Hamid_En_Naour
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ALESSANDRIA – C’è anche il giocatore marocchino del Monferrato Rugby Hamid En Naour tra gli atleti piemontesi insigniti del titolo di Ambasciatori dello sport e del benessere, in una cerimonia organizzata nell’aula del Consiglio Regionale. Questa onoreficenza è stata assegnataper aver incarnato spirito di sacrificio, lealtà, correttezza, dedizione, tenacia, coraggio e rispetto dell’avversario”

Ospite d’onore la pluricampionessa olimpica e madrina dell’evento, Stefania Belmondo. Presente anche Tiziana Nasi presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici, oltre al presidente del Coni Piemonte, Gianfranco Porqueddu.

Hamid En Naour, oggi trequarti del Monferrato Rugby in Serie B, era accompagnato dall’alessandrino Franco Berni, sinora l’unico piemontese ad aver disputato un Mondiale, nel 1987 in Nuova Zelanda. “Alla ricerca di giovani da avviare al rugby, ho conosciuto un ragazzo marocchino che era in una comunità. Lo portai sul campo a giocare e poi ottenni l’affido del ragazzo. Hamid divenne una promessa dell’Alessandria Rugby è coronò il suo sogno di riscatto facendo anche il suo esordio nella Nazionale giovanile”, ha raccontato Berni. Quando indossò la maglia azzurra disse che in tribuna c’era suo papà. Franco Berni subito non capì, pensando che magari fosse giunto il suo genitore naturale. Ma Hamid indicò ai giornalisti proprio Berni.

“Il titolo di questa nostra iniziativa – ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale, Nino Boeti è straordinario perché racconta in poche parole quanto lo sport sia opportunità, fatica e possibilità di farcela senza trascurare le storie personali che spesso si celano dietro alle vittorie e alle sconfitte. Questo è il senso della giornata di oggi, trasferire ai più giovani come qualunque tipo di obiettivo, sportivo e non, vada perseguito con tenacia, determinazione e passione”.

“Attraverso questa iniziativa – specifica la vicepresidente del Consiglio, con delega agli Stati generali dello sport e del benessere, Angela Motta intendiamo premiare quegli atleti che si sono distinti certamente per meriti sportivi indiscussi ma che soprattutto hanno saputo essere interpreti, grazie anche ad un vissuto personale unico e particolare, di uno stile di vita e di valori che meritano di essere valorizzati e condivisi. In un momento in cui le cronache riportano pagine sportive di cui non andare particolarmente fieri, credo sia d’obbligo dedicare spazi e tempo alle storie che raccontano il volto sano e pulito dello sport”.