Autore Redazione
sabato
14 Febbraio 2026
06:35
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Cronaca - Pavia

Dalla Tin a casa, a Pavia il progetto per sostenere famiglie dei neonati prematuri

Dalla Tin a casa, a Pavia il progetto per sostenere famiglie dei neonati prematuri

PAVIA – Al via Con:tatto il nuovo progetto di ricerca promosso dal Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia e dell’Irccs Fondazione Mondino, con il contributo non condizionante di Chiesi Italia, che si propone di accompagnare i neogenitori nella delicata transizione dalla Terapia intensiva neonatale (Tin) al rientro a casa. L’iniziativa si avvale della collaborazione di Vivere Onlus e del patrocinio della Società italiana di neonatologia (Sin). In Italia, ogni anno, oltre 23.000 bambini nascono pretermine (rapporto Cedap sulle nascite 2024, pubblicato il 18 dicembre 2025); e trascorrono le prime settimane o mesi di vita in Terapia intensiva neonatale. Se durante il ricovero i genitori possono contare su équipe specializzate e su un ambiente altamente protetto, il momento della dimissione rappresenta spesso una fase di forte vulnerabilità: il ritorno a casa, pur desiderato, può essere accompagnato da incertezze, timori e senso di solitudine.

È proprio su questo passaggio cruciale che si concentra Con:tatto, con “l’obiettivo di dare voce ai genitori e produrre conoscenze utili a orientare pratiche cliniche, formazione e politiche di supporto. Il progetto prevede una survey nazionale rivolta ai genitori, pensata per raccogliere dati sui bisogni, sulle paure e sulle risorse percepite in questa fase delicata. Accanto alla ricerca quantitativa, sono previste azioni di divulgazione e formazione: una serie di podcast per raccontare la realtà della prematurità ai cittadini e webinar formativi rivolti a medici e professionisti sanitari che lavorano con genitori e neonati“.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha evidenziato con sempre maggiore chiarezza quanto il coinvolgimento dei genitori durante e dopo la Tin sia un fattore chiave non solo per il benessere emotivo della famiglia, ma anche per gli esiti di salute e sviluppo del neonato. La relazione precoce, il contatto, la partecipazione alle cure non sono elementi accessori: sono parte integrante del percorso di cura. L’attività di ricerca del Laboratorio di Psicobiologia dello sviluppo (dpb lab; www.devpsychobiology.com) presso Università di Pavia e Irccs Fondazione Mondino ha mostrato negli anni come la genitorialità sia un fattore protettivo importante anche quando i neonati vivono situazioni di rischio o sfide importanti nei primi mesi di vita, proprio come nel caso della nascita pretermine. “Siamo convinti che quando la ricerca scientifica si esaurisce entro i muri dell’università di essere depotenziata e parziale. Vogliamo produrre evidenze che diventino un linguaggio sociale, per portare l’attenzione su un momento che spesso resta ai margini del racconto sanitario: il dopo la Tin – spiega Livio Provenzi, professore associato presso il Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’ateneo pavese e direttore del dpb lab. La ricerca può e deve diventare uno spazio di ascolto e di connessione tra mondi diversi: quello scientifico, quello clinico e quello delle famiglie“.

Anche il presidente della Sin, Massimo Agosti, sottolinea come “sostenere la genitorialità nei momenti più complessi, durante e dopo la terapia intensiva neonatale, significa investire concretamente nel futuro dei bambini e delle famiglie. Crediamo fortemente nell’integrazione e alleanza tra ospedale e territorio, investendo nella qualità delle relazioni tra professionisti e nel sostegno alle famiglie in un percorso che vuole sostenere e proteggere il neonato e la sua famiglia“.

Sostenere la genitorialità nei momenti più complessi, quali quelli presenti in terapia intensiva neonatale, significa investire concretamente nel futuro dei bambini e delle famiglie. Crediamo fortemente nell’integrazione e alleanza tra ospedale e territorio, investendo nella qualità delle relazioni tra professionisti e nel sostegno alle famiglie in un percorso che vuole sostenere e proteggere il neonato e la sua famiglia. Un approccio che riflette una visione più ampia della cura, condivisa da Vivere Onlus, da anni impegnata nel rappresentare e sostenere le famiglie dei bambini nati pretermine. “Il rientro a casa è un passaggio carico di emozioni contrastanti – sottolinea Martina Bruscagnin, presidente del Coordinamento nazionale delle associazioni per la neonatologia. Dopo settimane o mesi in ospedale, molti genitori si possono sentire all’improvviso soli, proprio mentre diventano famiglia. Questo progetto cerca di riconoscere questa esperienza, per trasformarla in conoscenza che può curare”.

Il progetto è realizzato grazie al contributo non condizionante di Chiesi Italia. “Sostenere la genitorialità nei momenti più complessi significa investire concretamente nel futuro dei bambini e delle famiglie – commenta Raffaello Innocenti, ceo & Managing Director Chiesi Italia. Crediamo fortemente che la salute non si esaurisca nella dimensione clinica, ma si costruisca anche nella qualità delle relazioni e nel sostegno alle famiglie nei momenti di maggiore vulnerabilità. Per questo abbiamo scelto di supportare Con:tatto, un progetto che unisce rigore scientifico, ascolto dei genitori e attenzione alla continuità delle cure oltre l’ospedale. Investire in iniziative come questa significa promuovere una cultura della cura più umana e inclusiva, capace di accompagnare davvero bambini e famiglie lungo tutto il percorso di crescita“. Con:tatto si inserisce così in una visione di salute che va oltre la dimensione clinica, valorizzando la relazione precoce, il coinvolgimento dei genitori e la continuità delle cure anche dopo la dimissione, creando un ponte tra ricerca, professionisti sanitari e comunità.

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