TORTONA – La statura di un teatro si misura anche dalla vita che vi fluisce e dalla sua propositività. Il Teatro Civico di Tortona è un esempio di ottima proposta artistica (la consulenza è di Paolo Zanchin), competenza organizzativa e disponibilità data ad importanti compagnie per stabilire a Tortona un cantiere teatrale. Anche quest’anno, come negli scorsi, il Civico ha accolto le ultime prove di uno spettacolo di alto livello da presentare, proprio a Tortona, in prima nazionale.

Martedì 22 gennaio, con un tutto esaurito già da giorni, sarà in scena il “Don Chisciotte”, liberamente ispirato al romanzo di Cervantes, nell’adattamento di Francesco Niccolini e prodotto da Nuovo Teatro in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana. Brilla nel cast, nel ruolo dell’hidalgo, Alessio Boni, notissimo attore cinematografico e teatrale, proprio in questi giorni protagonista sul piccolo schermo nel ruolo del prof Marioni nella serie La compagnia del cigno”. Con lui Serra Yilmaz, l’attrice turca protagonista di molti film di Ferzan Özpetek, nell’insolito, per una donna, ruolo di Sancho Panza, particolare che certo alimenta ulteriore interesse. Completano il cast Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico.

Boni firma anche la regia insieme ad Roberto Aldorasi e Marcello Prayer.

La difficoltà del testo è evidente e la sfida è ambiziosa, perché il romanzo, in prosa del ‘600, è monumentale ed ha in sé contenuti e stratificazioni complesse. Il fascino di Don Chisciotte è eterno, come l’ideale che si contrappone alla realtà e come la fantasia che trascende la pochezza del quotidiano. Si legge nelle note di regia di Alessio Boni: “Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani. L’animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L’uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire? Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l’ha reso immortale”.

Da quanto trapela dal poco detto finora sul nuovissimo allestimento del “Don Chisciotte”, molto c’è da aspettarsi dal rivisitato concetto di follia, da echi shakespeariani e, certamente, dall’interpretazione della straordinaria coppia Boni-Yilmaz.