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ALESSANDRIA – Positivo l’accordo del Governo sulle 26 domeniche aperte all’anno ma “servono misure di sviluppo per il commercio al dettaglio”. Questo il parere della presidente provinciale di Confesercenti. Secondo Manuela Ulandi la discussione sugli orari “non è la priorità”, a fronte di “una disparità di tassazione” ancora significativa tra il piccolo commercio e le piattaforme di vendita online.

“Queste ultime non hanno la nostra stessa pressione fiscale” le parole di Ulandi “alla fine lo stesso prodotto costa la metà su internet perché il piccolo commercio è vessato da tasse e affitti altissimi mentre ci sono casi di piattaforme web che pagano le tasse in paradisi fiscali”.

Il tema orari ha anche diviso i lettori di Radio Gold. Sulla nostra pagina Facebook i risultati di un sondaggio di qualche giorno fa certificano una lieve prevalenza del Sì: il 57% di chi ha votato si è detto favorevole a 26 domeniche aperte su 52 e 4 festività su 12. Contrario il 43%. 347 i voti totali.

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A livello nazionale speriamo di sederci al tavolo con Palazzo Chigi per degli aggiustamenti e arrivare a una definizione il più condivisa possibile” ha aggiunto Manuela Ulandi “giusto che si sia tornati a discutere sull’argomento. Si è preso atto che la liberalizzazione del Governo Monti non ha portato né l’aumento dei consumi, né dei posti di lavoro. Anzi, ha rappresentato un danno enorme per i piccoli commercianti. Circa 56 mila se ne sono andati negli ultimi sette anni”.

Misure di sviluppo per il commercio: questa, quindi, la richiesta principale di Confesercenti. “I dati Istat del 2018 parlano di recessione” ha precisato Ulandi “occorre far ripartire i consumi, invertire la tendenza, attraverso politiche a sostegno del commercio al dettaglio. Altrimenti la questione degli orari di lavoro diventerà marginale, purtroppo. E su questo occorre uniformità, senza situazioni a macchia di leopardo. In questi anni tanti Comuni hanno approfittato del fatto di essere vicini a grandi supermercati per farsi definire turistici: ma, ad esempio, tra Alessandria e Rimini, pensare a 26 domeniche aperte all’anno sarebbe troppo per il primo caso e troppo poco per il secondo. Occorrono quindi norme diverse”.

Ulandi ha poi bollato come “poco rilevanti” i numeri dell’ultimo sul saldo aperture/cessazioni ad Alessandria, con un lieve incremento dei negozi avviati, +4. “Ben venga che il rapporto sia positivo ma si tratta di numeri con un significato poco concreto. Stiamo assistendo a un turn over. Le imprese vivono sempre meno. Alcune durano appena un anno. Anche ad Alessandria sono stati chiusi brand importanti. Ricordo poi che nel capoluogo quest’anno ha aperto un altro grande centro commerciale e un altro sta per essere ultimato. Non è un bel segnale, vuol dire far spostare le persone dal centro alle periferie. Per questo occorre una riforma seria dei centri storici. L’unico strumento in mano ai sindaci è il piano regolatore”.

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