Autore Redazione
venerdì
14 Ottobre 2022
10:50
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Vivere il Pavese - Pavia

Tolkien, una lettera venduta all’asta a New York per 107 mila dollari

Tolkien, una lettera venduta all’asta a New York per 107 mila dollari

NEW YORK – Una lettera in cui John Ronald Reuel Tolkien spiega lo sviluppo delle rune e delle lingue utilizzate nel suo romanzo “Lo Hobbit“, intitolata “Rosetta Stone of Middle Earth”. Sembra un semplice scritto del padre del romanzo fantasy. Eppure, a New York un collezionista ha deciso di acquistarla per ben 107.100 dollari, un record mondiale per una missiva autografa dello scrittore britannico autore di “Il Signore degli Anelli”. Il fan di Tolkien, che ha chiesto di restare anonimo, ha sborsato oltre tre volte il prezzo della stima minima. L’asta si è tenuta da Christie’s a New York, dove è stata dispersa la biblioteca di Edward R. Leahy.

Scrivendo da Oxford il 3 agosto 1943 a Leila Keane e Pat Kirke, due giovani lettrici de “Lo Hobbit”, Tolkien, in otto pagine, discute a lungo delle rune, spiegando cosa sono e includendo alfabeti celtici. La lettera inizia così: “È passato un po’ di tempo da quando vi ho sentito, ma sono stato piuttosto occupato, e ho dovuto rimandare la risposta alla vostra lettera, fino a quando non ho potuto affrontare le vostre domande sulle rune – non correttamente, perché ci vorrebbe un libro o due; ma almeno decentemente. Ci sono due questioni diverse qui: una è ‘rune’ in quelli che vengono chiamati ‘tempi storici’ (solo circa mille anni fa); e ‘rune’ e strani scritti nei tempi molto più antichi di cui parla ‘Lo Hobbit’. Non so di cosa volete sapere – forse su entrambe?”

Tolkien, cosa contiene la “Rosetta Stone of Middle Earth”

Supponendo che la risposta fosse sì, Tolkien apre la lettera con “alcune note sulle rune ‘storiche'”. Spiega a lungo che un’ampia varietà di rune “erano usate principalmente dai norvegesi e dagli inglesi (nei vecchi tempi prima, diciamo, del 1000 d.C.)”. Poi rendendosi conto che potrebbe “aver scritto troppo sulle rune ‘storiche'”, passa ai “giorni di Bilbo”. Ammette che “Lo Hobbit” doveva essere “modernizzato e trasformato in inglese”. Lo scrittore ammette che lo sforzo non è stato “troppo difficile” notando che c’era una lingua comunemente parlata, “una sorta di lingua-franca”, composto da una varietà di dialetti, “chiamato la lingua occidentale o il discorso comune”. Descrive poi la diffusione storica della lingua e come l’inglese sia servito come sostituto del “discorso comune”.

Infine Tolkien approfondisce le lingue dei nani e descrive come avrebbero usato il linguaggio comune per comunicare con gli altri, osservando che erano abili nell’apprendimento di lingue non proprie. Tocca anche le “lingue elfiche” e, pur sospettando che i suoi corrispondenti “ne abbiano avuto abbastanza ora”, si allontana da “uno specifico della mano elfa” che consuma l’ultima pagina intitolata “Rune usate da Thorin & Co”.

(Immagine di Madalyn Cox on Unsplash)

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