adv-48

ALESSANDRIA  – I filoni della fantascienza sono tanti e già molto esplorati sia in campo letterario che cinematografico, perciò il valore aggiunto di ogni nuovo scritto sta nella novità costruita su un patrimonio comune. Leggendo Letarghya di Andrea Di Bartolo si intuiscono scenari apocalittici e distopici che riecheggiano classici come Orwell o Bradbury, ma prevale un’originalità che comprende molti aspetti e crea una tensione e un finale shock da thriller.

Il romanzo, recentemente edito ed acquistabile su Amazon, deriva dalla sceneggiatura di un cortometraggio finalista ad un importante concorso nazionale “Best Short”, indetto dalla rivista di settore Best Movie e dalla Inside di Luca Argentero, ed è stato anche in finale negli Stati Uniti alla “Back in the box competition 2016“, organizzato dalla Fernleif Productions. Di Bartolo, autore di sceneggiature, cortometraggi e video musicali, forti di  riconoscimenti nazionali e internazionali, ha mantenuto di proposito la prospettiva cinematografica. La sua immediatezza ha uno stile scarno, al quale ci si abitua pagina dopo pagina, e ha la statura della letteratura, quella che apre a più punti di vista.

Poche icastiche indicazioni, chiaramente registiche, creano l’immagine di una città (Neo Vegas) deturpata, che emerge dalla nebbia, dalla pioggia e dalle pozzanghere oleose al suolo. La distopia è chiara sin dall’inizio e soprattutto è ben costruita con una quantità di elementi che si incastrano e comprendono temi come la carenza di risorse globali, la sete di potere, la corruzione, la tecnologia che si compenetra con la neurologia.

adv-35

La trama (ma di thriller si tratta, quindi poco si può rivelare) è ambientata nel 2027, epoca in cui la razza umana viene modificata geneticamente da un farmaco e sottoposta a periodi di letargo forzato di sei mesi, al fine di razionare le ridottissime risorse naturali del pianeta terra. In questo scenario si innesta la storia del poliziotto Jonathan Bane, addetto al recupero dei letargici fuggitivi, che si imbatte in un’organizzazione terroristica e in segreti crescenti e ben dosati. Non ci sono eroi e non c’è uno spiraglio di speranza. Il paragone con il protagonista/pompiere di Fahrenheit 451 è abbandonato sin dall’inizio per il lato reprensibile di Bane e, in un’ottica realistica, sia  pur da sci-fi crime, ogni personaggio ha un lato oscuro. Rimane impressa questa oscurità, dell’anima come dei luoghi. Vi vagano personaggi del sottosuolo morale, come spacciatori o violenti appartenenti ad organizzazioni criminali, e vi domina, super partes, “l’archivista”. Non vedente, si muove tra immensi schedari nel buio polveroso e non può non ricordare Jorge da Burgos de “Il nome della rosa”, già riferimento al grande cieco Borges.

Rimane soprattutto impresso l’andamento circolare che inizia e finisce nello stesso punto e momento, per arrivare ad un’illuminazione finale. Le distopie reggono quando costruite su premesse reali, il cui passaggio al verosimile è sottile e ben costruito anche nei particolari. E’ questo il caso di Letarghya, dove le problematiche energetiche ed ecologiche danno adito ad una costruzione dai tasselli tecnologici ed umani ben incastonati. Come in tutti i buoni thriller, si bevono le pagine per arrivare alla fine, per poi sentire un sentore di nostalgia. Promosso.

Letarghya, come dichiara Di Bartolo, è l’inizio di un percorso che ha come obiettivo ultimo la produzione del lungometraggio tratto dallo stesso romanzo.

adv-53

Per i Book Trailers, i filmati in cui è possibile vedere l’ambientazione in cui si svolge la storia i lettori e gli appassionati possono iscriversi alla pagina Facebook https://www.facebook.com/letarghya/ o consultare il sito dell’autore all’indirizzo www.andreadibartolo.it.

Letarghya è in vendita su Amazon sia in formato ebook che cartaceo.