Autore Redazione
martedì
25 Aprile 2023
05:35
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Le novità che potete trovare in libreria questo mese

Le novità che potete trovare in libreria questo mese

ITALIA – Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos.

Ogni mattina a Jenin‘ (Feltrinelli), di Susan Abulhawa

Pubblicato precedentemente con il titolo Nel segno di David. Un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il “Cacciatore di aquiloni” ha fatto per l’Afghanistan. Racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di senza patria. Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l’abbandono della casa dei suoi antenati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore.

La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco di quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.

Disdici tutti i miei impegni‘ (Mondadori), di Luca Argentero

La vita scintillante di Fabio Resti, imprenditore romano che traffica con successo nel business degli eventi aziendali, piomba nell’ombra più anonima quando riceve un’inattesa telefonata da parte della Guardia di Finanza: l’ufficiale Belfiore deve consegnargli una urgente comunicazione giudiziaria che lo riguarda. Causa il possibile inquinamento delle prove, Fabio è costretto a disdire tutti gli impegni e a iniziare l’estate agli arresti domiciliari, a casa dei suoi genitori, in via di Val Tellina, invece che a Formentera o in Salento. È un colpo durissimo, ma anche l’inizio di una piccola, personale rivoluzione.

Il confino nell’appartamento dei suoi anni giovanili, l’osservazione dell’amorevole ménage degli arzilli genitori, l’ambiguo fascino di una ragazza che abita nell’appartamento di fronte, le sabbiose lungaggini della giustizia italiana, il diradarsi dei rapporti con colleghi e amici e altri accadimenti e personaggi di contorno trasformeranno la cameretta di Fabio da luogo di detenzione a trampolino verso un futuro diverso dal suo recente passato.

Con le disavventure di Fabio Resti, Luca Argentero descrive la sghemba parabola di una generazione che ha inseguito un mito edonistico a colpi di eccessi e di politicamente scorretto. Argentero esordisce in libreria con una storia originale e coinvolgente, che strappa risate e riflessioni, e procede tra dialoghi serrati e brillanti assoli psicologici. Lo fa inventando un personaggio lontano anni luce da sé, dai suoi gusti e dal suo vissuto privato. Ma, come succede nei romanzi ben riusciti, capace di gettare uno sguardo lucido e comprensivo.

Beach Read. Romanzo d’estate‘ (HarperCollins), di Emily Henry

Augustus Everett è un autore amato dalla più intransigente critica letteraria. January Andrews invece scrive deliziose commedie romantiche che scalano regolarmente le classifiche. Lui è uno scrittore serio, ma non riesce a parlare di sentimenti. Lei è una sostenitrice dell’amore per sempre e del lieto fine. Non hanno niente in comune. A parte che per i prossimi tre mesi saranno vicini di casa. January ha infatti deciso di rifugiarsi nel cottage del padre sul lago Michigan e pensa di trascorrere l’estate raccogliendo le idee e scrivendo un romanzo pieno della felicità che non sa più immaginare: ha da poco scoperto un segreto sui suoi genitori e non crede più nell’amore.

Nella veranda accanto alla sua c’è però un vicino di casa inaspettato: Augustus Everett, suo ex compagno di college e soprattutto autore di fama. Anche lui colpito da un paralizzante blocco dello scrittore. Da sempre i due non si sopportano, ma decidono di lanciarsi una sfida per cercare di darsi una mano, o più probabilmente di punzecchiarsi. Si scambieranno il romanzo. E così Augustus dovrà dimostrare di saper scrivere anche un lieto fine e January di sapersi cimentare nella scrittura del Grande Romanzo Americano. E questa scommessa cambierà inevitabilmente tutti i finali.

