterebbe atteggiamenti non divisivi né fomentatori di conflitti. Ma prendo nota che così va il mondo. Aggiungo che non mi pare il caso di sollecitare il Ministero dell’Interno per attivare le Forze dell’Ordine alla ricerca di eventuali responsabili, perché conosciamo tutti la solerzia di chi in Alessandria è preposto alla tutela della sicurezza dei cittadini; infatti aspetto ancora di conoscere l’esito delle indagini sul rogo appiccato, sempre di notte, una ventina di anni fa proprio alla sede di Corso Romita, che allora ospitava la Federazione di Alleanza Nazionale”.

Non si è fatta attendere la replica della stessa Rita Rossa: “Non ho lanciato alcun appello ad atti di questa natura. Mi dissocio totalmente. Sono scritte che non condivido e che vanno condannate: sono dannose e stupide, non si evoca la morte né la violenza. Ribadisco però la mia indignazione sull’utilizzo della parola “camerati” per ricordare la strage di Acca Larentia. Questo termine evoca radici che dovrebbero essere superate. Ripeto: la morte di quei ragazzi rappresenta una ferita per la democrazia ma preoccupa che, qualche giorno fa, a Roma, proprio per ricordarli centinaia di persone hanno fatto il saluto fascista in camicia nera. Questo fatto è preoccupante, e anche il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Traverso dovrebbe essere preoccupato. Non ho nulla contro di lui, è una persona responsabile, ma dovrebbe avere più attenzione sull’uso della parola e dell’immagine. Riguardo la sua foto davanti al ritratto di Mussolini prendo atto che era stata scattata al Museo della Gambarina ma bisognerebbe comunque stare attenti. Un conto è mettere un ritratto all’interno di un museo, un altro è utilizzare quelle ambientazioni per una foto che poi viene pubblicata. Ritengo che sia stupido pensare che chi richiama alla preoccupazione per quei fatti sia divisivo, tutt’altro. Insieme al consigliere regionale Ravetti abbiamo proposto allo stesso Traverso di firmare la proposta di legge popolare in itinere per vietare l’uso di messaggi  e simboli riconducibili alla propaganda fascista. Non ci ha ancora risposto ma sarebbe un buon modo di chiudere questa vicenda”. 

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