PIEMONTE – Il rapporto Pendolaria 2017 di Legambiente ha messo a nudo i problemi del trasporto ferroviario in italia, evidenziando i consueti affanni in Piemonte e in provincia. Nella nostra regione l’associazione continua a rilevare “criticità importanti” su alcune linee come la Cuneo-Torino e la Genova-Alessandria-Torino. In questo caso i problemi riguardano “la quantità di carrozze disponibili ed il conseguente sovraffollamento dei treni che molto spesso impedisce un regolare svolgimento del servizio. A questo riguardo di positivo c’è l’introduzione dei treni Regionali Veloci che collegano proprio i principali centri urbani piemontesi tra loro e quelli delle Regioni limitrofe. In questo modo sulla Torino-Milano e sulla Torino-Genova si ha un cadenzamento orario dei treni.”

Pendolaria denuncia ancora la sostituzione del servizio su ferro con quello su gomma. È il caso della Novi-Tortona e della Alessandria-Ovada, a cui si sono aggiunte nel 2013 la linea Vercelli-Casale Monferrato, per la quale però si prevede la riapertura nei prossimi mesi grazie a un accordo siglato proprio questo gennaio.

Nel 2017 sono emersi i consueti problemi di collegamento con città importanti come Roma, diretto fino al 2009, con cambio invece nel 2011 fino al ritorno di un Frecciabianca diretto che impiega 5 ore e 45 minuti per raggiungere la capitale.

D’altra parte anche i numeri sottolineano l’importanza dei collegamenti con città nevralgiche come Milano. La tratta Milano-Pavia-Alessandria, per esempio, è la diciassettesima linea più utilizzata con 36.000 viaggiatori al giorno.

Per concludere, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2017, il Piemonte ha subito un taglio dei servizi del -4.9% con una impennata delle tariffe, schizzate al +47.3% sempre nel periodo analizzato, dal 2010 al 2017.

Legambiente infine denuncia la scarsa attenzione della Regione al settore ferroviario nonostante il fortissimo utilizzo del mezzo da parte dei piemontesi. La Regione non arriva a stanziare neanche lo 0,1% della spesa rispetto al bilancio per il settore, fermandosi solo allo 0,05%. Peggio hanno fatto solo Friuli, Sardegna, Puglia, Calabria, Marche, Basilicata e Molise. Nel 2016 il Piemonte ha infatti investito 6,4 milioni per il servizio ferroviario pendolare e neanche un euro per il materiale rotabile. Però proprio mercoledì, la Regione ha annunciato stanziamenti in materia di trasporti pari a circa 578 milioni di euro, di cui circa 530 per spese correnti e 48 per spese d’investimento, destinati a finanziare principalmente interventi per infrastrutture stradali e ferroviarie.

Rispetto al numero di passeggeri in Piemonte il rapporto Pendolaria di Legambiente 2017, registra dal 2011 al 2017 un forte calo del numero di passeggeri che utilizzano il treno giornalmente (dai 205.400 del 2011 ai 167.556 del 2017), evidenziando un calo di oltre il 18%. Secondo la Regione tuttavia nel 2011 nel computo totale dei passeggeri venivano conteggiati anche i passeggeri di tratte rientranti nei contratti di servizio di altre regioni (Lombardia e Liguria in particolare). Negli ultimi rilevamenti vengono invece riportati esclusivamente i passeggeri delle linee rientranti nei contratti i servizio del Piemonte. Inoltre c’è da considerare che nel 2012 sono state chiuse 12 linee (poi diventate 14) e questo ha comportato una contrazione del numero di passeggeri. I dati in possesso della Regione parlano di una crescita continua e costante del numero di passeggeri dal 2014 al 2016. Il dato 2017 non è ancora disponibile (quindi non si capisce sulla base di quali informazioni venga riportato dal rapporto Pendolaria), ma, anche se non ufficiale, nel 2017 registra un ulteriore incremento sia degli abbonati che del numero di passeggeri/giorno. La riorganizzazione del servizio, con la creazione dell’SFM,  ha portato negli ultimi anni a recuperare il divario con il dato pre 2012, come testimoniano sia le rilevazione del numero di passeggeri (comparando dati omogenei), sia i dati di ricavi da traffico al netto degli aumenti tariffari”.

Al di là delle precisazioni il dossier Pendolaria fa emergere che quando è stato deciso di “investire nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno, come è accaduto in Lombardia, dove nonostante le difficoltà su alcune linee, si è raggiunta quota 735.000 passeggeri ogni giorno sui treni regionali (con un +3,1% nel 2017 e +24% dal 2009 ad oggi, quando erano 559mila) o in Friuli Venezia Giulia dove si è passati da 13mila a 21.500 i viaggiatori con un aumento del +38%.