ASTI – E’ stato tanto il pubblico che domenica 23 giugno si è spostato da un luogo all’altro del centro storico per godere degli spettacoli di Asti Teatro 41, un corteo ben riconoscibile dai commenti su quanto appena visto e dal clima di familiarità che si crea dalla condivisione comune.

Dopo “Hans e Gret” di Emma Dante allo spazio Kor, che ha rivisitato la favola alla luce del tema della famiglia e dell’emarginazione con il suo stile folle, umoristico e a tratti feroce, i tanti spettatori hanno colmato la bella ex chiesa barocca del Gesù, per “Happy hour” di Cristian Ceresoli, con Silvia Gallerano e Stefano Cenci. Il sodalizio Ceresoli-Gallerano si è confermato, dopo il successo internazionale del pluripremiato “La merda”, in un capitolo a due voci dove i protagonisti sono due ragazzini in una società distopica dominata dall’imperativo del divertimento, della giovinezza e dello stesso falso entusiasmo dei reality. Il dialogo, la cui regia è di Simon Boberg, è un flusso continuo e incalzante, dominato da un ritmo musicale preciso e scandito da una gestualità costellata di accenni di danza. Kerfuffle (Cenci) vorrebbe diventare bomber in una squadra di calcio, Ado (Gallerano) danza ed è un’aspirante velina. La loro superficialità, il loro egoismo e la loro mancanza di compassione e di intelligenza sono gli stessi dei loro mediocri genitori (interpretati sempre dai protagonisti con un’inversione uomo/donna che rende ancora più loro merito) e del generale contesto totalitario e grottesco. Il totalitarismo dipinto è kitch, omologato anche nel linguaggio sempre più anglofono, appiattente e ovviamente spietato nell’annullamento del diverso, ovvero di chi non è più giovane e non si diverte più. Gallerano e Cenci sono straordinari nelle loro interazioni, si calano in tutti i personaggi fino all’essenza e stupiscono in continuazione con una convinzione totale nel paradosso. Raramente si vede una precisione tale su un ritmo che non ammette sbavature e il risultato di interpretazione e regia è strepitoso e persino scioccante. Unico appunto, un testo con forse troppi stimoli, comunque imperdibile per idee, dinamica e interpretazione, ma con una punta di ridondanza.

La tappa successiva della giornata è stata al Teatro Alfieri, che è sempre una gioia per gli occhi vedere affollato di un pubblico trasversale per età e provenienza. In scena “Il sistema periodico”, dall’opera omonima di Primo Levi, interpretato da Luigi Lo Cascio, con la drammaturgia di Domenico Scarpa e Valter Malosti. La produzione di Teatro Piemonte Europa è realizzata con la collaborazione del Centro internazionale di studi Primo Levi e del Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario dello scrittore e riprende, reinventandola, la lettura scenica fatta nel 2010 dallo stesso Malosti in occasione di EuroScienze Open Forum a Torino.

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“Il sistema periodico” è una raccolta di racconti legati ognuno ad un simbolo chimico, che legano la passione per la chimica nata con lo studio e vissuta nella professione a ricordi di vita, alle riflessioni sull’uomo, sulle situazioni, sui compromessi e sulle ragioni dell’ignavia e della ferocia, che Levi ha saputo dipingere con tanta intelligenza. I racconti scelti nella lettura scenica vanno dalla giovinezza caratterizzata dalle amicizie, dalla timidezza e dalla scoperta dell’interesse-vocazione per la chimica, al lager, al carteggio, vent’anni dopo, con un chimico tedesco suo superiore nel laboratorio del campo di prigionia. Il punto di vista altro che Levi sa cogliere è sempre agghiacciante e lucidissimo e l’interpretazione di Lo Cascio è magistrale, completamente a disposizione del testo, senza nessuna distrazione e persino devota, come la scrittura monumentale dell’autore merita. Impossibile perdere anche solo una sillaba, in un’atmosfera di crescente inquietudine aumentata dagli effetti sonori (persino l’acqua dell’elettrolisi, ben visibile in un contenitore sulla consolle) di G.U.P. Alcaro. Che dire, se non che si esce pensando di dover leggere interamente il libro? Ed è proprio questo il miglior omaggio che si può fare ad un’opera di tale valore.

Asti Teatro 41 (con la direzione artistica di Emiliano Bronzino) è un’occasione per vedere i migliori spettacoli di nuova drammaturgia, le compagnie premiate, emergenti e già affermate, è vicino, a prezzi da festival (quindi popolari) e caratterizzato da un clima di festa cittadina. In poche parole: è per tutti.

Qui il programma completo fino al 30 giugno

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Luigi Lo Cascio