TORTONA – “Poker” è il condensato delle relazioni tra persone appartenenti ad uno stesso nucleo. Patrick Marber mette in scena un nucleo lavorativo con tutti i vizi, le inevitabili malattie che si creano nello stare costantemente nello stesso ambiente, con relazioni di potere dovute alle posizioni e con i comportamenti reciproci che si incrostano”.

Così il regista Antonio Zavatteri inizia a parlare di “Poker”, commedia amara che la Compagnia Gank presenterà giovedì 3 dicembre alle 21 al Teatro Civico. E’ un ritorno atteso, quello della Compagnia Gank a Tortona, dopo i successi nelle due scorse stagioni di “La bottega del caffè” e di “Le prénom”, entrambi diretti dallo stesso Zavatteri ed entrambi sold out al Teatro Civico.

Prima commedia di Patrick Marber, ex cabarettista e poi autore anche del successivo “Closer”, uno dei must della nuova drammaturgia inglese, “Poker” si è imposto per la sua scrittura leggera, crudele e molto divertente. La compagnia Gank lo propone nella traduzione di Carlo Sciaccaluga e interpretato da Alberto Giusta, Enzo Paci, Federico Vanni, Gianmaria Martini, Matteo Sintucci, Massimo Brizi, con le scene e i costumi di Laura Benzi .

adv-68

Nello scantinato di un ristorante, il proprietario e suo figlio, due camerieri e il cuoco, ogni domenica sera, dopo la chiusura del locale, giocano a poker tutta la notte, sino ad una serata cruciale in cui si presenta un nuovo giocatore che andrà a rompere gli equilibri.

Antonio Zavatteri, che dinamiche legano i protagonisti?

Sono dinamiche inevitabilmente malate, in un ambiente solo maschile, dove le donne sono un elemento mancante per vari motivi. I protagonisti non sono persone particolarmente brillanti dal punto di vista intellettuale, non sono delle cime (e qui la voce rivela un’evidente ironia) e questo peggiora il loro comportamento. Nello spettacolo si vedono solo la sera che precede la partita e poi la partita, ma si capisce che questa è un elemento molto importante nelle loro vite e si ripercuote su tutta la settimana.

adv-824

Nella partita c’è una ricerca di riscatto?

E’ sempre una ricerca di riscatto, e in questo senso il poker è una metafora di vita, ma non solo. Ognuno dei protagonisti ha dei sogni legati alla partita. C’è chi spera di riuscire ad aprire un’attività propria, cercando di staccarsi dalla schiavitù del proprietario, un capo molto influente sui comportamenti dei dipendenti, e c’è chi sogna di diventare un giocatore professionista di poker sportivo e ha già comprato un biglietto aperto per Las Vegas. Poi c’è il rapporto del padre-proprietario del locale con il figlio, che non fa parte del nucleo lavorativo, ma ha avuto problemi di dipendenza dal gioco. Qui entra l’elemento che rende particolare quella notte, un elemento esterno sconosciuto e portato lì dal figlio, che ha contratto un forte debito con lui e lo spaccia per un ex insegnante, mentre è un giocatore professionista.

Tutto culmina nella partita

Sì, il terzo atto è proprio dominato dalla partita. C’è tanto tecnicismo pokeristico che non sarebbe sufficiente per uno spettacolo, perciò abbiamo cercato di renderlo spettacolare per quanto riguarda i rapporti tra le persone

Prevale l’aspetto comico o quello legato alla tensione?

L’aspetto comico è importante ma non è folgorante come in “Le prénom”, dove i meccanismi comici erano universali e molto efficaci. Non è un limite, ma una caratteristica: c’è comicità, ma è meno clamorosa e dichiarata.

Perché vedere “Poker”?

Per due motivi fondamentali. Il primo è perché è un testo scritto in modo magistrale, notevole a livello di struttura, di sceneggiatura e di battute. Il secondo motivo è perché gli attori sono veramente bravi. Quando sono in stato di grazia, e lo dico perché puntiamo a fare un teatro realmente, dal punto di vista letterale, dal vivo, non è frequente vedere una compagnia di questo livello.

Ancora alcuni posti disponibili alla biglietteria del Teatro Civico. Per info e prenotazioni telefonare al nr 0131820195 dalle 16 alle 19. 

Antonio Zavatteri