Addio a don Walter Fiocchi
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Occhi celesti e profondi, il sorriso sempre pronto, l’imponenza fisica trasferita nella forza delle omelie e delle tante battaglie. Tutto questo ora non c’è più. Don Walter Fiocchi, è morto questa mattina all’hospice il Gelso. Aveva rassicurato i tantissimi amici che la sua visita all’ospedale sarebbe terminata venerdì e che avrebbe continuato a raccontare i suoi pensieri su Israele e la Palestina subito dopo. Non c’è stato il tempo. Il male che più volte aveva allontanato lo ha vinto, senza però vincere il suo spirito, per molti destinato a essere indimenticabile.

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Don Walter era diventato prete l’8 settembre del 1978 e proprio l’anno scorso, a Castelceriolo, aveva festeggiato i 35 anni ‘da prete’. Mai conformista, spesso graffiante, netto, diretto, era un uomo che viveva la fede in modo non convenzionale, rifuggendo la rigida gerarchia ecclesiastica. Il suo pensiero sulla Chiesa e la comunità è rachiuso nel libretto per la festa dei 35 anni: “vorrei una comunità cristiana aperta, che abbia le porte apere ai giovani, una Chiesa che guardi lontano e non abbia la testa girata a guardare (con rimpianto) al passato. Non saranno né il conformismo, né tiepide proposte, né la riproposizione di stanchi e polverosi riti del passato a rendere la Chiesa interessante. Vorrei infine una Comunità Cristiana che non è preoccupata di portare la gente a sé, ma accompagnare tutti quelli che incontra e con cui è chiamata da Dio a vivere, fin ‘sulla soglia di Dio’. Se la ‘soglia di Dio’ coincide anche con la ‘soglia della chiesa’, non sta a noi stabilirlo e giudicarlo!” 

La fede per don Walter era entrare in rapporto con la comunità, era spendersi in tutto e per tutto e per questo le porte delle sue chiese erano sempre aperte, senza però l’obbligo di entrare: “a proposito poi della lamentazione  di alcuni: “Ma i ragazzi e i giovani non vengono mai in chiesa! Bisogna dir loro di venire a messa” noto un po’ di sconcerto quando affermo che io non dirò affatto nulla del genere ai giovani. Non lo dirò perché sarebbe letto da loro come una sottile forma di ricatto: la parrocchia mette a disposizione quello che ha per le tue esigenze, tu in cambio vieni in chiesa!
Non lo dirò perché la pratica religiosa (‘l’andare a Messa’) deve scaturire da una scelta personale, frutto di un incontro con il Vangelo e della scoperta che i sacramenti realizzano la possibilità di un incontro con il
Gesù risorto e vivo; che la pratica religiosa non è seguire una tradizione o segno di appartenenza ad un’organizzazione religiosa, ma è attingere acqua alla “fontana del villaggio”, acqua per la vita quotidiana, per avere l’energia necessaria per “aggredire” Ìa vita; segno che si è finalmente compreso che la fede non è un fatto di schieramento sociale o di conoscenza intellettuale di una dottrina, ma è entrare in relazione con il Dio vivo e in relazione con una Comunità che vive e testìmonia nei fatti a sua Fede”.

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Questa relazione con Dio, testimoniata nei fatti e nella fede don Walter la dmostrava nei suoi viaggi in Palestina. Fino all’ultimo, nonostante le condizioni di salute precarie, ha dato più aiuto possibile a una popolazione che lui amava e che difendeva anche con i suoi scritti. Parole molto spesso, crude e forti, che denunciavano il suo grande amore per il prossimo. Un amore sincero e netto fatto di azioni ‘fuori dal tempio’, per servire il prossimo.

Don Walter mancherà ai suoi parrocchiani di Castelceriolo e Alessandria, agli innumerevoli amici palestinesi e a quelli che hanno incontrato il suo sguardo in questi anni. Ritroverà però Mons. Charrier e probabilmente chiacchiererà con Dio fuori dal tempio.

Il rosario verrà recitato questa domenica sera alle 21 e poi ancora lunedì, sempre alle 21, nella Chiesa parrocchiale di Castelceriolo. I funerali si terranno poi martedì pomeriggio alle 15, sempre a Castelceriolo.