L’offerta di lavoro non al passo con l’industria 4.0

FUBINE – Può sembrare un paradosso ma in provincia ci sono aziende importanti che vorrebbero assumere eppure non ci riescono a causa dell’assenza di figure adeguate. È il caso della Gefit, nata nel 1967 da una costola del Gruppo Guala, per progettare e realizzare macchine per la produzione industriale. Oggi l’azienda conta 215 lavoratori in Italia e 350 in tutto il mondo, ed è leader nella produzione di macchinari per l’industria automobilistica e stampi per termoplastici. Le prospettive di crescita sono buone, ma la notizia non buona è la continua fatica nel reperire figure professionali i grado di inserirsi in maniera efficace. “Gefit ha fortemente voluto e creato una eccellente forza lavoro che vuole implementare e siamo sempre alla ricerca di profili altamente specializzati, sia diplomati che laureati. Purtroppo però siamo sempre in difficoltà nel trovarli – ha spiegato Eleonora Zavattaro, Vice Presidente di Gefit Spa. Abbiamo già un ottimo rapporto con gli istituti tecnici del territorio ma la domanda è comunque sempre più alta rispetto all’offerta.”

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Gefit è alla “costante ricerca di ingegneri meccanici, elettronici e meccatronici come di periti. Solo nell’ultimo anno abbiamo inserito 10 persone in ambito tecnico, sei ingegneri e 4 diplomati, e quando incrociamo profili interessanti li inseriamo perché per fortuna la crescita dell’azienda è continua“.

Tra i problemi principali – ha aggiunto Eleonora Zavattaro – c’è quello della conoscenza di frequente non adeguata dell’inglese. Molti ragazzi non lo conoscono o non in maniera consona e questo aspetto costituisce una barriera alle trasferte lavorative. L’inglese per noi è fondamentale perché esportiamo per il 90%“.

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La difficoltà nel reperire personale è un problema che investe molte aziende strutturate del territorio e non solo della provincia. Confindustria Pavia, per esempio, ha sollevato pubblicamente il problema sottolineando come in Italia l’innovazione tecnologica abbia trasformato l’industria. Nonostante la modernità acquisita le aziende ormai non riescono ad attirare giovani. Nella provincia pavese la frequenza dei corsi di meccanica negli istituti professionali è in calo ed è per questo che in alcune provincie, come quella di Bergamo, è stato costituito un Istituto tecnico superiore della meccatronica. Un’idea definita “interessantissima” da Zavattaro che ha rimarcato l’importanza della collaborazione con il territorio per contribuire alla crescita delle aziende anche alla luce di esempi lungimiranti anche nell’alessandrino. “Confindustria Alessandria nel 2011 è stata pioniera di una iniziativa analoga con la creazione di un comitato tecnico-scientifico all’interno dell’istituto Volta mirato a far sì che gli indirizzi di studio fossero più vicini possibile alle offerte della provincia. L’iniziativa è partita con la ‘formazione dei formatori’: i docenti sono venuti in azienda per capire cosa serve per creare poi i futuri tecnici. Il contatto tra aziende come Gefit è ora continuativo e cerca di avvicinare domanda a offerta“. Tuttavia in Italia, ha spiegato ancora la Vice presidente di Gefit, occorrerebbe investire di più nella formazione scolastica e in modo adeguato. “Il percorso di alternanza scuola-lavoro, se fatto bene, serve e spesso anche gli stessi ragazzi riescono a capire le loro attitudini. Deve essere fatto però in un certo modo e deve coinvolgere soprattutto gli istituti tecnici. Noi, nel 2018, abbiamo assunto 4 ragazzi che hanno fatto il percorso di alternanza ma bisogna continuare a investire sulla formazione. “il Governo dovebbe continuare ad incentivare le aziende che aderiscono al progetto di alternanza”. Poi, ha spiegato ancora Eleonora Zavattaro, “è stato un peccato e un problema che il Politecnico ad Alessandria abbia chiuso”.

Questo però non basta se oggi la Gefit è alla continua ricerca di nuove figure: “i ragazzi che vanno a studiare a Milano spesso si fermano lì. Forse è necessario far sapere e comunicare che in provincia ci sono tante aziende che hanno bisogno di assumere“. Altro aspetto cruciale infatti è quello della comunicazione. Ci sono realtà industriali che hanno necessità di crescere ma per farlo devono assumere figure giuste “e c’è una assenza di conoscenza delle esigenze imprenditoriali.”