ACQUI TERME – Il consiglio direttivo dei produttori Brachetto d’Acqui è esasperato dalla situazione economica e punta il dito contro il lavoro svolto dal Consorzio del Brachetto d’Acqui DOCG e il Presidente, Ricagno. La protesta arriva “a seguito della continua crisi del comparto Brachetto, che si protrae ormai da oltre dieci anni, specialmente per i produttori di uve, siano essi associati (Cantine Sociali) o fornitori diretti dell’industria spumantistica“. Chi avrebbe dovuto portare risultati, lamentano i produttori governa “una barca che affonda da circa venti anni. Una discesa inarrestabile che ha pesantemente contribuito alla svalutazione dell’unica DOCG che porta il nome di Acqui Terme. Anni di promesse non mantenute, di aspettative mancate e di spese di marketing e comunicazione a carico degli agricoltori senza sortire alcun effetto se non quello di aver portato il valore delle uve e dei vigneti a prezzi di saldo”.

L’Associazione Produttori Brachetto ha quindi annunciato che se non ci saranno decisi segnali di rinnovamento nelle prossime elezioni del consorzio di Tutela che da troppo vive in una situazione ingessata, non sarà più disposta ad avvallare la politica di riduzione delle rese ad ettaro della DOCG e men che meno a versare contributi per una promozione che non ha mai dato riscontri positivi. Non vorremmo dover fare come i produttori di latte sardi, poiché le nostre vigne producono una volta l’anno e non tutti i giorni, ma certamente dovremo pensare di sensibilizzare ed organizzare una doverosa protesta”. La posizione netta e decisa è frutto degli incontri avuti con il movimento sindacale di categoria.