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Quasi due ore di processo sono quelle che Di Masi ha propinato ieri a squadra e staff tecnico. Poco più di un’ora con mister e giocatori e 25 minuti con mister e DS.

Negli spogliatoi non è volata una mosca e tanti giocatori hanno preferito guardarsi la punta dei piedi piuttosto che incrociare lo sguardo del presidente. Poi il mister Notaristefano ha invitato la squadra a parlare e più di una mano si è alzata. “Lì è tornata la mia squadra” ha detto Di Masi ai giornalisti, rimandando però tutto a domenica al Moccagatta, per la risposta sul campo.

Il presidente già dalla partita di Crema aveva notato che qualcosa non funzionava, tant’è che lo sfogo con i suoi più stretti collaboratori era durato tutto il viaggio di ritorno in auto e Di Masi aveva una voglia matta di fare questo chiarimento, tant’è vero che per tutta la durata dell’incontro non si è nemmeno tolto il soprabito (o capospalla come viene chiamato nel mondo della moda). 

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Parole dure e volto serissimo quello del presidente, deciso a sottolineare l’Alessandria che vorrebbe: giocatori che onorano la maglia che indossano, rispetto per i tifosi ma soprattutto mantenimento delle promesse che i singoli calciatori hanno fatto in sede di sottoscrizione di contratto. L’unica strada possibile per l’Alessandria è la permanenza tra i professionisti, e ogni giocatore dovrà guadagnarsi la conferma partita dopo partita, indipendentemente dalla durata del contratto che ognuno ha sottoscritto.

I colpi più duri il presidente, però, li avrebbe riservati nella seconda riunione con Notaristefano. La partita con il Forlì è l’ultima spiaggia per il mister. Non sono sufficienti i tre punti serve anche il gioco e servono i gol. L’assenza di Ferrari da inizio stagione non è sufficiente per giustificare il mediocre inizio di campionato.

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