MONTEGROSSO D’ASTI – La letteratura e il teatro possono essere eterni e valere ovunque, possono persino unire le generazioni e far riscoprire luoghi e radici. Il festival “Paesaggi e oltre”, nei luoghi patrimonio dell’Unesco, fonda la sua ragion d’essere proprio nell’ambientazione in queste scenografie naturali di viaggi teatrali, musicali, narrativi, spettacoli itineranti e molto altro. E’ in questo modo di intendere luoghi e cultura che rientra “Dormono sulle colline”, il nuovissimo lavoro del Teatro degli Acerbi, tratto dall’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, da cui Fabrizio De Andrè aveva tratto l’album “Non al denaro né all’amore né al cielo”. La “Narrazione in vita dei nostri Antenati” (questo il sottotitolo), adattata dal testo originario da Pietro Giovannini, giornalista ed esperto conoscitore del territorio astigiano e langarolo, debutterà, nel programma di “Paesaggi e oltre”, venerdì 19 luglio, nel Cimitero della frazione Santo Stefano di Montegrosso.

Proprio in un cimitero, anzi in più cimiteri, perché l’anteprima per pochi ospiti è già stata rappresentata al cimitero di Rocca d’Arazzo qualche giorno fa e il progetto è adattare la narrazione ad altri camposanti, ricchi di bellezze architettoniche e paesaggistiche. Il motivo della scelta si comprende non appena ci si immerge, ancor prima emotivamente che razionalmente, nel mondo di Rocca Rotonda (alias Spoon River). “E’ un’operazione verticale”, dice il regista (anche tra gli interpreti) Fabio Fassio, come la linea che ci unisce attraverso il ricordo a chi ci ha preceduto, e proprio i cimiteri sono intrisi di ricordi che devono essere vissuti, nello spirito del rispetto delle proprie radici e della propria cultura. L’Antologia di Spoon River racconta in forma poetica della vita di anime che giacciono sotto le lapidi di una collina. Attraverso i loro brevi racconti, che balenano fugaci e rievocano attimi congelati di vita, rivive un paese, con le sue meschinità, le sue ipocrisie, i suoi segreti e i suoi amori. Così, in un cimitero, i racconti, contestualizzati e trasportati dall’immaginario paesino di Spoon River all’altrettanto immaginario paese di Rocca Rotonda, dove ricorrono i nomi delle nostre zone, creano un ponte tra chi è stato e chi è, tra vissuto e vivente.

E’ un percorso che sa di passioni, di rivalità e di debolezze umane quello attraverso cui Fabio Fassio, Patrizia Camatel, Elena Romano, Dario Cirelli, accompagnati dalla chitarra di Tiziano Villata, conducono gli spettatori in mezzo alle lapidi, alle tombe storiche (a Rocca d’Arazzo alcune datano alla metà dell’800), ai cognomi che sono gli stessi degli epitaffi/poesie enunciati. Ci si sposta tra saliscendi, gradini e strettoie, tra le canzoni di De André e giudici, poetesse cieche, donne vittime della maldicenza e grette convenzioni. Si segue, si è circondati, avvolti dalla musica e dalle voci che sembrano apparire e scomparire, mentre le vicende tracciate in modo lapidario (ed è proprio il caso di dirlo) si intrecciano tra loro e fanno riemergere una trama sociale che tutti coinvolge. E allora il caduto pro patria nella battaglia di Calatafimi rimpiange di essersi arruolato, ma è anche ricordato dalla fanciulla causa della sua partenza, che sa che “dietro ogni soldato c’è una donna”. Così tutti sono legati e tutti compongono un quadro riconoscibile e vero, di una verità che sa di magia, si dilata in canto a più voci, ritorna parola e si nutre di immagini che scorrono, mentre la grandiosa opera di Masters sembra nata qui, in terra di Langhe.

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Lo spettacolo è itinerante a gruppi negli orari 19.00 / 20.30 / 22.00

Partecipazione gratuita, consigliata prenotazione cell. 339/2532921

Il festival Paesaggi e oltre (alla sua diciottesima edizione) è promosso dalla Comunità Collinare con il contributo di Regione Piemonte, Fondazione C.R. Asti e Fondazione C.R.T, con la direzione artistica, organizzativa e tecnica del Teatro degli Acerbi.

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foto di Giulio Morra