Autore Redazione
giovedì
8 Gennaio 2026
05:19
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Cronaca - Alessandria

Supermercati chiusi la domenica? Sì dei sindacati alla proposta dell’associazione Cooperative Consumatori Coop

Supermercati chiusi la domenica? Sì dei sindacati alla proposta dell’associazione Cooperative Consumatori Coop

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Chiudere i supermercati di domenica per abbassare i costi, a fronte di un 2025 caratterizzato dal calo dei volumi di vendita. Questa la proposta di Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop). Dall’approvazione del decreto «Salva Italia» durante il governo Monti che consentì la possibilità delle aperture domenicali, oggi secondo l’Ufficio studi Coop una riduzione da 7 a 6 giorni a settimana di aperture comporterebbe un contenimento del costo del lavoro: la maggiorazione del salario per chi lavora di domenica, infatti, si attesta intorno al 30%, tra i 2.3 e i 2.6 miliardi in meno all’anno per la Grande Distribuzione.

Questa ipotesi è stata accolta con favore dagli esponenti provinciali dei sindacati di Filcams Cgil e Uiltucs Uil: “Già 15 anni fa” ha ricordato su Radio Gold il segretario provinciale Filcams Cgil Stefano Isgrò “portammo avanti la campagna per le domeniche senza lavoro intitolata La festa non si vende. Abbiamo sempre sostenuto che le liberalizzazioni avrebbero peggiorato le condizioni dei lavoratori, senza far aumentare i consumi. Neanche dal punto di vista occupazionale abbiamo notato tanti miglioramenti in questi anni. Insomma: le domeniche lavorative non hanno comportato alcun vantaggio economico. Se questa proposta del presidente Dalle Rive venisse accolta saremmo molto contenti”.

Dello stesso parere anche Maura Settimo, segretaria provinciale Uiltucs Uil: “La domenica libera è sempre stata una nostra battaglia ma non sarà semplice convincere Federdistribuzione, la parte datoriale. Penso che sarà difficile per i grandi marchi accettare questa ipotesi. Noi, invece, siamo favorevoli a un riordino: sarebbe una scelta intelligente. La liberalizzazione ha creato in questi anni un Far West nell’organizzazione, con maggiore precarietà. Molti, infatti, rinunciavano al proprio contratto: basti pensare al fatto che non è certo semplice trovare una badante o una babysitter disposta a lavorare la domenica, così da consentire magari a una commessa di poter prendere servizio. In questo è stato colpito soprattutto chi lavorava part time. Quando si parla di costi, però, penso che si spende di più in luce e gas di un edificio da erogare anche alla domenica piuttosto che sui salari dei dipendenti. Bisognerebbe riportare tutto a una dimensione più umana: non si tratta di servizi indispensabili come gli ospedali. In questi anni sono cambiate le abitudini: prima i due giorni con l’affluenza più alta nei supermercati erano il venerdì e il sabato, ora sono il sabato e la domenica. Non c’è stato un incremento delle vendite ma solo un cambiamento di abitudini. Secondo noi occorrerebbe riprogrammare gli accordi territoriali, magari identificando delle aperture domenicali a macchia d’olio e solo in periodi specifici dell’anno, come ad esempio d’estate sulla riviera romagnola, quando si è in alta stagione turistica”.

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