Autore Redazione
giovedì
5 Febbraio 2026
16:43
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Cronaca - Alessandria - Pavia

Vaccini: in Italia quasi 1 adulto su 2 esita

Vaccini: in Italia quasi 1 adulto su 2 esita

TORINO – In Italia quasi 1 adulto su 2 manifesta forme di esitazione nei confronti delle vaccinazioni. Un fenomeno complesso e fortemente eterogeneo, influenzato da caratteristiche demografiche e sociali, esperienze personali, orientamento politico e religioso, e dal livello di fiducia nelle istituzioni e nei sistemi sanitari. Il responso emerge da un’indagine nazionale su oltre 50mila persone con capofila l’Università di Torino. Il lavoro, pubblicato su ‘The Lancet Regional Health – Europe‘, rappresenta il primo risultato della ‘Inf-Act Vaccine Hesitancy Survey‘, descritta come una delle più ampie indagini mai condotte su questo tema nel nostro Paese.

Finanziato dalla Fondazione Inf-Act – si legge in una nota – lo studio è stato coordinato dal Dipartimento di Scienze della sanità pubblica e pediatriche di UniTo e ha coinvolto Giuseppina Lo Moro, Fabrizio Bert e Roberta Siliquini, principal investigator della ricerca. Alla survey hanno collaborato anche le università di Roma La Sapienza, Pavia, Cagliari e l’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il paper ‘Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study’ si basa su un’indagine trasversale condotta tra settembre 2024 e marzo 2025 attraverso interviste web e telefoniche. Il campione comprende 52.094 adulti residenti in tutta Italia, rappresentativi della popolazione adulta per età, genere, livello di istruzione, area geografica e dimensione del comune di residenza. L’obiettivo principale dello studio era fornire una fotografia aggiornata e dettagliata dell’esitazione vaccinale, e identificare i sottogruppi della popolazione maggiormente esposti al fenomeno.

La ricerca si inserisce nel più ampio progetto nazionale Inf-Act (https://www.inf-act.it/), una collaborazione tra numerose università e istituzioni italiane, nata con l’obiettivo di rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti legati alle malattie infettive emergenti. Il progetto è stato finanziato dal NextGenerationEu nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) del ministero dell’Università e della Ricerca.

Lo studio – riporta la nota – ha fatto emergere differenze rilevanti in relazione a genere, identità sessuale e paese d’origine, dimensioni raramente esplorate nelle precedenti ricerche italiane sull’argomento. Un risultato che sottolinea la necessità di disporre di dati sempre più ‘granulari’ per sviluppare strategie di prevenzione realmente inclusive e mirate.

L’esitazione vaccinale continua a rappresentare una delle principali sfide per i programmi di immunizzazione e per la tutela della salute pubblica – afferma Bert, professore ordinario e direttore del Dipartimento di Scienze della Sanità pubblica e pediatriche dell’ateneo torinese. Ma il fenomeno è complesso: i risultati suggeriscono che oggi l’esitazione vaccinale dipende meno da timori legati alla sicurezza dei vaccini e più dalla difficoltà di comunicare efficacemente il valore della vaccinazione. Un elemento centrale che emerge dall’indagine riguarda il ruolo delle figure di riferimento nella comunità. L’esitazione vaccinale risulta infatti più elevata tra le persone che non percepiscono un chiaro sostegno alla vaccinazione da parte di operatori sanitari, insegnanti o leader religiosi“.

Secondo gli autori, “questi risultati indicano la necessità di ripensare le strategie di sanità pubblica, superando un approccio limitato ai soli contesti sanitari tradizionali. La comunicazione – raccomandano – dovrebbe essere maggiormente adattata ai diversi sottogruppi della popolazione, affrontando la sfiducia istituzionale attraverso il coinvolgimento di reti comunitarie e figure di prossimità. Rafforzare l’accessibilità e la qualità dei servizi vaccinali e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni rimane una priorità, insieme a una comunicazione depoliticizzata e basata su solide evidenze scientifiche”.

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