ALESSANDRIA – “I tempi sono maturi” per avere ad Alessandria il primo IRCCS pubblico del Piemonte sulle patologie ambientali e in particolare sul mesotelioma. La Regione Piemonte, ha annunciato l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, sosterrà la candidatura di Alessandria come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e ha pubblicamente incaricato i Direttori Generali dell’Azienda Ospedaliera, Giacomo Centini, e dell’Asl Al, Antonio Brambilla, di preparare il dossier da sottoporre al Ministero.

L’annuncio è arrivato durante il convegno “Sanità, ambiente e ricerca scientifica ospitato a Palatium Vetus e organizzato da Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, in collaborazione con l’associazione Cultura e Sviluppo, l’agenzia di sviluppo del territorio Lamoro, Fondazione SolidAl onlus e patrocinato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e dall’Ordine degli Infermieri della provincia di Alessandria.

Ora che il Piemonte ha messo “i conti a posto” ed è “nel gruppo di testa” a livello nazionale per qualità delle prestazioni sanitarie, ha precisato Saitta affiancato dagli assessori alla Ricerca Giuseppina De Santis e all’Ambiente Alberto Valmaggia, anche la Regione ha “tutte le carte in regola” per spingere l’Alessandrino verso un fondamentale passo avanti sul fronte della ricerca sul mesotelioma.

Grazie a Casale Monferrato negli ultimi 30 anni è stato fatto un grandissimo lavoro “che è partito per rispondere a una richiesta di aiuto arrivata dai casalesi” ha sottolineato il Direttore Scientifico di Vitas Onlus Daniela Degiovanni. Proprio i cittadini di Casale e i famigliari delle vittime dell’amianto hanno guidato il lavoro dei ricercatori che per primi negli ’80 studiarono il mesotelioma. Sempre il bisogno di risposte dei cittadini ha mosso i volontari di Vitas che dal 1996 offrono cure palliative per alleviare la sofferenza fisica e psicologica dei malati e dei loro famigliari e che oggi seguono a domicilio circa 500 persone.  Nel casalese, ha ricordato ancora Daniela Degiovanni, il mesotelioma è un tumore “diverso e non solo perché colpisce con maggiore ferocia che altrove. Il “dolore per tutte le vite spezzate da una patologia per cui ancora non esistono cure efficaci è di una intera comunità, dove tutti si conoscono e che “vive nella paura di ammalarsi”. Un dramma che Casale Monferrato ha messo a disposizione per elaborare il “Modello Operativo per la presa in carico globale del paziente affetto da mesotelioma” e che ha unito due aziende sanitarie, Aso e Asl Al, che oggi lavorano in equipe nell’Ufim, l’Unità Funzionale Interaziendale per la diagnosi e terapia del mesotelioma “dove oltre alla scrupolosa attenzione ai protocolli si mette sempre al centro l’attenzione alle persone” ha aggiunto il Direttore Scientifico di Vitas Onlus.

Cresciuta sempre più la collaborazione tra Ospedale di Alessandria e Asl e rafforzato anche il rapporto con l’Università del Piemonte Orientale grazie ai 50 posti per il corso di laurea in Medicina, per Saitta ci sono “tutte le condizioni per candidare Alessandria come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Bisogna però essere “realisti” perché nel campo della ricerca e dell’innovazione la concorrenza è tanta. La candidatura richiede “un ulteriore salto in avanti” perché in un campo dove non ci sono risultati scontati si vince “sulla qualità della ricerca”. Sanità vuol dire certamente “cura” ma anche “occupazione di qualità”, soprattutto ad Alessandria, dove l’Ospedale è “il più importante centro occupazionale” della città, ha ricordato il presidente della Fondazione SolidAl Antonio Maconi, chiamato insieme al consigliere regionale Domenico Ravetti a moderare le due tavole rotonde del convegno. Con la candidatura si dovrà quindi affrontare un’altra sfida e vedere “sanità, ambiente e ricerca scientifica” come opportunità di sviluppo del territorio e creare tutte le condizioni per attrarre i migliori ricercatori ad Alessandria.