Processo Fabbio, Vandone e Ravazzano: la difesa prova a ridurre tre capi d’imputazione a illeciti amministrativi

E’ ripreso questo mercoledì mattina in tribunale ad Alessandria, il processo penale per due ipotesi di falso, abuso d’ufficio e truffa ai danni dello Stato nei confronti dell’ex sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, ex assessore al bilancio, Luciano Vandone e dell’ex Ragioniere Capo di Palazzo Rosso, Carlo Alberto Ravazzano. Gli imputati, assenti questo mercoledì in aula, sono accusati di aver modificato il bilancio consuntivo 2010 di Palazzo Rosso così da far configurare il rispetto del patto di stabilità. Come anticipato durante l’udienza dello scorso 19 giugno, il pool della difesa, questo mercoledì, ha sottoposto all’attenzione della Corte di Assise una recente norma che, secondo gli avvocati, ridurrebbe le due ipotesi di falso e l’abuso d’ufficio a un illecito amministrativo per cui, in caso di condanna, sarebbe prevista una sanzione pecuniaria fino a un massimo di dieci volte l’indennità di carica per Fabbio e Vandone e una multa fino a tre mensilità, al netto degli oneri fiscali e previdenziali, per l’ex responsabile del servizio economico-finanziario del Comune. Per i difensori, l’avvocato Luca Gastini per Carlo Alberto Ravazzano, gli avvocati Marco Conti e Marco Paneri per Luciano Vandone e gli avvocati Claudio Simonelli e Roberto Cavallone per Piercarlo Fabbio, la fattispecie introdotta con l’articolo 31 co.31 della legge 183 del 2011 descriverebbe con maggiore specificità la condotta contestata ai tre imputati e prevarrebbe quindi sulle più generiche norme del codice penale. Di parere opposto, invece, sia l’accusa, rappresentata in aula dal Pm Riccardo Ghio, che i legali di parte civile, l’avvocato Giulia Boccassi per il Comune di Alessandria e l’avvocato Antonio Ciccia per il Cissaca, il consorzio dei servizi sociali dell’alessandrino. Secondo il Pm, Riccardo Ghio, il legislatore avrebbe infatti introdotto la norma su cui fa leva la difesa per sanzionare fattispecie meno gravi, che sarebbero quindi potute ‘sfuggire’ al codice penale. Le condotte contestate a Fabbio, Vandone e Ravazzano secondo l’accusa non rientrerebbero però in questi casi ‘minori’ e per questo il Pm, mercoledì, ha chiesto alla Corte di attendere la testimonianza dei periti di parte ‘per comprendere a pieno la gravità degli atti compiti dagli imputati’ per far configurare il rispetto del patto di stabilità. Sulla falsariga dell’intervento del Pm, anche quello dell’avvocato del Comune di Alessandria, Giulia Boccassi. Per il legale di parte civile, infatti, la ratio dietro la norma su cui punta il pool della difesa sarebbe stata introdotta proprio a seguito del crescente numero di violazioni per far configurare il rispetto del patto di stabilità. Le sanzioni previste dalla recente norma secondo l’avvocato Boccassi, si andrebbero quindi ad aggiungere alle pene previste dal codice penale e non a sostituirsi, come invece ritiene la difesa.

La Corte si esprimerà sulla questione nella prossima udienza fissata per l’11 dicembre.