It ends with us. Siamo noi a dire basta‘ (Sperling & Kupfer), di Colleen Hoover

È una sera come tante nella città di Boston e su un tetto, dodici piani sopra la strada, Lily Bloom sta fissando il cielo limpido e sconfinato. Per lei quella non è una sera come tante. Poche ore prima, ha partecipato al funerale del padre, un uomo che non ha mai rispettato, che le ha strappato l’infanzia e Atlas, il suo primo amore. Mentre cerca di dimenticare quella giornata tremenda, viene distratta dall’arrivo di Ryle Kincaid, un affascinante neurochirurgo totalmente concentrato sulla carriera e sull’evitare qualunque relazione. Eppure, nei mesi successivi, Ryle sembra non riuscire a stare lontano da Lily e alla fine cede ai sentimenti e all’attrazione che prova per lei. Dopo una vita non sempre facile, la ragazza ha tutto quello che desidera: il negozio di fiori che ha sempre sognato di aprire e un fidanzato che la ama.

Tuttavia, qualcosa non torna: Ryle a volte è scostante e inizia a mostrare un lato pericoloso, in particolare quando Lily rincontra per caso Atlas. Pur non sentendosi al sicuro con Ryle, Lily si rende conto in fretta che lasciare chi ci fa del male non è mai semplice. Troverà allora il coraggio di dire basta?

In contemporanea mondiale, arriva in Italia l’edizione speciale di ‘It Ends With Us’, il libro di Colleen Hoover che presto diventerà un film. In questa nuova veste grafica il romanzo contiene un toccante Q&A tra l’autrice e la madre, che ne è stata l’ispirazione stessa, e un inserto fotografico che ci racconta episodi inediti della loro vita e della loro famiglia.

Pensaci prima‘ (Rizzoli), di Sara Farnetti

Hai la gastrite, il colesterolo alto o la stipsi? Fluidifica la bile. Sei distratto o poco concentrato? Riequilibra gli acidi grassi. Hai la tachicardia? Risolvi la digestione lenta. Hai l’acne e non dimagrisci? Controlla l’insulina. Sei intollerante a molti alimenti? Riattiva il fegato pigro. Molte volte i sintomi hanno cause lontane, controintuitive. Occorre ricercarle, come ha fatto Sara Farnetti negli otto casi raccontati in questo libro, che svelano il suo innovativo approccio medico che valorizza una visione funzionale e sistemica del singolo paziente.

Si tratta della Medicina di Precisione, che si avvale dell’analisi genetica e disamina tutti i segni che il corpo invia nel corso della vita, per individuare i rischi ereditari e ambientali e contenere così la probabilità futura di contrarre malattie, molto prima che si manifestino. Sara Farnetti “gioca d’anticipo” per permettere a ciascuno di cogliere l’opportunità di vivere a lungo e in salute.

Strumento essenziale di questo metodo è la Nutrizione Funzionale che, studiata in modo personalizzato, attua a ogni pasto un progetto ormonale che sostiene le funzioni degli organi e previene o risolve gli stati infiammatori che minano la salute. A compendio di questo approccio vi sono specifici supplementi e consigli di stile di vita. La scienza, secondo Sara Farnetti, ci offre la chiave per guarire e la prospettiva di una lunga vita.

Michele Ferrero. Condividere valori per creare valore‘ (Salani), di Salvatore Giannella

La prima biografia dell’uomo simbolo dell’eccellenza italiana: l’inventore della Nutella. Le intuizioni geniali, la visione internazionale, la capacità di ascoltare gli altri. L’attenzione certosina alla qualità dei prodotti, alle esigenze dei consumatori, al benessere dei dipendenti. L’invenzione di sistemi di produzione innovativi. L’amore per la famiglia e per la sua terra. La grande riservatezza e l’umiltà. La cura verso i valori umani, la responsabilità sociale.

Michele Ferrero – il papà della Nutella e di decine di altre delizie amate in ogni angolo del pianeta – è stato non soltanto uno dei più grandi imprenditori italiani. È stato l’artefice di un modo di fare impresa che ha messo al centro la persona, secondo il motto ‘lavorare, creare, donare’. Ha imparato le basi artigiane dal padre Pietro, l’importanza dell’organizzazione commerciale dallo zio Giovanni, il senso dell’azienda dalla madre Piera, che negli anni Quaranta riuscirono a trasformare una pasticceria di Alba in una fabbrica. Subentrato al padre, scomparso prematuramente nel 1949, ha guidato l’azienda – con il sostegno costante della moglie Maria Franca – verso una crescita esponenziale. La Ferrero ha varcato i confini nazionali fino a diventare, anno dopo anno, una delle aziende più importanti e più apprezzate a livello globale. Un vero mito.

