Da Ivrea a Shanghai. L’eporediese Davide Zambolin racconta l’anno del Cavallo di Fuoco, tra lanterne rosse e bagna cauda
SHANGHAI – Ha saltato la battaglia delle arance, ma solo per un motivo valido: il Capodanno Cinese. Davide Zambolin, originario di Ivrea, vive a Shanghai da 15 anni e quest’anno il calendario non gli ha lasciato scelta. Il Carnevale eporediese, con il suo storico lancio delle arance, è coinciso con la festività più importante dell’anno in Cina.
“Ho sempre partecipato con grande entusiasmo alla battaglia delle arance, con i Mercenari. Una volta ogni due o tre anni torno apposta per esserci. Ma quest’anno è capitato proprio durante il Capodanno cinese e sono rimasto qui“, racconta.
Zambolin lavora come export manager per aziende italiane del settore dei materiali da costruzione e dell’arredo, accompagnando in Cina prodotti di fascia alta rigorosamente “Made in Italy”. Una scelta di vita e professionale che lo ha portato a stabilirsi stabilmente nella metropoli cinese, pur mantenendo un forte legame con il Piemonte. “Rientro in Italia almeno cinque o sei volte all’anno, sia per lavoro sia per motivi personali“.
Capodanno Cinese: Shanghai si svuota, ma si veste di rosso
A differenza delle immagini spettacolari che spesso circolano online, nelle grandi città come Shanghai i fuochi d’artificio sono vietati da anni. “Niente spettacoli pirotecnici o show con i droni. I video che si vedono spesso arrivano da altre città”, spiega.
Eppure, l’atmosfera è unica. Le grandi metropoli si svuotano: milioni di persone tornano nelle città d’origine per festeggiare con la famiglia, in un movimento che ricorda il nostro Natale. “C’è meno traffico, più tranquillità. Ma la città si trasforma: lanterne rosse ovunque, addobbi a tema secondo l’anno zodiacale“.
Quest’anno è l’anno del Cavallo di Fuoco, simbolo di energia, movimento e cambiamento. “In Cina lo zodiaco è sentito. Dopo il Covid anche qui i consumi hanno rallentato e molti sperano che questo sia un anno di ripresa economica. C’è fiducia, e anche il governo spinge molto su questa narrazione positiva, mostrando innovazione e tecnologia durante i festeggiamenti”.
Come in Italia, anche in Cina esiste una cena della vigilia. Le celebrazioni seguono il calendario lunare e si articolano in più giornate, tutte dedicate alla famiglia. “Quest’anno ho festeggiato con menù cinese. Niente agnolotti“, sorride.
Ma la tradizione piemontese non resta certo in un cassetto. A Shanghai è attiva l’Associazione Piemontesi nel Mondo – capitolo Cina – fondata nel 2006, che riunisce i corregionali residenti nel Paese. Dopo il Covid il numero si è ridotto: oggi i piemontesi in Cina sono circa una cinquantina. “Organizziamo serate a tema come il Bagna Cauda Day, cene a base di panissa per ritrovarci e coinvolgere anche amici cinesi. L’idea è condividere la nostra cultura“. E pare che la bagna cauda abbia un certo successo: “Qui l’aglio piace, quindi direi che funziona”.
E se bisogna trovare un piatto cinese capace di competere con la tradizione piemontese? “I ravioli cinesi. Sono diversi, ma si avvicinano molto ai nostri gusti”.
Vivere in Cina da piemontese
Dopo 15 anni, Shanghai è casa. “La Cina oggi è un posto molto comodo dove vivere: con il telefono si può fare tutto, pagare, prenotare, organizzare qualsiasi servizio. In Italia siamo ancora un po’ indietro su questo aspetto”. Dall’altra parte, però, quando si rientra in Piemonte c’è “la tranquillità, il cibo, la famiglia, il nostro modo di vivere: quella qualità della vita è difficile da ritrovare altrove”.
Inevitabile la domanda sulle differenze sul fronte dei “trasporti”. Zambolin utilizza regolarmente il Maglev, il treno a levitazione magnetica che collega l’aeroporto a Shanghai viaggiando a oltre 400 chilometri orari. “Sull’alta velocità non siamo così lontani. La differenza? La puntualità“. In Cina, sottolinea, oggi gli stranieri arrivano soprattutto se portano competenze specifiche e valore aggiunto. “Non è il posto dove si viene a cercare un sogno senza un progetto. Chi vive qui di solito ha un contratto o un incarico ben definito“.
E allora, tra lanterne rosse e nostalgia delle arance, tra ravioli cinesi e bagna cauda esportata, Davide continua a vivere a Shangai, con la valigia sempre pronta per tornare, quando può, in Piemonte. Il suo augurio per il nuovo anno, in perfetto mandarino, è semplice e universale: “Xin nian kuai le” – Buon anno.
(in copertina immagine di repertorio tratta dal sito Unsplash)