Autore Redazione
domenica
25 Gennaio 2026
08:23
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Cronaca - milano

Nella ‘casa’ di Dino Buzzati tra Aldilà e montagne: a Milano la mostra fino al 6 aprile

Nella ‘casa’ di Dino Buzzati tra Aldilà e montagne: a Milano la mostra fino al 6 aprile

MILANO – Con la mostra “Dino Buzzati e l’Aldilà. Milano e le montagne, da Poema a fumetti al film Orfeo” si entra nella casa dello scrittore Dino Buzzati, uno dei più grandi protagonisti del Novecento italiano e storico autore Mondadori. Una casa abitata da paure, visioni, montagne, città che sprofondano e risalgono. Una casa che assomiglia a uno studio d’artista e allo stesso tempo a una casa degli orrori, dove ogni stanza racconta un frammento dell’immaginario di Dino Buzzati.

Dal 29 gennaio al 6 aprile 2026 nel cuore di Brera, all’interno del programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, in collaborazione con Fondazione Dino Buzzati, Fantasmagoria, Fondazione Corriere della Sera, Mondadori e Regione Lombardia, presenta una mostra immersiva che trasforma il Laboratorio Faam in una “casa buzzatiana”: un ambiente da attraversare, più che da visitare. Lo spettatore non osserva soltanto l’opera di Buzzati, ma entra nel suo mondo, tra mito e cronaca, sogno e inquietudine, città e montagne.

L’allestimento, a cura di Virgilio Villoresi e Lorenzo Viganò, è ispirato a “L’eterno ritorno di Orfeo” di Villoresi, tratto da “Poema a fumetti” (1969), il testamento artistico di Buzzati e prima graphic novel italiana. La regia e la visione di Villoresi e Viganò guidano il pubblico in un percorso immersivo fatto di set, scenografie artigianali, suggestioni visive e sonore, in un continuo oscillare tra abisso e vetta, discesa e risalita, città e montagna, mito e modernità. Un racconto che riflette gli stessi valori dello sport e delle Olimpiadi – coraggio, resistenza, superamento di sé – incarnati da Buzzati anche nel suo rapporto con l’alpinismo, da lui definito “lo sport più nobile di tutti“.

Milano e le Dolomiti, città e montagna, cronaca e mito: la mostra mette in scena la duplice identità di Buzzati, nato a Belluno e milanese d’adozione, capace di tenere insieme mondi apparentemente opposti. Da una parte la Milano moderna, raccontata nei suoi romanzi e nei suoi articoli per il Corriere della Sera di cui fu inviato speciale per oltre quarant’anni; dall’altra la montagna, destino e metafora del limite umano, protagonista di opere come Bàrnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio e delle sue cronache civili, tra cui il racconto della tragedia del Vajont.

A tenere insieme questi luoghi è una dimensione metafisica e spirituale, elemento centrale dell’opera buzzatiana: i suoi spazi non sono mai soltanto reali ma mettono in comunicazione il quotidiano con l’invisibile. Una sintesi perfetta di questa visione è il suo dipinto più celebre, Piazza del Duomo a Milano, dove la cattedrale si trasforma in una vetta dolomitica: un’immagine simbolo che unisce spazio urbano e paesaggio naturale, realtà e trascendenza e che anticipa idealmente lo spirito di Milano-Cortina 2026.

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