Autore Redazione
mercoledì
25 Agosto 2021
11:49
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Cronaca - Eventi - Novi Ligure

Sulla banalità del male. Recensione di “Graziano” a Hortus Conclusus

Ieri alla rassegna novese, ideata e diretta da Andrea Lanza, ha esordito in anteprima nazionale “Graziano”, di Ross Ericson. Una grande prova per Marco Guerrini diretto da Marco Ghelardi
Sulla banalità del male. Recensione di “Graziano” a Hortus Conclusus

NOVI LIGURE – “Ci fu un tempo in cui fummo legionari…fulgidi in camicia nera”. E’ subito chiara, in questa iniziale e disincantata dichiarazione, l’ambientazione nell’Italia fascista degli anni ‘40 di “Graziano” del drammaturgo e attore britannico Ross Ericson. Ad interpretarlo, ieri 24 agosto ad Hortus Conclusus, la rassegna ideata e diretta da Andrea Lanza, Marco Guerrini, dopo il successo dell’anno scorso con il suo “Uomo Galileo”.

Ericson immagina Graziano, un personaggio minore del “Mercante di Venezia”, nel secondo dopoguerra ad un interrogatorio della polizia, mentre tenta di discolparsi dall’accusa di omicidio del suo amico Bassanio. Guerrini, diretto da Marco Ghelardi, che si è anche occupato della traduzione del testo, trattiene la rozzezza del personaggio originario, la carica del cinismo di chi non ha più nulla da perdere e ne fa l’incarnazione del male pilotato dalla retorica di massa. Nella commedia shakespeariana, Graziano, poco più di una macchietta comica, è l’amico di Bassanio, l’uomo per cui Antonio (appunto il mercante del titolo) si indebita con l’ebreo Shylock, dando in pegno una libbra della sua carne. Il suo accanimento contro Shylock, ben presente in Shakespeare, è un punto di partenza per sondare l’origine dell’odio in epoca di leggi razziali, come in ogni tempo. Guerrini interpreta il male assoluto e gretto, la violenza che non sente ragioni, la mente ottusa che si nutre della retorica dell’odio, ma anche un uomo finito che cerca l’autodistruzione nell’alcool. Si difende dall’accusa di omicidio rivelando verità oscure e infernali, vissute con e all’ombra della presenza dominante di Bassanio, come lui ex camicia nera e ora candidato al senato della repubblica, in un’Italia che tutto vuole dimenticare. I momenti della pièce di Shakespeare sono rivissuti attraverso la lente della rabbia lucida, che svela brutture, retroscena, crudeltà e soprattutto il grande errore di tutta una vita. Graziano/Guerrini barcolla, beve a canna da una bottiglia, fuma e dà il senso della fatica della memoria e del vivere. Il suo linguaggio è sguaiato, ma il suo ragionamento si fa strada nel rancore e arriva all’intuizione della banalità del male, della sua capacità di impadronirsi delle menti poco pensanti e influenzabili, allargando il punto di vista ad una realtà anche oggi ben riconoscibile. Uno sguardo scambiato con Shylock, in procinto di essere deportato in un lager nazista, diventa un istante di comprensione, di “odio rotto”. Non sarà sufficiente al riscatto del personaggio Graziano, segnato indelebilmente dalla parte del cattivo, ma sarà l’inizio di un crollo. E così l’uomo rozzo, teppista e violento comprende l’inganno della democrazia, che affida il voto a chi si fa manipolare e dimostra totale mancanza di memoria. Così comprende gli errori suoi, del suo brillante e spietato amico Bassanio, di un’intera nazione che ha scelto il fascismo e l’odio razziale, che ha ignorato la shoah, sempre sentendosi nel giusto. Sino a che un barlume di verità troppo tardivo porta al rimpianto e alla confusione autodistruttiva.

Un monologo intensissimo, fatto di risposte a domande intuite, costruito con un crescendo di cinismo e amarezza, cui Guerrini dà corpo e voce, passando dalla grossolanità all’intuizione, sino ad un vertice lirico e disperato. Non ci sono solo il travaglio interiore, il rimpianto per errori terribili e il fallimento di un matrimonio superficiale come tutta una vita, ci sono i meccanismi di persuasione e di discolpa collettiva, il bipolarismo che porta allo scontro, l’opinione della massa manovrata e scagliata contro precisi capri espiatori. Insomma c’è la natura umana, c’è la sua ottusa, intrinseca violenza in una drammaturgia tesa e magistralmente tessuta; c’è, su tutto, un’interpretazione profonda, bruciante e colma di umano orrore e spessore.

Si chiude in bellezza il teatro di Hortus, ma non del tutto, perché la rassegna novese riserva una sorpresa settembrina, con la prima nazionale di uno spettacolo nato proprio nella seconda edizione di Hortus Residence. Il 9 settembre, con repliche fino al 12 settembre, sempre alle 21, sarà in scena, nella Domus di Vicolo Bianchi, sede operativa di Hortus Conclusus, “Hotel Blanco”, il nuovo progetto di Edoardo Ribatto, di cui è autore, regista e interprete.

Intanto Hortus Conclusus continua stasera, mercoledì 25 agosto, alle 21, con l’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica “La morte ti fa sorridere”, curata da Andrea De Rose, sullo humor nero nel cinema americano e inglese di un secolo fa, da Hitchcock a Frank Capra. Il film della serata sarà  “La congiura degli innocenti” per la Regia di Alfred Hitchcock con Shirley MacLaine. Qui il programma di questa quinta e ultima settimana di Hortus Conclusus.

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