Autore Redazione
mercoledì
11 Marzo 2026
05:23
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Cronaca - Italia

Carburanti sempre più cari. I benzinai: “Una follia, anche per noi aumento è un danno”

Carburanti sempre più cari. I benzinai: “Una follia, anche per noi aumento è un danno”

ITALIA – Davanti ai tabelloni delle stazioni di servizio molti automobilisti ormai si fermano increduli: i prezzi dei carburanti fanno letteralmente strabuzzare gli occhi. In molte zone d’Italia il gasolio ha superato i 2 euro al litro, mentre in autostrada si registrano cifre ancora più alte: circa 2,50 euro al litro per il servito. Negli ultimi giorni c’è chi ha puntato il dito anche contro i benzinai, ma in realtà – spiegano il segretario nazionale Fegica Massimo D’Adamo e il presidente nazionale Faib Autostrade Antonino Lucchesi – i gestori “non hanno alcun potere nel determinare il prezzo alla pompa”. Anzi, precisano, “quando il prezzo aumenta, per i benzinai è spesso un danno”.

Gli automobilisti se la prendono con chi trovano davanti alla pompa di benzina. Lì non ci sono le compagnie petrolifere ma i gestori, e alla fine gli automobilisti si sfogano con l’ultima ruota del carro”.

Il primo punto da chiarire riguarda proprio la formazione del prezzo.Lo fissano le compagnie petrolifere e il gestore deve applicarlo – spiega D’Adamo – In molti casi, se non lo fa, rischia addirittura la risoluzione del contratto”.

Il margine di guadagno del gestore è “estremamente ridotto” ed è “sempre lo stesso”: circa 4 centesimi al litro. Una cifra che non consente alcuna reale incidenza sul prezzo finale. E, paradossalmente, quando i prezzi salgono i benzinai possono guadagnare anche meno. “Il nostro guadagno è fisso per ogni litro venduto. Se il carburante costa di più, le persone fanno meno rifornimento e quindi noi vendiamo meno litri”, aggiunge Lucchesi.

Alla base degli aumenti ci sono diversi fattori, a partire dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che influenzano direttamente il mercato petrolifero mondiale. La chiusura di importanti rotte marittime e il clima di instabilità stanno infatti provocando un aumento delle quotazioni del greggio e del gasolio sui mercati internazionali. In particolare, il prezzo dei carburanti segue il cosiddetto “Platts”, un riferimento internazionale stabilito quotidianamente da un’agenzia con sede a Londra che determina il valore di acquisto dei prodotti petroliferi.

C’è però un elemento che genera perplessità tra i consumatori: il carburante venduto oggi non è stato acquistato ieri. Le compagnie petrolifere devono mantenere scorte di sicurezza per almeno 30 giorni e spesso dispongono di riserve anche più ampie. Questo significa che il carburante presente nei depositi o nelle raffinerie è stato acquistato a prezzi precedenti agli aumenti attuali, ma il prezzo alla pompa è comunque schizzato alle stelle. “Quando ci sono crisi internazionali o guerre, i mercati entrano in fibrillazione e spesso si verificano fenomeni di speculazione”, spiegano i rappresentanti delle associazioni di categoria dei benzinai.

Un altro elemento che incide fortemente sul prezzo è la fiscalità. In Italia, infatti, circa il 51% del prezzo dei carburanti è composto da tasse, tra accise e IVA. Il carburante è tassato due volte: prima con l’accisa, che è un importo fisso, e poi con l’IVA, calcolata anche sull’accisa stessa. Questo significa che, quando il prezzo industriale aumenta, cresce automaticamente anche il gettito IVA per lo Stato. Secondo le associazioni dei gestori, uno degli strumenti che il governo potrebbe – e pare stia per – utilizzare per calmierare i prezzi è la cosiddetta “sterilizzazione dell’IVA”. Il meccanismo consentirebbe allo Stato di utilizzare l’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi per ridurre temporaneamente le accise. In concreto, però, l’effetto sul prezzo finale sarebbe comunque limitato: circa 5-7 centesimi al litro, calcolano i rappresentanti delle due associazioni di categoria dei benzinai.

Il vero timore riguarda ora le conseguenze sull’economia generale. L’aumento del gasolio, infatti, incide direttamente sul costo dei trasporti. “Un aumento come quello di questi giorni è una follia. Così il principale costo per le aziende di trasporto esplode” evidenzia con preoccupazione il presidente nazionale Faib Autostrade Antonino Lucchesi – Questo comporterà un aumento del costo del trasporto delle merci e, di conseguenza, del prezzo dei prodotti”. Il rischio, purtroppo concreto, è quello di un effetto domino: dal carburante ai trasporti, alle bollette energetiche, fino ai beni di consumo.

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