Cronaca - Alessandria

Secondo sabato di stop per i rider: “Non siamo algoritmi, siamo persone”

ALESSANDRIA – Per il secondo sabato consecutivo i rider di Alessandria si sono fermati. Dopo la protesta della scorsa settimana, che li aveva portati a radunarsi in piazzetta della Lega e a sospendere le richieste delle app per un’ora, questo sabato lo stop alle consegne si è allungato dalle 18.30 alle 20.30. Con zaini e biciclette, i rider si sono ritrovati in piazzetta della Lega per poi sfilare fino in piazza Marconi, dando vita a una manifestazione per chiedere condizioni di lavoro “più dignitose”.

Non siamo algoritmi, siamo persone”, ha detto Ridha Hammami, 53 anni, che si è fatto portavoce delle difficoltà vissute quotidianamente da tutti i colleghi rider. Paghe basse, mancanza di tutele e decisioni affidate esclusivamente a una piattaforma sono i principali problemi denunciati. “Le criticità sono tante e vogliamo farle emergere”, ha spiegato. Tra i punti più contestati c’è l’ampliamento dell’area di consegna, avvenuto dopo l’acquisizione di una delle piattaforme da parte di una società americana. “La zona si è allargata di quasi 14 chilometri – racconta – oggi consegniamo fino a Valenza, Oviglio, Castellazzo Bormida, quasi Tortona, ma la paga è rimasta la stessa”.

Il compenso base per una consegna è di 3,76 euro lordi, che al netto delle trattenute si riducono a circa 2 euro. Può capitare di lavorare tre o quattro ore e riuscire a fare solo due consegne – raccontano i rider – alla fine ti restano in tasca pochi euro”. A questo si sommano tutte le spese a carico dei lavoratori: manutenzione dei mezzi, assicurazioni, carburante e biciclette, che spesso vengono anche rubate.

Altro nodo centrale è quello della sicurezza. “Non esiste una vera assicurazione – denunciano – lavoriamo sotto la pioggia, con la neve, nel traffico. Una collega è caduta pochi giorni fa ed è a casa senza lavoro e senza alcuna tutela”. “Siamo stanchi di essere schiavi di un algoritmo che decide tutto, dalle consegne ai compensi”.

La giornata tipo di un rider inizia presto: accesso all’app con riconoscimento facciale, attesa nei pressi dei punti di ritiro e ore trascorse in attesa di un ordine che spesso non arriva. “A volte resti collegato dalle 8 del mattino fino a sera – racconta Hammami – e l’unico vero guadagno è concentrato in poche ore di punta”. Con la protesta di questo sabato, i rider hanno voluto lanciare un messaggio chiaro: “Chiediamo tre cose fondamentali: paghe dignitose, sicurezza reale e rispetto. Basta decisioni arbitrarie prese da un software. Il nostro lavoro ha valore”.

La mobilitazione ha raccolto il sostegno della Cgil, che attraverso la struttura sindacale NIdiL Cgil (Nuove Identità di Lavoro) sta pianificando un’assemblea con i lavoratori nella sede della Camera del Lavoro. Al fianco dei rider hanno sfilato anche alcuni consiglieri comunali del Pd e il segretario provinciale del Partito Democratico, Giorgio Laguzzi, che si è impegnato a organizzare un incontro con l’amministrazione comunale su un altro problema sollevato: quello dei permessi per entrare nelle Aree Pedonali Urbane. Dall’inizio della settimana, infatti, l’impossibilità per alcuni rider di ottenere i permessi sta costringendo chi si muove in auto a rinunciare alle consegne nelle zone monitorate per non incappare nelle sanzioni.

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