Come si racconta la vita di un uomo che ha fatto di tutto per tenersi lontano dai riflettori, lasciando parlare unicamente il proprio lavoro? Giannella ci è riuscito intervistando decine di persone che hanno vissuto fianco a fianco con ‘il signor Michele’. Ne è uscito un ritratto entusiasmante, che ricostruisce i traguardi storici di un’avventura inimitabile.

Azzurro. Stralci di vita‘ (Feltrinelli), di Curzio Maltese

“Mi chiamo Curzio. Mio padre ha voluto questo nome. Un po’ per Malaparte ma soprattutto perché era un nome senza santo.” La Roma allo stadio con un padre scavezzacollo e convinto socialista, l’Eur, un viaggio in Calabria con la 500, il macinino, che era la Niña, la Pinta e la Santa Maria di un’intera generazione. Mancava poco alla fine dell’innocenza e dell’allegria, il 12 dicembre 1969.

Era l’Italia del boom, fine boom per essere più precisi. Un Paese ancora ingenuo, spensierato, rivolto al futuro, dove perfino i poveri potevano sentirsi felici. Il sabato era una festa. Andare con la mamma alla Rinascente. Uno spazio enorme, nel pieno centro di Milano. Il profumo di Mariangela Melato. I foulard di seta di Carla Fracci. Armani. I panzerotti del Pugliese. La lotta di classe nella scuola privata al parco Lambro per poter fare il tempo pieno. Studiare al liceo negli anni di piombo. Alle 4 del mattino tornare a casa a piedi da piazza del Duomo a Sesto San Giovanni, perché i mezzi a quell’ora non c’erano. La rivoluzione operaia a Sesto, o meglio un sogno che non si realizzerà mai. Le Br e Walter Alasia. Il Leoncavallo e il Macondo. “Il Male”. “Ridevamo come pazzi e poi con un pensoso e penoso senso di colpa passavamo alle cose serie, la politica, il giornalismo e la cultura ufficiali”.

Poi ci fu la tragedia che colpì l’Italia proprio nel momento in cui si poteva fare davvero qualcosa di grande: l’assassinio di Moro nel maggio del ’78. Mettersi in fila per trovare un lavoro in redazione, il giornalismo sportivo. “La Notte”, “La Gazzetta dello Sport”. Paolo Conte. Di Pietro e Mani pulite, l’ultima grande occasione per l’Italia di diventare un grande Paese moderno. New York. Il cinema. “la Repubblica” (il Milan, Berlusconi eccetera) e la Dolce Vita. Bruxelles con Tsipras. Zeno. Uscire solo col cane, durante il Covid. Roman Polanski e Macbeth, un presagio di morte e gli occhi aperti sulla vita. Il racconto di una vita vissuta con grazia e ironia. Dentro c’è tutto il romanzo dell’Italia contemporanea.

La Baronessa di Carini. Gita in Sicilia‘ (Gallucci), di Costanza DiQuattro

Due piani di lettura che, partendo da punti di vista diversi, mano a mano si sovrappongono. Da un lato il romanzo storico sulla tragica vicenda della baronessa di Carini. Dall’altro una scolaresca di Viterbo dei nostri giorni che con l’insegnante di latino e greco fa una gita in Sicilia ritrovandosi a vivere “l’ultima notte della povera Laura Lanza”. E’ la chiave di lettura con la quale la scrittrice siciliana Costanza DiQuattro racconta il terribile fatto di sangue che coinvolse la giovane nobile, uccisa dal padre insieme al suo amante nel 1563, nel suo nuovo romanzo ‘La Baronessa di Carini. Gita in Sicilia’ in libreria per Gallucci da qualche giorno.

