15 Marzo 2026
07:00
Gli attimi assoluti di “Moriremo domani” al Teatro Sociale di Valenza. La recensione
VALENZA – Adolescenza, giovinezza, urgenza e paura di vivere, poi il passaggio alla vita adulta. “Moriremo domani” del Collettivo Senzanumerocivico mette in scena frammenti di tutto ciò, in una soluzione di continuità che mescola attimi, sensazioni ed emozioni provate nella loro assolutezza. Lo spettacolo, firmato dalla regia di César Brie, è stato presentato ieri, 14 marzo, al Teatro Sociale di Valenza nell’ambito della Stagione APRE con la direzione artistica di Roberto Tarasco e quella organizzativa di Angelo Giacobbe della Coop. CDC/Nidodoragno,
Gli otto attori in scena (Sebastiano Amidani, Teresa Noemi Bove, Gloria Busti, Alberto De Gaspari, Caterina Pagliuzzi, Gionata Soncini, Gabriele Spataro, Chiara Terigi) sono allievi del biennio 2021-2023 dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano e il loro lavoro nasce da un seminario con il celebre regista drammaturgo argentino César Brie.
“Moriremo domani” racchiude una serie di quadri ispirati a racconti personali degli stessi protagonisti, coautori del testo. Il titolo è tratto dalla canzone “We Might Be Dead By Tomorrow“ della cantautrice francese Soko, che rappresenta il fil rouge sia musicale che concettuale di una serie di momenti che esprimono stati d’animo e ansie adolescenziali e giovanili. “Dammi tutto il tuo amore, perché, per quanto ne sappiamo, potremmo essere morti domani”, recita la canzone, e l’amore prende la forma della scoperta, ma anche dell’imbarazzo, della prima volta e dell’inevitabilità. Così, darsi la mano diventa un gesto compiuto “senza volontà, ma per necessità” e così indossare un costume femminile, da parte di un ragazzo, assume il valore del piacere puro, privo di equivocità.
Sulla scena lo scheletro di una porta, la rete di un letto e, man mano, abiti che vengono appesi e poi indossati. La porta è molte cose, ma principalmente un passaggio, perché testo e regia segnano un percorso. La prima tappa è scandita dall’ingresso, con zaini da scuola, in quella che si immagina essere la camera di un adolescente, un mondo fatto di sogni, ma anche di problemi che paiono enormi, interazioni con i coetanei e interferenze da parte degli adulti.
Gli otto attori del Collettivo Senzanumerocivico narrano in prima persona, diventano loro stessi parte della scena e mantengono l’aderenza al testo e alla musicalità della canzone ispiratrice. Sorprendono in particolare quando coniugano apparenza brillante e conclusioni amare, come nella narrazione in forma quasi di musical di tentate molestie sessuali o in quella, comica, ma dall’esito insospettato, sui siti porno. Tutto avviene per la prima volta, anche ciò che ferisce, ma tutto, visto dopo anni, ha il sapore di azioni che “sembrano quelle di qualcun altro”. I giovani ormai adulti escono dalla stessa porta e si dirigono verso la platea, lasciando i loro zaini, come fossero le loro prime emozioni e i loro primi fardelli, sulla scena. Non c’è nulla di risolutivo nell’età adulta, restano dubbi e indecisioni, manca solo quell’approccio assoluto e urgente ad ogni prima esperienza.
Sono bravi gli attori del Collettivo Senzanumerocivico, sono soprattutto credibili e incisivi. Il loro lavoro risulta teso, nonostante l’oggettiva difficoltà di unire frammenti diversi, e la loro interpretazione emoziona, raggiunge angoli remoti della memoria. “Sono incapace di descrivere quel momento in cui mi sono sentita amata”, dice una delle protagoniste, ma “Moriremo domani” va oltre la descrizione, è un raggio di luce sottile che svela attimi altrimenti indescrivibili.