PEDRIGNANO – “Questo incontro può essere un inizio per creare opportunità di fornitura grano: vogliamo incrementare i nostri rapporti con Alessandria“. Con queste parole Roberto Mora, responsabile acquisti interni Barilla per Italia, Germania e Svizzera, ha fatto strabuzzare gli occhi degli agricoltori alessandrini presenti allo stabilimento Barilla di Pedrignano, provincia di Parma.

L’incontro con la multinazionale della pasta e dei dolci è stato organizzato dalla Cia Alessandria che ha portato proprio nel più grande stabilimento d’Italia 28 tra agricoltori consociati e giornalisti, guidati dal presidente Gian Piero Ameglio, per conoscere meglio l’attività della Barilla e per visitare l’imponente stabile, nato nel 1969. Continua dopo il banner

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Dopo una presentazione grafica della storia del pastificio, dalla sua fondazione nel 1887 fino ad oggi, ripercorrendo le tappe più importanti anche a livello di marketing e pubblicità, ecco l’apertura proprio della Barilla al grano alessandrino.  Un accordo di filiera che potrebbe essere una nuova, importante opportunità per gli agricoltori vessati dai prezzi bassi di questi tempi. “Avete delle qualità interessanti“, ha rimarcato Mora, “come il soisson e il bolero“. Apertura vera e propria. “Bisogna sedersi a un tavolo e parlarne, discutere tutti assieme su quello che possiamo fare“, gli ha risposto, interessato, Gian Piero Ameglio.

Per i prezzi ci leghiamo al listino borsa-merci di Bologna“, ha poi continuato Mora, “applichiamo anche un premio di qualità  e un premio di 10/12 euro a tonnellata. Se riuscite a fare almeno 1000 tonnellate mettendo insieme 10 agricoltori e producendo le varietà che ci piacciono (Barilla ne acquista 19, ndr), possiamo seriamente parlarne“.

I vantaggi non mancherebbero. Barilla garantisce un prezzo già al momento della semina, dando così maggiore sicurezza ai suoi fornitori. E garantirebbe anche un certo prestigio ai produttori alessandrini, il cui grano andrebbe a creare prodotti famosi in tutto il mondo.

I problemi, però, non mancano. Innanzitutto il problema principale sarà riuscire a fare massa critica, arrivare cioè alle 1000 tonnellate minime richieste. Dalla sala si leva qualche voce: “magari in 20 ce la facciamo“. Ci sono poi tutte le strette regole e i stringenti protocolli che bisogna rispettare per poter lavorare con una multinazionale come la Balilla. E questo implica un’attenzione altissima sui controlli, con i relativi costi che aumentano. C’è infatti un Decalogo da rispettare per poter fornire la multinazionale. Infine, il problema DON, la micotossina dei cereali rilevata anche in Piemonte, secondo le slide presentate da Barilla.

Ma se la Cia Alessandria riuscirà ad affrontare tutti questi temi, l’accordo di filiera col colosso del cibo sarà possibile, perché la volontà c’è. Anche se, di ritorno dalla visita, alcuni agricoltori sono rimasti perplessi. “Per un euro di premio a quintale non mi conviene” ha mugugnato qualcuno, “poi ci saranno più costi di stoccaggio e non mi converrà. Aggiungiamoci che la Barilla mi può mandare indietro il grano se non gli piace, si rischia di perdere“.

Al di là dei problemi e delle opportunità, la Cia può ritornare ad Alessandria con la consapevolezza che una base di partenza esiste. Perché Mora l’ha più volte rimarcato: “Vogliamo incrementare i nostri rapporti con Alessandria. Vogliamo prendere il vostro grano, se riuscite a produrlo“. Palla alla Cia e agli agricoltori alessandrini.