RIVARONE – Una banale partita di calcetto può essere il punto di partenza per spiegare come può essere diverso il mondo e come in parte lo sia già, basta aprire gli occhi. Tutto parte da un gruppo di cittadini di Rivarone. Gli acciacchi, i traslochi e gli impegni nel tempo hanno assottigliato il gruppetto di dieci persone che era solito trovarsi sul campetto del paese per la più classica delle partite di calcetto. Quelle che cominci a fare da giovane quando ancora pensi di essere un aitante campione e che poi prosegui negli anni con velleità mutate e ritmi compassati. A Rivarone quella partitella, da appuntamento fisso settimanale era divenuto sempre più un raro evento. Impossibile recuperare puntualmente le dieci persone necessarie a sfidarsi sul campo fino a che sono arrivati 11 migranti del Ghana. Visti con diffidenza in paese fin dal primo giorno ma senza sapere neanche chi fossero. Massimo Canonico insieme ai suoi amici non ci ha pensato troppo. Non esistono problemi, solo soluzioni. Si va, si parla, li si invita a giocare a calcio, si prova. Da quella prima partita con Toffic, Awal, Ernest, Lema (nella foto)Graham si arriva quindi a un appuntamento che torna a essere fisso, ogni settimana. Tutti hanno recuperato il sorriso. I cittadini di Rivarone sono tornati giovani, con il pensiero, i ragazzi del Ghana che vivono nel paese, si sentono parte di un gruppo. Il pallone parla tutte le le lingue e le malelingue sono fuorigioco.

“Fin dal primo  giorno – ha spiegato Massimo Canonico – abbiamo ritenuto giusto conoscerli prima ancora di giudicarli. È nato un rapporto e in accordo con la cooperativa che gestisce questi ragazzi abbiamo pensato di coinvolgerli nella partita classica del lunedì. Noi facevamo fatica a raggiungere le dieci persone e dalle 52 partite all’anno eravamo arrivati a 5. A loro faceva piacere giocare e così è nato questo appuntamento fisso. Adesso ogni settimana uno di noi li va a prendere e si inizia a giocare“. Il problema, si fa per dire, è che “loro sono veramente bravi, altroché. Come si vede nella foto non possiamo fare Italia contro Ghana perché sarebbe impari e quindi le squadre sono sempre miste. Loro sono veloci, tecnicamente molto bravi, c’è poco da dire.” Al di là della questione sportiva è importante il significato di questa storia: “Sono dei ragazzi buoni che nonostante il loro passato hanno sempre il sorriso e che ringraziano molto noi che li facciamo giocare ma ancora più spesso ringraziano l’Italia che li ha accolti. Loro stanno proprio bene qui e questa cosa non la danno per scontata“.