“Ho utilizzato due piani narrativi diversi tanto che il libro di fatto è diviso in due storie che si uniscono soltanto alla fine, nell’ultimo capitolo. Tra la prima e la seconda parte – dice a DiQuattro – ci sono 500 anni di distanza. La vicenda di Laura Lanza è ambientata intorno al 1560 e invece la vicenda contemporanea, che ruota intorno a una gita scolastica, è ambientata nel 2022. Nella seconda parte del romanzo, infatti, una scolaresca del liceo classico di Viterbo va in gita in Sicilia con la professoressa di latino e greco, una siciliana che ama in maniera quasi esasperata la sua terra. Quattro ragazzi, che rappresentano quattro tipi universali che avrebbero potuto esistere anche nel 1500, diventano protagonisti di una trama che è una storia nella storia”. Nell’ultima parte del romanzo, infatti, “questi quattro ragazzini si trovano avviluppati nella storia di Laura Lanza vivendo la sua ultima notte. La vicenda si trasforma in un fantasy”. I ragazzi iniziano a indagare sulla morte della baronessa della quale si racconta rimase impressa su una parte di una stanza del Castello di Carini l’impronta della mano insanguinata.

Il libro strizza l’occhio ai giovani lettori attirandoli in una trama che li vede protagonisti. D’altro canto, per gli adulti, c’è la fascinazione per un fatto reale, “un must per la Sicilia, che continua purtroppo a evocare fatti attuali: il femminicidio e la violenza di alcuni padri”. Cosa resta oggi della vicenda della baronessa di Carini? “Di fatto quella della Baronessa di Carini è la storia di un delitto d’onore. Un reato – risponde la DiQuattro – che, in un certo senso, ci appartiene ancora”. Basti pensare che “abbiamo dovuto aspettare il 1981 per avere una legge che lo bandisca”. Nata a Ragusa nel 1986, Costanza DiQuattro, direttrice artistica del teatro Donnafugata, si occupa di drammaturgie. E’ autrice di quattro romanzi: ‘La mia casa di Montalbano’, ‘Donnafugata’, ‘Giuditta e il monsù’ e ‘Arrocco siciliano’. Per il teatro ha scritto ‘Barbablù’, ‘La flanerie tra Bellini e Wagner’ e ‘Parlami d’amore’.

Un autunno d’agosto‘ (Chiarelettere), di Agnese Pini

Estate 1944. Lungo la Linea gotica si consuma la parte più feroce della guerra in Italia, una serie di eccidi orribili per mano dei nazifascisti. A San Terenzo Monti, paese di poche centinaia di abitanti tra Liguria, Emilia e Toscana, vengono uccise senza pietà 159 persone, in prevalenza donne e bambini, l’esecuzione accompagnata dal suono di un organetto. Attraverso la storia della sua famiglia, con una scrittura intensa, viva e piena di grazia, una galleria di personaggi che diventano romanzeschi per la forza e l’umanità della narrazione, Agnese Pini ha scritto un grande romanzo civile, con il respiro universale dell’inchiesta-racconto che parla di noi e del presente.

“Una storia così” dice l’autrice “lascia un segno indelebile nelle famiglie che l’hanno subita, e appartiene a tutti i sopravvissuti e ai figli dei sopravvissuti. È una storia di umanità e di amore perché, soprattutto nei momenti in cui vita e morte sono così vicine, l’umanità e l’amore escono più forti che mai. L’ho sentita raccontare fin da quando ero piccola: la raccontavano mia nonna, mia madre, mia zia (nella foto di copertina), ma per molto tempo ho pensato che fosse un capitolo ormai chiuso della storia d’Italia e della mia storia personale. Grazie anche al lavoro che faccio, ho capito invece che quel capitolo era tutt’altro che chiuso, che lì si nascondono gli istinti più inconfessabili di ciò che possiamo ancora essere. L’ho capito con la guerra in Ucraina, vedendo come certi orrori si perpetuino sempre identici al di là delle latitudini e degli anni. E l’ho capito perché nel nostro paese c’è un periodo, il ventennio fascista, che ancora non riusciamo a guardare con una memoria davvero condivisa. La storia raccontata in questo libro può diventare allora un’occasione per tornare a ciò che siamo stati con una consapevolezza nuova. Del resto la resistenza civile di un paese si può tenere viva solo restituendo verità e dignità al destino degli ultimi. Questo è un libro sugli ultimi ed è a loro che è dedicato, perché su di loro si è costruita l’ossatura forte e imperfetta di tutto il nostro presente, dunque anche del mio”.

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