LIBARNA – L’area archeologica di Libarna continua a suscitare l’attenzione e l’interesse di due prestigiose università americane, la Texas Tech e la Boise State. Già dal 2016 un gruppo di ricercatori dei due college sta studiando il sito lungo la strada provinciale tra Serravalle e Arquata Scrivia dove affiorano i resti di un’antica città di epoca romana.

La più importante area archeologica del Piemonte da ormai tre anni ospita a luglio anche la “Field School”, la “scuola sul campo” di archeologi delle due Università americane. Il team, quest’anno composto da 9 ricercatori, è quindi tornato a Libarna per scoprire cosa esiste ancora dell’antica città sotto Serravalle e Arquatasenza scavare”. I ricercatori delle due Università americane, infatti, usano tecniche e strumenti non invasivi e questa estate sfrutteranno in particolare il georadar, uno strumento che tramite onde elettromagnetiche permette di tracciare una mappa di quello che si nasconde nel sottosuolo.

Un’immagine precisa dei contorni urbani dell’antica città di Libarna è anche quella che mostrano gli occhi dei droni che gli studiosi  fanno volare sopra i campi nell’area del sito archeologico. Anche la diversa altezza delle piante, dall’alto,  mostra i segni delle strutture dell’antica Libarna e grazie alle riprese del drone è possibile creare un “fotomosaico” di quanto è ancora “sommerso” .

Durante i primi due anni, il progetto “Libarna Urban Landscape”, che a livello locale è coordinato dall’archeologa Melania Cazzullo con il supporto dell’associazione Libarna Arteventi e la supervisione della Soprintendenza, ha già permesso di tracciare una mappa più precisa di strutture come il foro e il portico. Le due referenti scientifiche, Katherine Huntley della Boise University e Hanna Friedman della Texas Tech University, sono però convinte di poter scoprire “molto di più. Secondo gli studiosi, infatti, quanto è già riaffiorato è solo un decimo dell’estensione complessiva dell’antica città romana.

Vogliamo creare una mappa più precisa possibile senza scavare e anche approfondire lo studio di materiali e resti botanici per capire come viveva l’antica popolazione e quali attività svolgeva”. Ormai “innamorate di Libarna“, le due ricercatrici americane sono diventate vere e proprie ambasciatrici dell’area archeologica, che hanno fatto conoscere anche alla folta platea di studiosi riuniti a gennaio a Boston per il congresso di archeologia più importante degli States. “Ogni regione ha la sua identità e tradizione e Libarna ha una storia unica che va studiata, così come quella dei più noti siti archeologico del Sud Italia come Roma, Ostia o Pompei” ha sottolineato Katherine Huntley.

 

Il “turismo culturale” è di certo un settore su cui punta la Provincia di Alessandria, ha sottolineato il Presidente Gianfranco Baldi, affiancato dal suo vice Federico Riboldi, dal consigliere regionale Luca Rossi e dal neo presidente di Alexala Pierluigi Prati. Hanno dimostrato di credere nell’area archeologica e nelle sue potenzialità anche il sindaco di Arquata Alberto Basso e il primo cittadino di Serravalle Alberto Carbone che, ha ricordato, dal 2002 ad oggi ha investito circa 800 mila euro “tra fondi diretti e indiretti” per interventi strutturali nell’area di Libarna.

Per far eventualmente riemergere l’antica città romana e trasformare Libarna in una Pompei del Nord di fondi, però, ne servirebbero davvero tanti. Anche le università americane come la Texas Tech e la Boise State, che hanno certamente più risorse degli atenei italiani, hanno finanziato solo una parte del progetto di ricerca a Libarna. Il resto, il team l’ha raccolto grazie a una campagna di crowfunding che ha convinto appassionati di archeologia sparsi per 20 Paesi del mondo. Se si vuole sognare davvero in grande, allora, forse si deve sperare che qualche petroliere, magari proprio del Texas, si innamori di Libarna come il team di ricercatori della Texas Tech e la Boise State University.