14 Gennaio 2026
21:05
“L’alessandrino” Fahim Abid e lo sgomento per il “genocidio che il regime sta attuando” nel suo Iran
ALESSANDRIA – Fahim Abid vive ad Alessandria, è titolare dell’unico ristorante persiano in città, e ha lasciato l’Iran il 18 agosto del 1979. Aveva 19 anni. Da allora non ha più potuto mettere piede nel suo paese per colpa del regime, racconta. L’inizio della conversazione però si apre con il suo pianto a dirotto per quello che sta vedendo, per la morte delle migliaia di ragazzi contrari al regime.
Il suo dolore traspare nell’incredulità davanti al ritardo nell’intervenire “contro il regime che da 50 anni ha portato tutti alla fame, ha distrutto un Paese da millenni aperto al mondo, che rispetta tutti ed è sempre stato amico dell’Occidente. Quella al potere è una dittatura che non fa distinzioni tra uomo e donna“. Fahim Abid nel 79 fuggì dall’Iran perché non era musulmano, spiega. Lui è Bahai e se il regime attuale non avesse preso il potere non sarebbe scappato e, allo stesso modo, “moltissimi iraniani non avrebbero lasciato quella terra“. Ed è proprio contro quel regime “al quale in 50 anni la comunità internazionale non ha dato importanza” che i giovani si stanno ribellando, prosegue singhiozzando, sbigottito dalla “brutalità e ferocia del tentativo di repressione”.
Un dominio violento avvenuto con “la rivoluzione del 1979, la conquista del potere da parte di un regime aiutato anche dai paesi esteri come Inghilterra, America, Russia e Francia. Mettendo il clero e i mullah pensavano di tenere a bada la Russia mentre è stato compiuto un terribile errore. Lo sbaglio più grosso è stato tenere questo regime e aiutarlo“. Il risultato, racconta ancora Fahim Abid, “continuamente agganciato ai canali informativi persiani e ai media internazionali per seguire l’evoluzione della rivoluzione nel suo Paese“, è che “nel solo 2025 il regime ha ucciso 2mila giovani“. Oggi i ribelli parlano di 12mila persone uccise, con l’organizzazione per i diritti umani Hrana, con sede negli Stati Uniti, che ha dichiarato di aver verificato la morte di 2.571 persone dall’inizio delle proteste in Iran.
Di sicuro una strage che dal punto di vista politico oggi vede posizioni differenti mentre in Iran si assiste a “una rivoluzione“ che Fahim Abid spera si risolva prima possibile, ipotesi però concreta solo “con l’aiuto di Trump. Lui ha garantito il sostegno e ha promesso di aiutare il popolo iraniano e certamente finché ci sarà in vita un solo persiano quel regime verrà combattuto“. Abid non ha dubbi sulla bontà dell’intervento statunitense, rifuggendo le accuse, nei confronti del Presidente Usa, di mire economiche o espansionistiche, “necessario per porre fine al massacro e per liberare un regime che non ha scrupoli, pronto a utilizzare anche l’atomica, senza alcun preavviso, senza timore di sterminare le persone“.
“Quello che sta avvenendo in Iran è un genocidio – conclude. Il 70% degli iraniani è sotto i 30 anni e si tratta di persone pacifiste, che combattono con dei sassi in mano contro un esercito armato che spara da altezza d’uomo, mirando agli occhi, alla testa. Se esiste un Dio allora quel regime verrà rovesciato, ma occorre fare presto e far conoscere questa situazione, non si può perdere tempo per tutelare il coraggio di ragazzi e studenti che oggi sanno di andare a morire ogni volta che scendono in piazza”.
Foto di Ollie Barker-Jones su Unsplash