ALESSANDRIA – Anton Čechov  nei suoi atti unici è divertente, grottesco e fulminante nel raccontare miserie e debolezze tanto universali da appartenere all’umanità di ogni tempo. E’ questa attualità che emerge in “Lampi”, in prima nazionale, venerdì 9 e sabato 10 novembre, alle 21, al Teatro San Francesco, nell’ambito della stagione “MARTE – Un classico è per sempre”.

In scena Giulio Casale, Giusy Barone e Alberto Basaluzzo, per la regia di Gianluca Ghnò.

Cantautore, scrittore e attore, Casale ha già calcato nelle stagioni precedenti il palcoscenico sia del San Francesco che della Sala Ferrero del Comunale con due spettacoli con Andrea Scanzi (“Le Cattive Strade e “ Il Sogno di un’Italia”) e si è cimentato spesso nella sua carriera con il teatro-canzone. “Lampi” segna il suo debutto assoluto come attore di prosa.

L’atmosfera al  Teatro San Francesco è amichevole. Incontro Ghnò, Casale, Barone e Basaluzzo poco prima dell’inizio delle prove serali e, subito, Casale dichiara di essere terrorizzato all’avvicinarsi della data della prima, ma, in realtà, si scherza e si respira un’aria di grande complicità. “Per me è un banco di prova artistico”, racconta Casale, “ in tutti i miei spettacoli, tra una canzone e l’altra c’erano dialoghi anche di un quarto d’ora: là  era un’arte del monologare, mentre qui c’è l’arte del dialogare, dell’ascolto, della compresenza e del vero servizio, che mi mancava e mi manca tanto. E’ buffo che sia partito da un teatro quasi off e adesso vada per così dire all’ indietro, ma anche queste, penso,  sono categorie un po’ sorpassate. Un fatto estetico vero che abbia un pensiero dentro e soprattutto una scrittura è senza tempo ed è il concetto del classico.  E il classico in effetti è per sempre, bisogna farlo vivere”.

“Lampi” mette in scena quattro atti unici di Čechov (La domanda di matrimonio/ I danni del tabacco/ L’orso/ Tragico controvoglia), folgoranti come suggerito dal titolo e veloci per ritmo ed effetto comico.

Perché Čechov e come lo portate in scena?

Ghnò : Conosco molto bene, sin dai miei inizi teatrali, questi quattro atti unici e  ho pensato a questo spettacolo nel momento in cui c’è stata la possibilità di avviare una collaborazione con Giulio. Sono molto divertenti, c’è molta commedia, autoironia e grottesco e sono molto lontani dall’idea di teatro classico noioso. E’ uno spettacolo per  il pubblico e il punto di partenza è stato proprio il lavoro degli attori a contatto del pubblico, in modo libero e semplice, senza intellettualismi. Siamo partiti dai testi, dal metterli in scena in modo adatto a noi,  ai tre protagonisti che pur molto diversi, ognuno con un suo percorso, si sono messi in gioco e funzionano bene insieme. Ovviamente abbiamo usato la musica. Tra un atto e l’altro, mentre gli attori saranno sempre in scena, dove anche si cambieranno in un continuum,  ci sono canzoni italiane, cantate da tutti e tre,  che suggeriscono l’atto successivo. In tutto, quattro pezzi più una chiusa finale con un pezzo di Giulio che ci è sembrato particolarmente attinente al tema.

Casale: Sono canzoni antiche, addirittura anni ’30 o ’40, per amor del classico, nello spirito della stagione “MARTE” dedicata ai classici. credo che la canzone più recente sia “Io che amo solo te” di Endrigo che ha “solo”, mi pare, 57 anni.  Il perché della scelta degli atti unici sta nel fatto che Čechov, al di là delle maschere e dei passaggi di grottesco,  continua ad inchiodare l’uomo alla miseria che è e che è diventato sempre di più dopo il ‘900. Ancora una volta c’è l’intervento sul presente che apparentemente sarebbe più facile fare con un testo scritto ex novo, ma può essere ancora più penetrante se è qualcuno dell’800 a dirti che siamo diventati proprio questa miseria qui.

Quali sono le tematiche ricorrenti ?

Ghnò: Cercando di lasciare che ogni pezzo esprimesse la sua personalità, alla fine la sostanza sono le relazioni sentimentali, dove il sentimento è un po’ teso e grottesco,  e c’è l’ira, nel senso che si arriva sempre a dei conflitti. Questo è proprio lo stile di Čechov: sia nei dialoghi (“La domanda di matrimonio” e “Tragico controvoglia”) che nei due monologhi (“I danni del tabacco” e  “L’orso”) vengono fuori la frustrazione, l’esaurimento nervoso. Noi, scherzando, diciamo che quasi sembra un testo unico con l’evoluzione dei personaggi maschili che vengono sempre inchiodati alla loro piccolezza, rispetto alle donne.

Casale: Per come la vivo io, questa questione dell’ira e della reazione violenta è un altro j’accuse. Siamo in un mondo sempre  più pieno di scatti, di insulti  e di gesti violenti. Non si tratta solo di femminicidio, ma del venir meno della possibilità della relazione. Qui, anche in un contesto iperborghese (e penso a “La domanda di matrimonio”), è evidente come i personaggi tentino di prevaricarsi sulla base di nulla, di argomentazioni pretestuose, sempre sull’orlo dello scontro fisico. Questo è un altro elemento di assoluta contemporaneità.  Io, che per tanti anni ho cantato la beat generation, la fine di ogni violenza, mi trovo 50 anni dopo (rispetto alle canzoni) in un mondo rovesciato, dove oggi ci danno i prodromi di una vera e profonda intolleranza giustificata e tollerata socialmente come segno di maturità. La risposta alla complessità delle cose è la brutalità.

La Stagione Teatrale MARTE è realizzata grazie al contributo della Fondazione Piemonte dal Vivo progetto Corto Circuito e alla Fondazione CRT di Torino insieme al supporto del Comune di Alessandria.

Per info biglietti 3314019616  [email protected]  www.teatrostregatti.it

I biglietti interi costano 15 euro, i ridotti (under 18) 10 euro

Si possono acquistare anche i biglietti online su https://www.vivaticket.it/ita/event/lampi/116004