1 Gennaio 2026
14:38
Le serie tv che hanno segnato il 2025
RADIO GOLD – Dal dramma storico di ‘M – Il figlio del secolo‘ alla fantascientifica e nostalgica quinta stagione di ‘Stranger Things‘, il 2025 ha confermato come la serialità televisiva resti uno degli spazi più vitali dell’immaginario contemporaneo. Tra ritorni molto attesi, produzioni capaci di sorprendere e nuovi linguaggi narrativi, le serie che hanno fatto discutere nell’arco dell’anno non si sono limitate a intrattenere, ma hanno intercettato tensioni culturali, paure collettive e desideri di racconto profondamente radicati nel presente.
Tra i titoli che hanno segnato quest’anno c’è ‘M – Il figlio del secolo‘: la serie Sky Original diretta da Joe Wright, presentata in anteprima mondiale all’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e inserita da ‘Hollywood Reporter’ nella classifica delle migliori serie del 2025. Adattamento dell’omonimo romanzo di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega, la serie racconta la nascita del fascismo in Italia e l’ascesa al potere di Benito Mussolini, incarnato Luca Marinelli. L’attore – uno dei talenti più luminosi del nostro cinema – è riuscito a incarnare Mussolini seducendo il pubblico come il duce aveva fatto in passato con il popolo. La rottura della quarta parete, l’uso di immagini d’archivio e una regia fortemente espressiva trasformano la Storia in un monito universale: la banalità del male non appartiene al passato, ma continua a interrogare il presente. È proprio questa capacità di disturbare, più che di spiegare, ad aver permesso alla serie di lasciare il segno.
Dai social alla vita vera, dalle cene tra amici a quelle in famiglia, dagli uffici alle scuole: tutti – o quasi – si sono ritrovati a discutere almeno una volta di ‘Adolescence’, disponibile su Netflix. La miniserie britannica – in lizza per il Golden Globe alla Miglior miniserie, serie antologica o film per la tv – ha conquistato pubblico e critica per aver saputo raccontare l’adolescenza di oggi senza filtri, senza retorica e senza scorciatoie narrative. E lo ha fatto attraverso il piano sequenza. Non si è trattato di un semplice virtuosismo tecnico, ma di un dispositivo narrativo che ha annullato ogni distanza tra pubblico e personaggi. Non ci sono stacchi o pause: lo spettatore è costretto a restare dentro il tempo reale del racconto, condividendo l’ansia, la confusione e il senso di soffocamento dei personaggi. Soprattutto quello degli adulti della storia alle prese con la fragilità emotiva di quei giovani che pensavano di conoscere. ‘Adolescence’ ha lasciato il segno perché ha aperto un dibattito pubblico su temi urgenti – violenza giovanile, salute mentale, responsabilità educativa e incomunicabilità tra giovani e adulti – dimostrando come la serialità possa ancora essere uno strumento potente di osservazione sociale.
Dopo ‘E.R. – Medici in prima linea’, ‘Dr. House – Medical Division’ e ‘Grey’s Anatomy’, solo per citarne alcune, un nuovo medical drama ha conquistato il pubblico. Si tratta di ‘The Pitt‘, serie targata HBO Max e disponibile su Sky e Now. Lo show ha fatto breccia nel cuore del pubblico rinnovando il genere senza stravolgerne l’identità. E lo ha fatto raccontando l’ospedale come un luogo di pressione costante, fatto di stanchezza, scelte difficili e fragilità umane, la serie mette al centro medici e infermieri non come eroi, ma come individui costretti a confrontarsi ogni giorno con limiti etici e personali. Affrontando temi attuali come il burnout, le disuguaglianze nell’accesso alle cure e risorse, ‘The Pitt’ ha trasformato il racconto clinico in una riflessione più ampia sul presente, imponendosi come uno dei titoli destinato a resistere al tempo.
Dalle luci della sala operatoria a quelle dei set cinematografici con ‘The Studio‘, disponibile su Apple Tv+. Grazie alla serie di e con Seth Rogen, anche Hollywood ha la sua ‘Boris’. Al centro della storia c’è una satira sull’industria cinematografia e, al tempo stesso, la celebra attraverso il racconto del dietro le quinte. E la mente va subito a ‘Call My Agent Italia’ e, soprattutto, a ‘Boris’: serie cult amatissima per la sua tagliente satira nei confronti della produzione televisiva italiana mostrando le disavventure sul set della soap opera ‘Gli occhi del cuore’ e per le sue battute ormai entrate nel linguaggio quotidiano (“Dai, dai, dai”, “Genio!”, “Smarmella”, A ca**o di cane”, “F4, basito”, “Cagna maledetta”, “Li mortanguerieri”, “È coffee break signori”, “Non sento l’Africa”, solo per citarne alcune). ‘The Studio’ – così come l’italiana ‘Boris’ – ha saputo avere un impatto sull’immaginario del pubblico grazie al racconto lucido e autoironico che fa sullo stato dell’industria tra l’ossessione per i numeri, algoritmi e branding, in cui la creatività è costantemente in bilico tra ambizione artistica e compromesso commerciale.
E poi c’è la Rai che si è fatta sentire con il ruggito della celebre tigre della Malesia. Nata da un’idea di Luca Bernabei di Lux Vide e andata in onda su Rai 1, ‘Sandokan‘ – adattamento della storica saga di romanzi di Emilio Salgari – è tornata sul piccolo schermo a 50 anni dall’omonimo sceneggiato degli Anni 70 di Sergio Sollima con protagonista Kabir Bedi. Un ruolo monumentale, che la star turca Can Yaman definisce “una rarità nella vita di un attore. Un percorso “intenso dal punto di vista fisico e sentimentale” che lo ha reso “non solo un interprete ma anche una persona migliore”, aveva detto l’attore all’Adnkronos parlando di uno dei ruoli più importanti della sua carriera. Ha diviso il pubblico, ma gli ascolti hanno parlato chiaro. E il motivo del successo non è da cercare solo nella scelta di Can Yaman, attore amatissimo dal pubblico italiano, ma anche nella scelta di portare sullo schermo una storia del passato che parla al presente attraverso questo eroe romantico che combatte l’oppressione coloniale e difende la libertà: un archetipo che parla a ogni generazione, perché unisce avventura, giustizia e passione.
Si chiude e si inizia l’anno con la quinta e ultima stagione ‘Stranger Things’. Dopo il debutto della prima parte il 27 novembre, la seconda (episodi 5-7) del 26 dicembre, il gran finale (episodio 8) è arrivato l’1 gennaio, alle 2 del mattino (ora italiana). Non sarà un addio. I creatori, i fratelli Duffer, hanno in mente altri progetti ambientati nel mondo di ‘Stranger Things’. Fin dal suo debutto, è stata molto più di una serie televisiva: è diventata un vero fenomeno culturale, rivoluzionando il mondo della serialità. È stata capace di lanciare un immaginario condiviso e amato dal pubblico di tutte le età, fatto di nostalgia anni Ottanta, racconto di formazione, horror, fantascienza e dramma. Attraverso un gruppo di amici, la serie ha raccontato la crescita, la paura e tutte le difficoltà legate alla crescita, ricordando sempre l’importanza di non perdere mai il senso della meraviglia in ogni momento della vita.
Di Lucrezia Leombruni