Con Olympos di Giorgio Ieranò si indaga il lato umano degli Dei della mitologia greca

RADIOGOLD – Chi ama la mitologia greca non può perdere Olympos di Giorgio Ieranò, professore di letteratura greca all’Università di Trento. In questo saggio edito da Marsilio, Ieranò si diverte a mostrare il lato “umano, troppo umano” degli dei dell’olimpo.

Zeus tentato da ogni fanciulla terrestre, marito fedifrago, che si tramuta in cigno o in toro per sedurre le ragazze di cui si innamora. Sua moglie Era, dal carattere forte, che prima abbozza i tradimenti di Zeus e si ribella alla sua maniera. I capricci di Eros e Afrodite o il fascino della forza bruta, della potenza inarrestabile e violenta di Ares. Gli stratagemmi di Ermes, messaggero alato degli dei. Chi più ne ha più ne metta.

adv-185

Simone Sciamè

Ogni capitolo è dedicato a una divinità greca. Ieranò non solo si diverte, ma ci diverte a raccontare vizi, amori e avventure degli dei, con un lessico alla portata di grandi e piccini. Più ne leggiamo i lati oscuri, i pregi e difetti, più gli dei sembrano apparirci come personaggi di una tragedia o di una commedia, come la tradizione teatrale antica insegna. L’autore ci intrattiene con passione pagina dopo pagina facendo luce su cosa accomuna esseri umani e divini, guidandoci verso una sostanziale domanda: gli esseri umani sono a immagine e somiglianza degli dei o viceversa?

Con quest’opera, l’autore rende evidente come ci siano delle analogie tra quello che accadeva migliaia di anni fa e quello che accade tutt’oggi nella nostra società. Ieranò soddisfa persino alcune simpatiche curiosità riguardo al lessico quotidiano, rivelando l’origine di termini di uso comune come “afrodisiaco” o rispondendo ad aneddoti quotidiani. Lo sapete perché gli uomini si addormentano dopo aver fatto l’amore? Potreste trovare la risposta tra le pagine di questo libro. Consigliato a chi vuole approfondire la mitologia greca con una nota di leggerezza e ironia, scoprendo qualcosa di più sulla natura umana (e divina).

La recensione è stata scritta da Simone Sciamè dopo aver letto il saggio.