Autore Redazione
lunedì
16 Febbraio 2026
11:57
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Cronaca - Novi Ligure

Ex Ilva, Confindustria Genova e Alessandria chiedono svolta e autonomia da Taranto per Cornigliano e Novi Ligure

Ex Ilva, Confindustria Genova e Alessandria chiedono svolta e autonomia da Taranto per Cornigliano e Novi Ligure

NOVI LIGURE/GENOVA – Restituire entro il 2026 le aree in diritto di superficie a Cornigliano, separare la trattativa su Taranto da quella per Genova e Novi Ligure e rilanciare il polo piemontese con nuovi investimenti sull’automotive e sugli acciai innovativi. È questa la proposta di Confindustria Genova e Confindustria Alessandria per il futuro degli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e Novi Ligure, nel quadro della nuova amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia avviata dal decreto Mimit del 20 febbraio 2024.

La strategia degli industriali per rilanciare l’attività siderurgica parte da una revisione dell’Accordo di Programma del 1999 e da una netta separazione delle strategie rispetto al sito di Taranto. Confindustria Genova e Confindustria Alessandria hanno delineato un percorso che punta a superare l’attuale fase di crisi e a restituire centralità ai due poli produttivi del Nord Ovest.

Il documento ripercorre l’evoluzione storica degli stabilimenti, sottolineando come, dopo 25 anni, gli obiettivi di sviluppo industriale, economico e occupazionale siano stati solo parzialmente raggiunti. Da qui la proposta di modificare l’Accordo di Programma, chiedendo entro il 2026 la restituzione di tutto il diritto di superficie alla Società per Cornigliano.

Allo Stato verrebbe affidato il compito di procedere alla bonifica delle aree da restituire prima del 2065, fatta eccezione per gli impianti destinati a rimanere operativi a Cornigliano. In particolare, le linee di decapaggio e zincatura – considerate in buono stato – potrebbero mantenere uno stretto collegamento logistico con lo stabilimento di Novi Ligure, sviluppando nuovi prodotti strategici per il mercato italiano, come banda stagnata e lamierino magnetico.

Un altro punto chiave riguarda la necessità di separare la trattativa su Taranto da quella relativa a Cornigliano e Novi.

Pur non escludendo che un unico soggetto possa aggiudicarsi entrambe le gare, Confindustria evidenzia come si tratti di percorsi distinti, con obiettivi e condizioni differenti. Anche un’eventuale acquisizione definitiva degli asset del gruppo da parte di Flacks non pregiudicherebbe l’attuazione del piano, considerando la natura finanziaria dell’operazione e la possibilità di successivi passaggi di proprietà verso produttori siderurgici.

La proposta prevede inoltre un rafforzamento della Società per Cornigliano S.p.A., con l’estensione della governance a entrambi gli stabilimenti e l’ingresso di nuovi soci istituzionali: Regione Piemonte, Comune di Novi Ligure e Provincia di Alessandria. Le banchine lato Polcevera e del canale di calma passerebbero sotto la gestione diretta dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, con funzioni asservite alle attività siderurgiche, industriali, energetiche e logistiche.

Alla stessa Società per Cornigliano spetterebbe la gestione dell’offerta di insediamento, con diritto di superficie, sia per il settore siderurgico sia per quello industriale – diretto e indiretto – oltre agli interventi di miglioramento infrastrutturale e urbano. Il nuovo Accordo di Programma potrebbe anche prevedere il ricorso a Lavori Socialmente Utili per garantire, in via transitoria, occupazione ai lavoratori siderurgici.

Per quanto riguarda Novi Ligure, la proposta insiste sulla vocazione manifatturiera dell’area, rafforzata dal potenziamento ferroviario legato al Terzo Valico dei Giovi. L’obiettivo non è solo conservare l’attività esistente, ma espanderla, puntando in particolare sul mercato automotive. Le direttrici di investimento individuate includono l’ammodernamento delle linee produttive – a partire dalla CAPL – per realizzare acciai altoresistenziali di terza generazione (AHSS), indispensabili per l’industria dell’auto. Fondamentale anche svincolarsi dalla dipendenza dall’area a caldo di Taranto, facendo leva sulle connessioni ferroviarie e sulla vicinanza al porto di Genova, così da garantire tempi di consegna rigorosi e restare competitivi nella supply chain.

Una volta consolidati i rapporti con il settore automotive, il piano prevede nuovi investimenti per la produzione di lamierino magnetico, sia Grain Oriented (GO), destinato ai trasformatori, sia Non Grain Oriented (NGO), necessario per i motori elettrici. Un segmento strategico, considerata la presenza in Italia di numerosi produttori di motori elettrici a fronte dell’assenza di materia prima nazionale. Infine, a seconda dell’evoluzione dello stabilimento di Genova, le aree di Novi potrebbero accogliere eventuali linee produttive difficilmente sviluppabili nel capoluogo ligure.

La proposta di Confindustria punta così a delineare un percorso industriale autonomo, sostenibile e integrato con il sistema portuale e infrastrutturale, con l’obiettivo di rilanciare due siti storici della siderurgia italiana e salvaguardare occupazione e competitività.

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