21 Gennaio 2026
19:13
“Sul mio computer un sistema che consente di essere spiato”: a Report un giudice del Tribunale di Alessandria
ALESSANDRIA – “Un tecnico informatico mi ha detto, in confidenza, che sui nostri computer è installato un sistema che consente di essere spiati all’insaputa dell’utente”. La trasmissione tv Report ha pubblicato sui propri canali social un estratto dell’intervista ad Aldo Tirone, giudice del Tribunale di Alessandria, nell’ambito dell’inchiesta curata dal giornalista Carlo Tecce e che sarà trasmessa domenica prossima su Rai 3. Il programma condotto da Sigfrido Ranucci sarebbe infatti in grado di dimostrare che “sui circa 40 mila computer dell’amministrazione giustizia – dai dipendenti non togati fino ai giudici e procuratori di ogni ordine e grado – è stato installato un programma informatico che può permettere di videosorvegliare i magistrati“. Nel breve stralcio dell’intervista al giudice Tirone già pubblicato sui social il magistrato racconta anche di aver fatto un “esperimento” con un altro tecnico informatico che, in questo caso con la sua autorizzazione, sarebbe riuscito a entrare nel suo pc: “La prova è stata evidente. Non mi è apparso alcun alert mentre il tecnico stava modificando da remoto un file del mio computer”.
Secondo Sigfrido Ranucci “qualsiasi tecnico con permesso di amministratore può attivare questo sistema, chiamato Ecm, all’insaputa dei magistrati senza lasciare traccia di eventuali passaggi” nonostante il fatto che “il controllo da remoto sia disattivato nelle impostazioni di default previste dal Ministero”. “Il caso” si legge sui canali social della trasmissione “è stato sollevato da una importante Procura italiana nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti del Ministero su richiesta – secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale -, della Presidenza del Consiglio, fornendo rassicurazioni che però come dimostrerà Report con documenti e testimonianze esclusive non corrispondono a verità”.
Immediata la smentita del ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’esponente del Governo Meloni ha parlato di “accuse surreali“. “Sottoporre, senza autorizzazione della magistratura, i pc non solo dei parlamentari ma dei magistrati costituirebbe reato: attribuire al ministro della Giustizia un comportamento che configurerebbe reato lo considero di una gravità inaudita. L’infrastruttura usata negli uffici giudiziari è lo stesso sistema di gestione e sicurezza dei pc già in funzione dal 2019, come certamente potranno confermare i ministri che mi hanno preceduto. Non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam. Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate. In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi. Desta sconcerto la notizia diffusa, senza i dovuti accertamenti, da Sigfrido Ranucci via Facebook che certamente ha un fine: suscitare allarme sociale per orientare maldestramente l’opinione pubblica. La sicurezza dei sistemi tutela, non condiziona, il lavoro dei magistrati”.
Foto tratta dai canali social di Report