Politica - Alessandria

Carceri, appello di Alleanza Verdi Sinistra: “Al Don Soria le attività di volontariato interrotte a S. Michele”

ALESSANDRIA – Prima la visita nelle due carceri di Alessandria, la Casa Circondariale “Cantiello e Gaeta” e la Casa di Reclusione “San Michele”, e poi la serata alla Casa di Quartiere. Mercoledì sera le due consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra, Alice Ravinale e Giulia Marro, hanno fatto il punto sulla situazione dei due istituti di pena del capoluogo, insieme alla rete di associazioni, volontariato e cittadinanza attiva. “La visita ha confermato criticità profonde e scelte che destano forte preoccupazione”.

LA SITUAZIONE NEL CARCERE CANTIELLO E GAETA

“Abbiamo riscontrato condizioni strutturali gravissime: un edificio che cade a pezzi, privo di ascensori, con persone detenute con problemi di deambulazione collocate fino al quarto piano e quindi, in diversi casi, impossibilitate ad accedere regolarmente all’aria aperta. Anche qui, il numero di educatori è drammaticamente basso: 4 per oltre 200 detenuti. Situazioni incompatibili con la dignità delle persone e con la funzione costituzionale della pena. Abbiamo incontrato anche ragazzi molto giovani sottoposti al regime previsto dall’art. 14 bis dell’ordinamento penitenziario. Si tratta di un provvedimento disposto dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a Roma, quindi deciso da chi non conosce direttamente le persone coinvolte né il loro percorso detentivo. Prevede fino a sei mesi di isolamento, senza televisione e senza accesso alle attività trattamentali. Una misura estremamente afflittiva, calata dall’alto, che – come riconoscono anche diversi agenti di polizia penitenziaria – difficilmente aiuta a responsabilizzare la persona e rischia anzi di produrre effetti opposti, soprattutto su detenuti molto giovani e fragili”.

LA SITUAZIONE NEL CARCERE SAN MICHELE

“Oggi è attivo un solo piano con persone detenute e il futuro dell’istituto appare segnato da decisioni già orientate: lo smantellamento della casa di reclusione ordinaria per ospitare detenuti sottoposti al regime di 41 bis, trasferiti da Cuneo e Novara. Anche in questo caso si tratta di scelte che arrivano dall’alto, senza un reale coinvolgimento delle istituzioni locali e della rete territoriale che da anni attraversa l’istituto. Se questa decisione verrà confermata, significherà cancellare un’esperienza trattamentale costruita nel tempo grazie al lavoro congiunto di operatori, educatori, associazioni e volontariato. San Michele ha rappresentato un esempio concreto di percorsi legati a studio, lavoro e attività culturali, strumenti reali di prevenzione della recidiva. Smontare questa esperienza senza confronto e trasparenza è un errore grave, oltre che un metodo che indebolisce il rapporto tra istituzioni e territorio. Il carcere non è un luogo separato dalla città: le scelte che lo riguardano incidono sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della nostra democrazia. Il quadro nazionale va nella direzione opposta a quella di cui avremmo bisogno: più reati, più pene, più carcere senza funzione rieducativa. Come ricordato anche durante l’incontro pubblico, diversi reati risultano in diminuzione, ma la risposta resta l’inasprimento, come se la società avesse bisogno di individuare continuamente un “esubero” da punire per legittimare il sistema. Ogni visita lascia un senso di amarezza: si entra in un meccanismo che appare inceppato e che, invece di essere ripensato, viene ulteriormente irrigidito. La funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione, rischia di diventare marginale. Allo stesso tempo, l’incontro alla Casa di Quartiere ha mostrato l’esatto contrario dell’indifferenza. La sala piena dimostra che il tema riguarda la città e che esiste una rete viva e competente. Attorno al carcere si costruisce una trama di relazioni fatta di educatori, operatori, associazioni culturali e sociali che non mollano e continuano a investire energie, spesso in silenzio”.

Ravinale e Marro hanno infine ringraziato Fuga di Sapori, ICS, Antigone e tutte le realtà presenti, “che continuano a chiedere trasparenza sul futuro di San Michele” e che, come ICS, rafforzeranno il proprio impegno dentro il Don Soria. “Senza questo presidio civile il sistema sarebbe ancora più fragile. Il nostro interessamento proseguirà. Continueremo a visitare gli istituti penitenziari, anche se ogni volta l’impatto è forte, e continueremo a denunciare condizioni strutturali inaccettabili e scelte calate dall’alto. Le decisioni sul futuro delle carceri non possono essere assunte senza coinvolgere i territori che dimostrano di voler essere parte attiva. Perché la sicurezza non si costruisce aumentando i reati e svuotando la funzione rieducativa del carcere, ma rafforzando percorsi, anche alternativi alla detenzione, che riducano davvero la recidiva e tengano insieme diritti e responsabilità”.

Le due esponenti della minoranza a Palazzo Lascaris, inoltre, si sono informate sulla fattibilità dello spostamento al “Don Soria” delle attività di volontariato interrotte al carcere di San Michele, alla luce della sua imminente trasformazione in struttura di massima sicurezza. “Una esigenza di maggiori attività che gli stessi detenuti del Cantiello e Gaeta ci hanno posto. Sappiamo che un trasferimento di questo tipo non sarebbe semplice ma in Piemonte esistono case circondariali con attività all’interno. La stessa direttrice ci ha detto che questo scenario è nelle sue corde. Speriamo: la comunità all’esterno chiede delle risposte, in particolare i tanti volontari che si sono impegnati in questi anni”.

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